<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819</id><updated>2012-01-05T03:25:49.986-08:00</updated><category term='SEI UNO DI LORO. se ti piace troppo SEI UN COMUNISTA'/><category term='replicanti'/><category term='Zhou Zheng'/><category term='scontri a genova'/><category term='IL COCCODRILLO COME FA E LA LUNA BUSSò RADIUS LEGGENDE QUESTA BELLA GIOVENTù LO SAI SI PERDE SUI TRAM DELLA FOLLIA...'/><category term='ottuagenetor'/><category term='frati camaldolesi'/><category term='festival bianca d&apos;aponte'/><category term='che felicità'/><category term='eremita'/><category term='testosterone e stronzi'/><category term='alzeimetor'/><category term='isole di plastica - la poesia'/><category term='RETAGE. c&apos;è davvero della gente strana in giro.'/><category term='retage. se &quot;i ricchi&quot; non ti piace'/><category term='battisti'/><category term='nazisti'/><category term='OSCAR AVOGADRO'/><category term='SCRITTORI PRECARI SPETTRI DEL VISIBILE GENTE DE BORGATA DE CORE &apos;NZOMMA'/><category term='ah'/><category term='italiani brava gente'/><category term='perfect day'/><category term='travaglio e inter'/><category term='lo stato della chiesa'/><category term='falkland'/><category term='calcio malato - aiuto'/><category term='sorpresa'/><category term='romitaggio'/><category term='amy winehouse'/><category term='ironia o morte. retage'/><category term='isole contese'/><category term='militari invasati'/><category term='retage. dal 3/4 al 4/4 senza passare dal via'/><category term='paraguay tramite youtube filmati su indigeni e carceri guarany'/><category term='pornorama'/><category term='capodanno 2012'/><category term='retage. http://www.youtube.com/user/sstteevvan. grazie al grande stevan che ha fatto questo video per noi.'/><category term='xeT il magnifico pistolero'/><category term='inter scudetto 2006'/><category term='proposta di matrimonio geniale'/><category term='terminator'/><category term='achille peleo tetide e compagnia bella'/><category term='inno gay pride'/><category term='retage. quando l&apos;underground è meglio dell&apos;upperground. o quasi.'/><category term='violenza domestica'/><category term='osama bin laden e il mullah omar'/><category term='musica e violenza'/><category term='la pensione'/><category term='Stefania Vitali'/><category term='James B. Glattfelder e Stefano Battiston'/><category term='retage. la via casilina en rose.'/><category term='essere negri e chiamarsi adolf'/><category term='giorgio bocca e travaglio'/><category term='era'/><category term='evoluzione. birra'/><category term='brasile sconosciuto'/><category term='malvinas'/><category term='violenza nelle carceri  bologna  sleepers'/><category term='come spendere i soldi dei contribuenti a cazzo di cane'/><title type='text'>josè leaci</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>214</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4096664226094869212</id><published>2012-01-05T03:24:00.000-08:00</published><updated>2012-01-05T03:25:49.994-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza nelle carceri  bologna  sleepers'/><title type='text'>sleepers made in in italy</title><content type='html'>http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/04/violenze-carcere-minorile-bologna-detenuto-guerra-bande/181626/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di quei tre anni passati nel carcere è rimasta solo una cicatrice sul viso, uno sfregio guadagnato a 17 anni dopo un regolamento di conti tra detenuti. Oggi Aldo, ex adolescente rinchiuso nell’istituto minorile di Bologna, ricorda quell’episodio con distacco, come uno dei tanti che ogni giorno scandivano la vita dei giovani nella struttura. Risse, angherie, scherzi che sfociavano in prepotenze e scene del peggior bullismo. Una realtà con cui ha dovuto convivere dal 2007 al 2010, e che non è mai trapelata fuori dalle mura di quell’edificio a due passi dalla centro città. Fino all’ispezione ordinata a dicembre dal ministero della Giustizia, che ha azzerato i vertici dell’amministrazione carceraria minorile a Bologna, tutto è rimasto nascosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non una denuncia né una parola che raccontasse quale difficile mondo fossero costretti ad affrontare ogni giorno i ragazzi. Un quadro a tinte fosche, in parte già raccontato dagli ispettori mandati dal ministro Paola Severino, su cui ora proverà a far luce anche un’inchiesta avviata dalla procura. E che ogni giorno si arricchisce di nuove storie di violenze. Come quella di Aldo raccolta dal fattoquotidiano.it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“I litigi molte volte avvenivano all’insaputa degli agenti, ce la sbrigavamo fra noi – spiega il giovane al telefono – Funzionava così: il pesce piccolo veniva mangiato dal pesce più grosso. In altre parole, vinceva sempre il più forte”. Detenuto per tentato omicidio, furti vari e rapina a mano armata, Aldo rimane al Pratello di Bologna per tre anni: “Non sempre c’era un motivo alla base delle violenze. Basta che un giorno un ragazzo si alzi col piede storto. È bullismo, ti mettono alla prova.”. E via con le prepotenze: “Sparivano i vestiti. Altre volte erano gli altri detenuti che ti obbligavano a darglieli, e se non lo facevi rischiavi che ti spaccassero la faccia durante l’ora d’aria. Era fastidioso perché ti prendevi un provvedimento disciplinare o una denuncia per cosa? Un paio di pantaloni”. Motivi futili, ma quando si è dentro, ammette ancora, si è costretti a reagire. “Se stai zitto tutti gli altri ragazzi ti prendono di mira, perché diventi il pollo della situazione”. E si rischia grosso. “A me è stata tagliata la faccia con una lametta, perché volevano che i miei compagni di cella lavassero i pantaloni a un capo della gang. Ho reagito, e se non l’avessi fatto magari mi avrebbero tagliato anche la gola. Non sapevi mai quello che poteva succederti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aldo rivela poi i trucchi per procurarsi le armi. “Venivano create rompendo dei termosifoni e affilando i pezzi. Ne uscivano vere e proprie lame. Oppure venivano rotti i sanitari: la porcellana è micidiale”. E quelli che lui chiama “giochi” appaiono come delle punizioni tra detneuti al limite della tortura. “Il più comune era il gioco della “bicicletta”: quando dormivi ti mettevano la carta tra le dita dei piedi e poi le davano fuoco”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le violenze non erano solo tra i ragazzi o tra le diverse bande del carcere. “Spesso i detenuti si credevano così potenti da alzar le mani anche contro gli agenti. Ma in tre anni non ho mai visto un poliziotto alzare le mani su uno di noi”. Mentre per quanto riguarda eventuali casi di violenze sessuali, Aldo nega: “Non ne ho mai sentito parlare. Ovviamente io non sono più lì dentro e non posso sapere, ma a meno che non sia cambiato il personale, non credo sia successo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il racconto di Aldo conferma in parte ciò che è già emerso dalle indagini del ministero della Giustizia. Nella relazione finale dell’ispettore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, mandato il 6 dicembre scorso, si parla di quattro tentativi di suicidio, un presunto abuso sessuale nei confronti di un ragazzo di quindici anni da parte di altri detenuti, risse, agenti della polizia penitenziaria percossi, estorsioni, incendi, danneggiamenti e lesioni. Ma anche di punizioni sopra le righe, manette usate impropriamente, scappellotti ai ragazzi detenuti e un uso eccessivo della cella di isolamento, a volte utilizzata dopo aver smontato la finestra, per lasciare i giovani al freddo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I reati sarebbero stati annotati nel registro disciplinare della struttura ma mai comunicati all’autorità giudiziaria. Per questo motivo il ministro Paola Severino ha già rimosso dai loro incarichi Lorenzo Roccaro, direttore del carcere del Pratello, di Giuseppe Centomani, direttore del Centro giustizia minorile di Bologna, e di Aurelio Morgillo, comandante della polizia penitenziaria. Mentre la procura di Bologna, su segnalazione del procuratore capo dei minori, Ugo Pastore, ha aperto un fascicolo (per ora non risultano indagati) per omissione di rapporto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli incarichi ora sono stati affidati a Paolo Attardo, che assumerà ad interim la guida del Centro di giustizia minorile di Bologna, a Francesco Pellegrino, nuovo direttore del Pratello e ad Alfio Bosco, capo della polizia penitenziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Giulia Zaccariello e Ilaria Giupponi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4096664226094869212?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4096664226094869212/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4096664226094869212' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4096664226094869212'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4096664226094869212'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2012/01/sleepers-made-in-in-italy.html' title='sleepers made in in italy'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-2904835725382004098</id><published>2012-01-05T02:02:00.000-08:00</published><updated>2012-01-05T02:06:06.659-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Zhou Zheng'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='italiani brava gente'/><title type='text'>italiani brava gente</title><content type='html'>http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/01/04/news/rapina_a_tor_pignattara_uccisi_padre_e_bambina_di_due_anni-27607231/?ref=HRER3-1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un duplice omicidio dopo un tentativo di rapina fallito. L’ennesimo episodio di violenza è avvenuto in via Giovannoli, angolo via Tempesta, periferia est della capitale, intorno alle 21. Zhou Zheng, uomo di 31 anni di origine cinese che gestisce un bar e un money transfer al Pigneto, era per strada con la famiglia. Ad un certo punto due giovani, in sella a uno scooter, si sono avvicinati e gli hanno puntato la pistola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli hanno intimato di consegnare tutto quello che aveva. Il commerciante ha provato a reagire e la risposta dei due balordi è stata fulminea. Tre colpi di pistola e l’uomo è rimasto a terra, in un lago di sangue, privo di vita. La figlioletta, colpita alla testa, è morta poco dopo, all'arrivo dell'ambulanza. Un colpo ha raggiunto anche la moglie. Zheng Lia, 26 anni, è stata portata al pronto soccorso: è stata ricoverata in codice giallo. Chi ha assistito alla scena ha subito chiamato il 112 e il 118 ma quando i soccorso sono arrivati per l’uomo non c’era ormai più niente da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Immediatamente scattate le indagini. Nella zona, una delle più frequentate della movida romana, è in corso una battute da parte dei carabinieri a caccia dei due rapinatori-killer. Probabilmente la coppia di giovani aveva seguito la famigliola e pensava che l'uomo avesse con sè l'incasso della giornata. In effetti nella borsa della donna c'erano 5000 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LA DINAMICA - Ancora molto frammentaria la ricostruzione della tragica sequenza. Gli inquirenti&lt;br /&gt;stanno raccogliendo le testimonianze. Dalla prima serie di elementi raccolti, comunque, sembra certo che la coppia di rapinatori avesse scelto con attenzione il bersaglio della rapina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La famiglia è stata bloccata mentre faceva ritorno a casa e molto probabilmente i due erano certi che la donna o l'uomo stavano trasportando una grossa somma di denaro. La famiglia cinese è stata colta di sopresa ma davanti alla pistola puntata, la donna ha reagito per prima, tenendo stretta la borsetta. L'uomo che aveva in braccio la figlioletta, è subito intervenuto scagliandosi contro i rapinatori. Ma uno dei due ragazzi ha premuto il grilletto: tre colpi hanno raggiunto il commerciante all'addome, la bambina alla testa e la donna al torace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo è crollato al suolo con la bimba. La donna si è messa a gridare, chiedendo aiuto, mentre gli assassini sono fuggiti con il bottino, prima a piedi e poi su una moto scura che è stata ritrovata in una piazza a poca distanza dal luogo della sanguinosa rapina.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;LE INDAGINI - Roma è stata chiusa in un cerchio da polizia e carabinieri. Poco dopo il sanguinoso assalto, è iniziata una gigantesca caccia all'uomo. Battute le strade attorno al Pigneto e a Tor Pignattara i due quartieri confinanti, teatro negli ultimi mesi di una lunga serie di agguati e sparatorie. All'esame degli inquirenti la moto lasciata dai rapinatori killer nei pressi di via Giovannoli. Passate ai raggi x anche le schede di molti pregiudicati della zona che hanno precedenti per rapina. La pista che viene seguita in queste prime ore è che si tratti di un colpo messo a segno da qualcuno che sapeva che la coppia di cinesi aveva con sé una grossa somma di denaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VERTICE - In mattinata è stata convocata in prefettura a Roma una riunione di coordinamento delle forze di polizia che sarà presieduta dal prefetto, Giuseppe Pecoraro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-2904835725382004098?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/2904835725382004098/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=2904835725382004098' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2904835725382004098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2904835725382004098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2012/01/italiani-brava-gente.html' title='italiani brava gente'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7613206100409799563</id><published>2012-01-03T06:28:00.000-08:00</published><updated>2012-01-03T06:29:18.800-08:00</updated><title type='text'>buone notizie</title><content type='html'>http://www.buonenotizie.it/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;speriamo vivamente che questo sito serva a qualcosa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7613206100409799563?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7613206100409799563/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7613206100409799563' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7613206100409799563'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7613206100409799563'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2012/01/buone-notizie.html' title='buone notizie'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7213827779786726885</id><published>2012-01-03T06:21:00.000-08:00</published><updated>2012-01-03T06:22:29.211-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='James B. Glattfelder e Stefano Battiston'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stefania Vitali'/><title type='text'>poteri occulti: Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston</title><content type='html'>http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/01/02/news/rete_globale_controllo_societario-27490188/?ref=HREC2-6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cravatta il cui nodo è costituito da un nucleo piccolo ma solido di aziende che, dettando le regole, strozzano la concorrenza e gli Stati. Una rete di controllo di banche e multinazionali che tiene sotto scacco i mercati influenzandone la stabilità. E' l'immagine, colorita ma efficace, che emerge da una ricerca dell'Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo dal titolo "La rete globale del controllo societario" secondo cui 147 imprese nel mondo sono in grado di controllare il 40% di tutto il potere finanziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo studio, pubblicato da New Scientist, prende in esame  le connessioni fra 43.060 multinazionali evidenziando un piccolo gruppo di 1.318 società transnazionali (la cui punta di diamante sono proprio le 147) che esercita un potere enorme, "sproporzionato" lo definiscono i relatori, sull'economia globale. Goldman Sachs, Barclays Bank e JPMorgan sono solo alcuni dei nomi delle corporation, quasi tutte finanziarie, che figurano ai primi 20 posti della "mappa del tesoro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TABELLA I primi 50 gruppi di controllo 1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non si tratta della solita tesi complottistica utilizzata dagli analisti per spiegare il saliscendi di titoli che, più che seguire una logica, sembrano obbedire ai comandi della mano di un burattinaio. In questo caso ci troviamo di fronte ad un'analisi che non concede nulla alla speculazione e agli schemi ideologici, ma si basa esclusivamente su dati statistici. Lo studio, infatti, intreccia modelli matematici con un database delle aziende mondiali (Orbis 2007) ricostruendo reti di relazioni e partecipazione che costituiscono nodi di potere sui mercati globali, senza essere frutto di accordi sottobanco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tre autori (Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston)  infatti hanno precisato che tali collegamenti tra compagnie, in una prima fase di crescita economica, possono risultare vantaggiosi per la stabilità dell'intero sistema. In tempi di crisi come quelli che stiamo attraversando, però, queste correlazioni potrebbero risultare molto pericolose perché, come in tutte le concentrazioni di potere, il collasso di una compagnia può avere ripercussioni disastrose sul resto dell'economia del pianeta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Quali sono le implicazioni per la stabilità mondiale?", si chiedono gli autori. "Si sa che le istituzioni costituiscono contratti finanziari, con diverse altre istituzioni. Questo permette loro di diversificare il rischio, ma, allo stesso tempo, li espone al contagio. In una situazione così interrelata, connotata da forti rapporti di proprietà, perciò il rischio di una contaminazione a catena è dietro l'angolo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda l'Italia, oltre a Unicredito Italiano Spa tra i primi 50 gruppi di controllo, lo studio effettua uno screening della struttura del gruppo Benetton (GUARDA 2) che mostra le diramazioni del controllo della capogruppo alle subsidiaries, alle consociate a livello internazionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7213827779786726885?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7213827779786726885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7213827779786726885' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7213827779786726885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7213827779786726885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2012/01/poteri-occulti-stefania-vitali-james-b.html' title='poteri occulti: Stefania Vitali, James B. Glattfelder e Stefano Battiston'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6288294831638615311</id><published>2011-12-31T17:16:00.000-08:00</published><updated>2011-12-31T17:17:17.501-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capodanno 2012'/><title type='text'>buon 2012</title><content type='html'>dalla mia amica Laura:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In vino veritas in scarpe adidas in bagno badedas in culo un'ananas!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6288294831638615311?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6288294831638615311/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6288294831638615311' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6288294831638615311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6288294831638615311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/buon-2012.html' title='buon 2012'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1427175043310812408</id><published>2011-12-31T05:10:00.001-08:00</published><updated>2011-12-31T05:10:45.372-08:00</updated><title type='text'>beppe grillo messaggio alla nazione 31.12.2011</title><content type='html'>&lt;iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/UUfdJ9WMY2g" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1427175043310812408?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1427175043310812408/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1427175043310812408' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1427175043310812408'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1427175043310812408'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/beppe-grillo-messaggio-alla-nazione.html' title='beppe grillo messaggio alla nazione 31.12.2011'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/UUfdJ9WMY2g/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-560870917607074776</id><published>2011-12-30T13:17:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T13:19:12.959-08:00</updated><title type='text'>capodanno 2011</title><content type='html'>cosa fare a capodanno 2011?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;connettetevi al blog di beppe grillo alle 14:00 per gli auguri e per il messaggio&lt;br /&gt;alla nazione. imperdibile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.beppegrillo.it/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-560870917607074776?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/560870917607074776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=560870917607074776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/560870917607074776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/560870917607074776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/capodanno-2011.html' title='capodanno 2011'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7702915639879842453</id><published>2011-12-30T13:15:00.000-08:00</published><updated>2011-12-30T13:17:28.757-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='come spendere i soldi dei contribuenti a cazzo di cane'/><title type='text'>col culo degli altri (parte prima)</title><content type='html'>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/7mila-calendari-alle-cene-euro-lista-completa-delle-spese-catasto/180850/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dai 7mila calendari alle cene da 800 euro&lt;br /&gt;La lista completa delle spese del Catasto&lt;br /&gt;Non si tratta solo di un problema di uova di struzzo. Ieri il Presidente del consiglio Mario Monti ha ironizzato sulla domanda del nostro Stefano Feltri ma ha promesso anche di esaminare con attenzione  -“nella fase uno e mezzo” –  il plico di ricevute che Il Fatto ha preparato per lui. Non avendo avuto modo di consegnarlo agli sherpa del premier nella concitazione della conferenza, abbiamo pensato di metterlo on line così Monti potrà farsi un’idea di come si applica il comandamento della sobrietà nell’Agenzia del Territorio che dipende direttamente dal suo ministero, quello dell’Economia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente, per permettere non solo al presidente Monti ma a tutti i lettori di farsi un’idea, abbiamo pensato di pubblicare sul fattoquotidiano.it tutte le note spese in nostro possesso. Sono centinaia di pagine, d’altronde, complessivamente, le spese di rappresentanza e di comunicazione istituzionale (in passato ferme sotto i 100mila euro) nell’anno 2011 supereranno il milione di euro. In alcuni casi si tratta di piccoli importi (quasi offensivi) vista l’autorità a cui sono rivolte le attenzioni. Per esempio c’è una nota spese di 50 euro per un piccolo omaggio al Capo dello Stato (“regalo istituzionale in occasione del decennale delle agenzie fiscali”, scontrino 21 marzo 2011) che appare quasi irriguardoso visti gli importi dei pranzi alla Bottega di Montecitorio o da Filippo La Mantia della direttrice dell’Agenzia. In altri casi invece le note spese difficilmente si giustificano in un momento in cui si chiedono sacrifici a tutti. La legge del 2001 che ha imposto lo spoil system impone a Mario Monti di confermare i direttori delle agenzie fiscali entro 90 giorni. Proprio all’Agenzia diretta da Miss Alemanno, ribattezzata miss Alé-magno dopo la pubblicazione dell’articolo del Fatto sui suoi pranzi, il premier ha affidato la delicata missione di revisionare le rendite sulle quali tutti gli italiani pagano le tasse immobiliari. Prima di fare la sua scelta sarà bene che il presidente del consiglio verifichi bene come l’Agenzia sta usando la sua autonomia di spesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doc 1&lt;br /&gt;View more documents from ilfattoquotidiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle centinaia di pagine ci sono decine di ricevute per pranzi nei migliori ristoranti di Roma. Quelle richieste dall’area comunicazione riportano quasi sempre i nomi dei commensali. Spesso sono giornalisti invitati a pranzo dall’ufficio stampa dell’Agenzia e che magari non sapevano nemmeno di essere ospiti dello Stato. Invece nelle sue note spese il direttore dell’Agenzia del Territorio spesso non spiega con chi ha mangiato e soprattutto perché ha pagato con i nostri soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il direttore della comunicazione, che ha firmato molte ricevute, attestandone quindi la finalità pubblica, è un subordinato della direttrice si chiama Mario Occhi. Contattato dal Fatto Quotidiano, spiega così la sua firma a favore della Alemanno: “Il direttore mi comunica le spese e i commensali e io sottoscrivo le note perché vi ravviso le esigenze istituzionali”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è chiaro se Occhi ogni volta si faccia dire da Miss Alemanno il nome del commensale, senza riportarlo nella nota su richiesta del suo capo. Una cosa però è certa: se è comprensibile che i giornalisti investigativi o gli agenti segreti non indichino i commensali nelle loro note spese, non si comprende tanto mistero per Gabriella Alemanno che dirige non la Cia o Report ma il Catasto, che dovrebbe essere il tempio della trasparenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doc 2&lt;br /&gt;View more documents from ilfattoquotidiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre lasciano perplessi le sponsorizzazioni di notevole importo ai convegni ai quali Gabriella Alemanno parla nella veste di oratrice. Le spese per Cortinaincontra (42mila euro) o per il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione (51mila euro) sono utili all’Agenzia o al suo direttore? Nelle due manifestazioni Gabriella Alemanno, come era previsto nell’accordo della sponsorizzazione, ha potuto parlare dal palco. A Cortina l’Agenzia del Territorio ha pagato la cena persino ad operatori privati dell’Ance e di Scenari immobiliari e pure a un sindaco che per puro caso è anche il fratello del direttore, Gianni Alemanno. Se Gabriella Alemanno non avesse pagato con i soldi pubblici 42mila euro alla manifestazione di Enrico Cisnetto, sarebbe mai stata intervistata da Vittorio Feltri davanti alle signore ingioiellate? Se non avesse pagato di tasca sua la cena da 800 euro al fratello e agli imprenditori privati del settore, sarebbe stata trattata da tutti come una regina del mattone? Se non avesse speso altri 50mila euro per finanziare il meeting di Rimini le avrebbero dato tanto spazio? Se non pagasse 22mila e 800 euro alla Adn Kronos Comunicazione per “supporto informativo multimediale” l’agenzia di stampa di Pippo Marra la tratterebbe così bene?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doc 3&lt;br /&gt;View more documents from ilfattoquotidiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ci sono le spese spicciole. Sorvoliamo sulla destinazione del Blackberry da 589 euro, sull’Iphone 4 da 32 gb pagato 800 euro, comprensivo di “bumper”, o sull’abbonamento Sky, intestato a una persona fisica (Cristiana Pattumelli, responsabile direzione pianificazione e controllo) anche se usato nei locali dell’Agenzia, ma era davvero necessario spendere 21mila e 630 euro per 7mila, ripetiamo 7mila calendari da parete e 11mila, ripetiamo 11 mila calendari da tavolo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche le fatture dei gioiellieri non ispirano sobrietà. Alla gioielleria Peroso di via Sistina a Roma sono state comprate le celeberrime uova di struzzo con incisa sopra una mappa catastale (orrore) che secondo l’Agenzia del Territorio sarebbero finite ad autorità straniere. Ma al Fatto risulta che una sia andata a un generale della Finanza. Che senso ha? E poi da Peroso sono state comprate altre cose superflue: “5 gemelli in argento e 2 bracciali in pietre dure” per 444 euro il 20 luglio del 2011, come da nota spese sottoscritta dal responsabile comunicazione dell’Agenzia Mario Occhi e poi “una scatola portaorologi in legno pregiato, 10 cornici in metallo, 5 collane in pietre dure” più un “uovo personalizzato” sul tipo delle 30 “uova di struzzo decorate e personalizzate secondo vs indicazioni” che erano state acquistate il 30 novembre 2010 per 3240 euro come da fattura ormai celebre grazie alla conferenza stampa di fine anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non basta. Sempre da Peroso un ignoto funzionario dell’Agenzia compra il 20 aprile del 2010 una “sciarpa in seta con perle”, evidentemente false, visto il prezzo, e “due scatole in radica con targhette personalizzate con vostri loghi” prezzo totale 876 euro. E poi ancora altri “1226 euro per i vassoi personalizzati con il logo”. Davvero è così importante questo logo dell’Agenzia da giustificare queste spese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi ci sono le spese per i servizi resi dalla “Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia” di Roma. Per esempio il 7 luglio l’Agenzia paga al Centro Sperimentale 29mila e 250 euro e il 17 febbraio del 2011 altri 21mila e 470 euro. C’è la fattura da 20 mila euro per la società Comtact che ha fornito “servizi e forniture” per un workshop tenutosi a Roma il 4 maggio scorso. E poi ci sono i 48mila per la mostra sul 150esimo dell’Unità d’Italia e altri 24mila euro per la mostra “Un tesoro ritrovato” a Palazzo Litta a Milano il 18 luglio 2010. Soldi destinati all’immancabile società Comunicare organizzando che – dicono all’Agenzia – sarebbero stati rimborsati dagli sponsor.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono poi molte migliaia di euro pagati per rinfreschi, aperitivi rinforzati, come quello fatturato dall’Harry’s bar (1200 euro) o quelli realizzati dalla Relais le Jardin e da Nicolai Ricevimenti. Tutto è finalizzato ad un’attività promozionale che stona con lo stato attuale delle casse pubbliche. Come gli 8mila euro spesi per le chiavette usb a forma di bracciale con il logo o le decine di migliaia di euro spese per partecipare a mostre e allestimenti vari tra Roma, Milano e Venezia. Spese che avrebbero senso se l’agenzia vendesse servizi ai privati fatturando importi considerevoli in un regime di concorrenza. Ma che non trovano giustificazione nella sua attuale struttura e missione. Di tutte comunque la più inspiegabile è la fattura da 1296 euro pagata alla signora Maria Bonaldo, una grossista di vetro pregiato di Mestre più nota come presidente della Federazione Tabaccai del Veneto. Probabilmente in tale veste avrà conosciuto Gabriella Alemanno quando era vicedirettore generale dei Monopoli di Stato. Tra tanti grossisti di vetro perché l’Agenzia ha deciso di comprare proprio dal suo negozio 12 bicchieri artistici soffiati? E soprattutto a chi sono finiti? Restiamo in attesa di risposte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7702915639879842453?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7702915639879842453/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7702915639879842453' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7702915639879842453'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7702915639879842453'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/col-culo-degli-altri-parte-prima.html' title='col culo degli altri (parte prima)'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7176313765332448980</id><published>2011-12-29T13:21:00.000-08:00</published><updated>2011-12-29T13:24:07.425-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='testosterone e stronzi'/><title type='text'>testosterone</title><content type='html'>tutti i problemi del mondo derivano dal testosterone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;tutti. chi non è d'accordo è un guerriero del caucaso (e anche un po' stronzo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://www.balcanicaucaso.org/aree/Georgia/Gendercide-in-Caucaso-del-sud-108361&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei Paesi del Caucaso del sud, i bambini maschi sono oltre il 10% in più delle bambine alla nascita. Gli esperti non hanno dubbi: la pratica dell'aborto selettivo, di cui si è molto parlato nei casi di Cina e India, è alla base di questo fenomeno. Una realtà che espone impietosamente quanto le discriminazioni di genere continuino a essere diffuse nella regione. Un'analisi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei Paesi del Caucaso meridionale nascono molti più bambini che bambine: 112 maschi per ogni 100 femmine in Armenia e Azerbaijan, 111 in Georgia, secondo un recente report del Consiglio d'Europa. Una leggera disparità a favore dei maschi (105-106 a 100) è normale in natura ed è probabilmente legata al fatto che i maschi sono più deboli nella fase prenatale e nei primi anni di vita. Nella quasi totalità dei Paesi europei gli uffici statistici registrano regolarmente anno dopo anno un coefficiente m/f alla nascita stabile che poco si discosta dalla norma. Le eccezioni più rilevanti in Europa sono appunto le tre repubbliche del Caucaso del sud e l'Albania (112). A livello mondiale, questo fenomeno è stato denunciato ampiamente per quanto riguarda i casi di Cina e India dove le dimensioni del fenomeno in termini numerici sono certamente più impressionanti. Si è iniziato allora a parlare di gendercide, in riferimento ai milioni di bambine che non hanno mai visto la luce in seguito alla pratica di aborti selettivi. Nei casi asiatici, si è ampiamente collegato il fenomeno al divieto di avere più di un figlio in Cina, ai costi proibitivi di garantire la dote a una figlia in India, e più in generale a un contesto discriminatorio in cui la donna non è ritenuta pari all'uomo dal punto di vista economico e sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembra invece più difficile interpretare quest'anomalia in Caucaso del sud. Secondo i dati ufficiali infatti, il coefficiente m/f alla nascita è rimasto vicino alla norma in epoca sovietica ed ha iniziato a discostarvisi solo a partire da metà degli anni Novanta raggiungendo ben presto misure preoccupanti e superando la soglia di 115 in tutti e tre i Paesi nel 2000. Niente di simile si è registrato nei Paesi confinanti (Turchia, Russia, Iran), né nelle repubbliche post-sovietiche dell'Asia centrale. Da una parte, è quindi difficile imputare questo fenomeno esclusivamente a una cultura maschilista che non è certo caratteristica solo dei Paesi del Caucaso del sud, o come fenomeno condiviso dai Paesi ex-Urss. Dall'altra, sembra difficile spiegare come questi dati abbiano avuto sviluppi del tutto comparabili in tre Paesi che certo hanno molte caratteristiche comuni, ma anche differenze significative dal punto di vista culturale e religioso (in Armenia e Georgia domina la Chiesa ortodossa, mentre in Azerbaijan l'Islam sciita).&lt;br /&gt;Un problema reale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è stato poco riconosciuto e per niente dibattuto nei Paesi in questione. Alcuni ricercatori che si erano occupati del tema avevano minimizzato imputando tutto a incompletezza nella registrazione dei dati in un periodo in cui in seguito al crollo dell'Unione sovietica le strutture statuali erano poco efficienti. Ma alcuni studi accademici hanno confermato la realtà del problema ed hanno analizzato meticolosamente i dati disponibili attraverso uffici statistici e indagini nazionali sulla fertilità. Uno studio realizzato su dati relativi al periodo 1997-1999 in Georgia ha mostrato evidentemente la preferenza per figli maschi analizzando l'ordine di nascita. Per il primogenito, il rapporto tra maschi e femmine era in linea con il rapporto “normale” di 105. Per il secondo nato, il rapporto si alzava a 108. Per il terzogenito, il rapporto saltava a 140, e si registrava come donne che avessero avuto due figlie femmine e partorito un terzo figlio maschio avessero in media alle spalle un maggior numero di aborti. Inoltre, se i primi due figli erano femmina, nel 42% dei casi si sarebbe avuto un terzo figlio. Se almeno uno dei primi due figli era maschio, questa percentuale si dimezzava. Tutti fattori che indicano chiaramente una spiccata preferenza per figli maschi. Anche le indagini dei servizi demografici e di salute condotte in Armenia, Azerbaijan e Georgia nel 2005-2006 confermano questa tendenza preoccupante, in particolare per quanto riguarda il terzo nato. Per i terzogeniti, infatti, in tutti e tre i Paesi il rapporto stava sopra i 150 figli maschi per ogni 100 femmine.&lt;br /&gt;Ricerche e report &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;F. Meslé, J. Vallin, I. Badurashvili, "A Sharp Increase in Sex Ratio at Birth  in the Caucasus. Why? How?", in Watering the Neighbour's Garden , Attané. I. e CZ. Guilmoto (eds.), Paris, CICRED, 2007, pp. 73-88.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;G. Duthé, F. Meslé, J. Vallin,  I. Badurashvili e K. Kuyumjyan, High level of sex ratio at birth in the Caucasus.  A persistent phenomenon? , PAA Conference - Washington D.C., March 31 – April 2, 2011&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Doris Stump, "Prenatal sex selection ", report al Consiglio d'Europa, 16 settembre 2011 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Benché alcuni di questi valori siano variati con il tempo e vi siano delle differenze tra questi Paesi, la dimensione del fenomeno non lascia adito a dubbi riguardo alla realtà del problema. La questione è stata recentemente denunciata anche da un rapporto presentato all'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa da Doris Stump. Nel rapporto si fa esplicito riferimento ai casi di Albania, Armenia, Azerbaijan e Georgia e si invitano i governi di questi Paesi ad intervenire per misurare il fenomeno e ad aumentare la consapevolezza del problema tra gli operatori sanitari e la popolazione più in generale. “La selezione prenatale del sesso del nascituro deve essere condannata in quanto fenomeno che trova le sue radici nell'ineguaglianza di genere e rinforza un clima di violenza contro le donne,” scrive Doris Stump nel suo report datato 16 settembre 2011. “Ha conseguenza dannose, incluse sproporzioni nella popolazione, aumento della criminalità, disagio sociale e un aumento del rischio di violazioni dei diritti umani, quali il trafficking a scopo di matrimonio o sfruttamento sessuale.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che tanti genitori dimostrino una spiccata preferenza per i figli maschi è un evidente quanto preoccupante indicatore della disuguaglianza tra uomini e donne in una società. Ma come evidenzia la Stump, e come dimostrato dall'esperienza dei Paesi asiatici in cui questo fenomeno è presente da più tempo, il problema ha ripercussioni dirette molto concrete: una società in cui i giovani adulti uomini sono oltre il 10% in più delle coetanee di sesso femminile (situazione che sarà inevitabilmente realtà tra pochi anni nella regione) può creare gravi scompensi sociali.&lt;br /&gt;“Voglio un maschio, e così sarà”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo Nino Modebadze, capo-redattrice del portale Ginsc.net , portale di informazione su questioni di genere in Caucaso del sud, questo fenomeno sarebbe conseguenza della forte disuguaglianza sociale tra uomini e donne. “In Georgia si sono fatti dei passi avanti in questi ultimi anni ed è stata approvata una legge per le pari opportunità,” ha raccontato a Osservatorio nel suo ufficio a Tbilisi, ”Ma nella nostra società la donna continua ad essere ritenuta una figura di secondo piano... sono differenti le possibilità di carriera, gli stipendi.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se la rappresentanza politica può fungere da metro di paragone, il caso georgiano non lascio adito a dubbi: con 9 parlamentari donne su 138 (il 6,5%) la Georgia è ultima tra i Paesi Osce per rappresentanza di donne nei parlamenti nazionali. “Se chiedi a un uomo georgiano se desidera un bambino o una bambina, ti dirà senza dubbio 'Naturalmente un bambino! Voglio un maschio, e così sarà'”, racconta ancora Nino Modebadze, “Ma è un problema così radicato nella società che non vi è il desiderio di parlarne, non vi è consapevolezza, nei media non se ne parla affatto.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E infatti, rari sono gli esempi di giornalisti che hanno dedicato la dovuta attenzione al problema. Tra questi, vi è Tiko Tsomaia che ne aveva scritto sulla rivista georgiana Liberali già nel 2009. “All'inizio vi era un rifiuto totale di accettare i dati per quello che erano,” racconta la giornalista a Osservatorio, “Anche ora è un tema su cui non si vuole discutere. Un po' alla volta si inizia a parlarne... ad esempio rappresentanti della Chiesa ortodossa hanno riconosciuto il problema e hanno preso posizione. Ma c'è ancora molto da fare.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quesito rimane quindi come intervenire su un problema complesso che non si presta a facili interpretazioni. In una raccomandazione ufficiale , il Consiglio d'Europa ha chiesto alle autorità di Albania, Armenia, Azerbaijan e Georgia di investigare le cause del fenomeno, incrementare gli sforzi a favore delle pari opportunità, organizzare e sostenere campagne per aumentare la consapevolezza sul fenomeno, predisporre formazione specifica sulla selezione prenatale basata sul sesso per il personale medico.&lt;br /&gt;Perché in Caucaso del sud&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sorprende che la prima raccomandazione del Consiglio sia quella di indagare a fondo le cause di questo fenomeno. I (pochi) ricercatori che si sono occupati della questione per quanto riguarda il Caucaso del sud hanno descritto il fenomeno, hanno argomentato in modo convincente grazie ad un'approfondita analisi dei dati disponibili che l'accentuata sproporzione tra maschi e femmine alla nascita è riconducibile alla pratica dell'aborto selettivo, ma non hanno individuato chiaramente quali sono gli elementi che portano questi Paesi ad avere il dubbio onore di essere in cima alla classifica mondiale che misura il coefficiente maschio/femmina alla nascita .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È diffusa la convinzione che pratiche di questo tipo siano particolarmente diffuse nelle zone di campagna, o, nel caso georgiano, nelle zone abitate prevalentemente da rappresentanti di minoranze etniche. I dati disponibili, non sembrano però confermare questa ipotesi. In Azerbaijan, ad esempio, il coefficiente m/f alla nascita è significativamente più alto a Baku che non nelle zone al confine con il Daghestan a nord o con l'Iran a sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Neppure un generico richiamo a valori “tradizionali” (un'etichetta utilizzata e abusata colpevolmente per dare una parvenza di legittimità a stereotipi e posizioni discriminatorie nei confronti delle donne o rappresentanti della comunità Lgbt) di per sé è sufficiente a spiegare la diffusione del fenomeno della selezione prenatale basata sul genere: purtroppo, sono molte le regioni al mondo dove le discriminazioni delle donne sono endemiche, come e più che in Caucaso del sud. La diffusione di tecnologie che permettono di identificare il sesso del nascituro a costi ridotti si sono diffuse a partire dagli anni Novanta, ma certo non solo in questa regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I motivi sembrano quindi essere altri. La pratica diffusa in Urss di utilizzare l'aborto come metodo contraccettivo di riferimento ha lasciato in eredità un frequente ricorso alla terminazione volontaria di gravidanza. Secondo alcune stime Armenia, Azerbaijan e Georgia sarebbero attualmente tra i Paesi al mondo dove il ricorso all'aborto è più frequente. Se l'attuale tendenza continua, le donne di questi Paesi avranno all'incirca tre aborti a testa nel corso della loro vita. La significativa differenza tra i dati raccolti attraverso indagini e quelli ufficiali suggerisce che buona parte degli aborti avvengono in modo “non ufficiale” e quindi spesso in situazione di maggiore rischio per la salute delle donne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro elemento fondamentale è la diminuzione del numero dei figli per donna. Se i figli sono molti, è naturalmente più probabile che spontaneamente nasca un figlio maschio. A metà anni Sessanta, ogni donna in Georgia aveva in media tre figli, in Armenia quattro, in Azerbaijan cinque. Ora invece il numero di figli per donna è calato drasticamente: in Armenia e Georgia è sotto 1,5, in Azerbaijan è ora a due. Nel contesto attuale, un genitore che vuole un figlio maschio sa di non poter permettersi di “sbagliare”, e frequentemente sceglie di ricorrere all'aborto se il sesso del nascituro non è quello desiderato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi dati dimostrano che una parte molto significativa della popolazione dei Paesi del Caucaso del sud è disposta a ricorrere all'aborto non appena scoprono che il nascituro sarà una femmina. “Se è maschio sì, se è femmina no”. Il fatto che una scelta tra le più importanti nella vita di un individuo, quella di mettere al mondo un figlio, sia condizionata a tal punto da questo fattore espone impietosamente quanto la discriminazione tra uomo e donna pervada queste società. Una piena presa di coscienza del problema e un dibattito pubblico aperto ed informato rappresenterebbero un primo passo importante per affrontare un problema, quello delle discriminazioni su base di genere, che certo non riguarda solo il Caucaso del sud.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7176313765332448980?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7176313765332448980/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7176313765332448980' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7176313765332448980'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7176313765332448980'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/testosterone.html' title='testosterone'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8582813738050425248</id><published>2011-12-29T01:38:00.000-08:00</published><updated>2011-12-29T01:41:06.663-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='calcio malato - aiuto'/><title type='text'>calcio malato</title><content type='html'>http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/28/soldi-truffe-e-doping-il-calcio-di-sempre/180264/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Carlo Petrini non rinuncia ad attaccare&lt;br /&gt;“Soldi, truffe e doping: è il calcio di sempre”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ex centravanti di Genoa, Milan, Roma e Bologna è alle prese con una malattia difficile da sconfiggere, ma continua a denunciare i mali del calcio di casa nostra. Tra gli altri, se la prende con personaggi noti - come Mazzola, De Sisti e Borgonovo - che non dicono ciò che sanno&lt;br /&gt;Gli è rimasto qualche desiderio. “Mi piacerebbe bere un caffettino”. Ottiene una brodaglia nerastra allungata con l’acqua. Un fondo in cui leggere e diluire passato e presente. Il campo adesso è un divano, la mobilità un’illusione e l’orizzonte un muro di nebbia. “Ho tumori al cervello, al rene e al polmone. Ho un glaucoma, sono cieco, mi hanno operato decine di volte e dovrei essere già morto da anni. Nel 2005 i medici mi diedero tre mesi di vita. E’ stato il calcio. Ne sono certo. Con le sue anfetamine in endovena da assumere prima della partita e i ritrovati sperimentali che ci facevano colare dalle labbra una bava verde e stare in piedi, ipereccitati, per tre giorni. Ci sentivamo onnipotenti. Stiamo cadendo come mosche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri, abbattuto dalla leucemia se n’è andato anche Sergio Buso. Saltava da portiere nella Serie A degli anni 70. Quella raccontata da Carlo Petrini, centravanti di Genoa, Milan, Roma, Bologna e di altre stazioni passeggere: “Da mercenario che pensava solo a drogarsi, scopare, incassare assegni e alterare risultati”. Vinse, perse, barò. Scrisse libri su doping e calcioscommesse. Fece nomi e cognomi. Rimase solo. Il Carlo Petrini di ieri non c’è più. Il corpo che un tempo gli serviva per conquistare amori di contrabbando e tribune esigenti tra San Siro e il Paradiso, è un quotidiano inferno che gli presenta conti con gli interessi e cambiali da scontare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A 63 anni, con il vento che scuote Lucca e non lo accarezza più, non c’è Natale o Epifania possibile. A metà conversazione, mentre lamenta l’abbandono di chi un tempo gli fu amico: “Ciccio Cordova, Morini, non mi chiama più nessuno”, un segno. Squilla il telefono. La voce di Franco Baldini. Il dirigente della Roma. Il nemico di Luciano Moggi. Petrini gli parla: “Ho fatto molta chemio. Sto cercando di superare il male. Io spero, Franco. Spero ancora”. Poi lacrima. In silenzio. Rumore di rimpianto. E di irreversibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Petrini, come si racconterebbe a chi non la conosce?&lt;br /&gt;Un presuntuoso. Un coglione. Uno che credeva di essere un semidio e morirà come un disgraziato. Ero bello, forte, ricco, invidiato. Avevo tutto e ora non ho niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché?&lt;br /&gt;I miei errori iniziarono a metà dei ’60, al Genoa. Siringhe. Sostanze. La chiamavano la bumba. Avevo 20 anni. Non smisi più. Il nostro allenatore, Giorgio Ghezzi, ex portiere dell’Inter, ci faceva fare strane punture prima della gara. Un liquido rossastro. Se vincevamo, si continuava. Altrimenti, nuovo preparato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa c’era dentro?&lt;br /&gt;Mai saputo. L’anno dopo, disputammo a Bergamo lo spareggio per non retrocedere in C. Il tecnico Campatelli scelse cinque di noi come cavie. Stesso intruglio per tutti. Eravamo indemoniati. La punta, Petroni, sembrava Pelé. Vincemmo 2-0 e, in premio, ebbi il trasferimento al Milan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché non vi ribellavate?&lt;br /&gt;Venivamo da famiglie poverissime. Mio padre era morto a 40 anni, di Tetano. Rifiutare le punture, le pastiglie di Micoren o le terapie selvagge ai raggi X, significava essere eliminati. Fuori dal circo. Indietro, in cantina, senza ragazze o macchine di lusso. Nei nostri miserabili tinelli, con la puzza di aringa che mia madre metteva in tavola un giorno sì e l’altro anche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi continuò ad assumere sostanze proibite?&lt;br /&gt;Ovunque andassi. A Roma il massaggiatore ce lo diceva ridendo: “A ragà, forza, fa parte der contratto”. A Milano, dove mi allenava Rocco, feci invece i raggi Roengten per guarire da uno strappo muscolare. Non so se Nereo sapesse. Con me aveva un rapporto particolare: “Testa de casso, se avessi il cervello saresti un campiòn”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di radiazioni Roengten, secondo la famiglia, morì anche Bruno Beatrice.&lt;br /&gt;Fu mio compagno a Cesena, Bruno. Se ne andò a 39 anni, a causa di una rara forma di leucemia, tra agonie e sofferenze atroci. Come tanti, troppi altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si muore di pallone?&lt;br /&gt;Hanno sperimentato su di noi. Non ci curavano, ci uccidevano. Vorrei sapere con quali ausili gli eroi contemporanei disputano 70 incontri l’anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei insinua.&lt;br /&gt;Affermo, ma non ho le prove. Nonostante l’impegno di Guariniello, hanno nascosto tutto. Ai nostri tempi le punture le faceva chiunque e un minuto dopo, sentivi un mostro che ti sollevava e ti faceva volare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi ha nascosto tutto?&lt;br /&gt;Allenatori, calciatori, presidenti. Il sistema che ancora foraggia con le elemosine quelli capaci di non tradire. Gente che ogni mattina si alza con la paura e che continua a tacere anche se oggi, grazie agli ‘aiutini’ farmacologici o è una lapide con un’incisione o recita da vegetale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di chi parla Petrini?&lt;br /&gt;Di quel piccolo uomo di Sandro Mazzola, che ha smesso di parlare al fratello Ferruccio. Di Picchio De Sisti, che nega l’evidenza nonostante la malattia. O del commovente Stefano Borgonovo. Uno che sta molto male, aggredito dalla Sla e che continua a sostenere che il pallone non c’entri nulla. Se non mi facesse piangere, verrebbe da ridere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E invece?&lt;br /&gt;Sono triste. Vedendo come sei e come potresti essere, persino peggio di ora, ti vengono mille domande senza risposte. Parliamo di gente che non ha respirato amianto o fumi in miniera. Ha inseguito una sfera e muore nell’indifferenza in una guerra non dichiarata. Non sono un dottore, ma non può non esserci una relazione tra le mie malattie e quelle di altri calciatori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prova rancore?&lt;br /&gt;A volte li sogno. Con i loro sorrisi falsi. Le loro bugie. Vorrei cancellarli. Non ci riesco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei fu tra i protagonisti del primo calcioscommesse, quello della primavera 1980.&lt;br /&gt;E oggi succede la stessa cosa. Partite combinate, risultati compromessi, soldi gestiti dalla camorra, dalla mafia, dalla ‘ndrangheta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ‘ndrangheta forse uccise Bergamini. Lei ci scrisse un libro.&lt;br /&gt;Che è servito per riaprire l’inchiesta, dopo più di 20 anni. Bergamini era l’ingenuo, il ragazzo pulito, smarrito in una vicenda più grande di lui. La scoprì, provò a uscirne e lo fecero fuori. Dentro la sua squadra, il Cosenza, c’era chi organizzava traffici di droga. Bergamini era l’anello debole e fu suicidato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel suo libro lei ha intervistato anche il compagno di stanza di Bergamini, Michele Padovano, appena condannato per traffico di stupefacenti. Il padre del calciatore Mark Iuliano lo ha chiamato in causa.&lt;br /&gt;La sua condanna non mi stupisce. A fine intervista, Padovano si alzò di scatto, mi mandò a fare in culo e provò a distruggere la registrazione. Sono sicuro che lui sappia tutto della morte di Denis. Tutto. Bergamini ne subiva l’ascendente. Del padre di Iuliano non so cosa dire, su Mark si raccontavano tante cose, non solo sulla sua presunta tossicodipendenza. Si raccontava che mandasse baci alla panchina rivolti a Montero, un’ipotetica ‘prova’ della sua omosessualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dica la verità. Lei ce l’ha con la Juve, fin dal 1980.&lt;br /&gt;Al contrario. La salvai. Nell’ 80 giocavo con il Bologna. Bettega chiamò a casa di Savoldi e ci propose l’accordo. Tutto lo spogliatoio del Bologna, tranne Sali e Castronaro, scommise 50 milioni sul pareggio. Prima della partita, nel sottopassaggio, chiesi a Trapattoni e Causio di rispettare i patti: “Stai tranquillo, Pedro, calmati”, mi risposero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la Juve sapeva?&lt;br /&gt;Certo. Rivedetevi le immagini, sono su Youtube. Finì 1-1. Errore del nostro portiere, Zinetti e autogol di Brio. Bettega ce lo diceva, durante la partita: “State calmi, vi faccio pareggiare io”. La gente ci fischiava e tirava le palle di neve. Una farsa. Quando lo scandalo esplose, Boniperti e Chiusano mi dissero di scovare Cruciani e convincerlo a non testimoniare contro la Juve: se li avessi aiutati, loro avrebbero aiutato me. Fui di parola, incontrai Cruciani al cancello 5 di San Siro, ero mascherato. Una scena surreale. Lui accettò e la Juve si salvò dalla retrocessione. Ma alla fine pagai soltanto io.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le è rimasta la possibilità di raccontare.&lt;br /&gt;Neanche quella. Ho dato fastidio a gente potente. Mi hanno minacciato di morte e poi coperto con gli insulti. Per i Savoldi e i Dossena ero un bugiardo, per Rivera un pornografo. Se l’era presa perché lo descrivevo per quello che era, una fighetta. I miserabili sono loro. Mi impedirono di andare persino a parlare nelle scuole. Zitto dovevo stare, ma non ci sono riusciti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la scrittura?&lt;br /&gt;Mi è rimasta solo quella. Il nuovo libro, Lucianone da Monticiano, è ancora su Moggi. Il mio compaesano. Uno che pur squalificato continua a ricattare e a fare il mercato di mezza Serie A. Ma non sarà l’ultimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché?&lt;br /&gt;Mi dedicherò a ricordare mio figlio Diego. Morì a 19 anni di tumore, mentre chiedeva di vedermi e io ero in Francia, in fuga dai creditori. Non me lo sono mai perdonato. Gli farò un regalo. Proverò a sentirmi vivo. Sono distrutto e sofferente, ma non mollo. Vivere, ancora, mi piace.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sarà tempo?&lt;br /&gt;Non è detto. Penso sempre al giorno in cui ci sarà giustizia. Aspetto ma non viene mai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Malcom Pagani e Andrea Scanzi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Il Fatto Quotidiano del 28 dicembre 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8582813738050425248?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8582813738050425248/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8582813738050425248' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8582813738050425248'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8582813738050425248'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/calcio-malato.html' title='calcio malato'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1629502733777805538</id><published>2011-12-28T02:39:00.000-08:00</published><updated>2011-12-28T02:44:07.226-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='brasile sconosciuto'/><title type='text'>Josè Bezerra Da Silva</title><content type='html'>Autore da scoprire, parlava di ladri, criminali, cocaina nel frorifero, mancanza di flagranza nel consumo di stupefacenti, sequestro della suocera e altre stupende amenità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;qui potete leggere le sue parole&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://letras.terra.com.br/bezerra-da-silva/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;qui ascolterete alcune delle sue famose canzoni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/7NadhdciqiE" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1629502733777805538?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1629502733777805538/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1629502733777805538' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1629502733777805538'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1629502733777805538'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/jose-bezerra-da-silva.html' title='Josè Bezerra Da Silva'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/7NadhdciqiE/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5238167517732364781</id><published>2011-12-26T02:56:00.000-08:00</published><updated>2011-12-26T02:59:59.255-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giorgio bocca e travaglio'/><title type='text'>ciao Giorgio Bocca</title><content type='html'>salutiamo il coraggio e la cultura&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;frammento di intervista di Marco Travaglio a Giorgio Bocca&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei guarda molta televisione?&lt;br /&gt;Sì, ho il gusto dell’orrido. E’ una galleria di mostri. Non riesco a levarmi l’incubo di Feltri, Belpietro, quel Sallusti… E le facce di Ghedini, di Brunetta… Quando li critichi, ti rispondono che sei un vecchio arteriosclerotico. Ma come si fa a diventare così?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5238167517732364781?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5238167517732364781/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5238167517732364781' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5238167517732364781'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5238167517732364781'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/ciao-giorgio-bocca.html' title='ciao Giorgio Bocca'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6725918287864908633</id><published>2011-12-20T00:42:00.000-08:00</published><updated>2011-12-20T00:43:57.681-08:00</updated><title type='text'>Gino Strada curaci tu. io degli altri non mi fido</title><content type='html'>Gino Strada denuncia: “Questa Italia&lt;br /&gt;è la nuova terra straniera”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fondatore dell'Ong lancia SOS Emergency: "Ci vuole più impegno sul fronte interno. Negli ambulatori di Palermo e Marghera la presenza di connazionali è in aumento. E sono sempre più poveri"&lt;br /&gt;Gino Strada, la campagna “S. O. S. Emergency” per la raccolta fondi si concentra molto sull’Italia. Il nostro paese è una delle nuove frontiere del disagio dove sempre più persone hanno bisogno di aiuto?&lt;br /&gt;A me sembra che l’Italia sia sempre più terra straniera, un luogo in qualche modo alieno, non solo per le necessità degli stranieri, ma anche di molti cittadini italiani. Da anni mi sono reso conto che i bisogni non sono solo oltre frontiera, in altri paesi, dove noi siamo presenti da tempo, ma sempre più qui, in patria. Per questo abbiamo aperto il poliambulatorio a Palermo per i migranti, dove curiamo, in modo del tutto gratuito, persone che vengono da oltre 70 paesi. E poi a Marghera, nato con lo stesso obiettivo e dove, con il passare del tempo, ci siamo accorti che che la presenza degli italiani è salita oltre il 20 % del totale: nuovi poveri, scesi sotto la soglia della miseria. E poi gli ambulatori mobili, che seguono i braccianti nei loro massacranti lavori stagionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sanità italiana è sempre più malata, e questo si riflette sulla vita di tutti. La via della guarigione passa sempre più attraverso soluzioni economiche. C’è un’altra via?&lt;br /&gt;Non mi pare che ci sia bisogno di gran consulto di economisti, bastano quattro amici al bar per dare formule economiche. Ma bisognerebbe ribaltare la questione: non è quanti risparmi si possono fare sulla sanità, ma quante e quali sono le necessità e recuperare i fondi altrove. Perché non tagliare i soldi per la guerra? Nessuno lo ha mai veramente fatto, nemmeno questo governo mi pare, almeno per ora. Perché noi i costi delle guerre in questa situazione proprio non ce le possiamo permettere, ed è un esercizio che pare si faccia solo per susseguio alla potenza a stelle e strisce. E l’altro problema è smetterla con la bestemmia che bisogna trasformare gli ospedali in aziende. Faccio un esempio: scommetto che se il ministero della Sanità o chi per lui potesse darci in gestione San Raffaele decidendo quale è il budget adeguato, saremmo in grado di curare tutti gratuitamente, senza far pagare alcun ticket, tenendo i conti a posto. E questo perché la differenza la fa il profitto del privato, mentalità e sistema che si è infiltrata nelle strutture pubbliche. Facciamo il caso dell’intervento di sostituzione mitralica che è sovvenzionato dal servizio pubblico con 25 mila euro ma il cui costo di base è di 2. 000. O le pulizie, appaltate all’esterno, mentre l’igiene di un ospedale non può essere considerato una possibilità di lucro. Negli ultimi decenni l’idea di servizio pubblico si è sgretolata a tappe successive, anche per via della casta medica: l’arrivo della libera professione all’interno degli ospedali, l’aziendalizzazione, l’esternalizzazione dei servizi; la quantità al posto della qualità. Pubblico e privato devono poter rimanere separati, e le case di cura camminare con le proprie gambe. È un discorso che vale anche per un altro pilastro della nostra repubblica: l’istruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo chiederete ai vostri sostenitori uno sforzo per impegnarsi anche in Italia. Ma i fondi mancano perché si riduce il numero dei donatori o la quantità di denaro che arriva?&lt;br /&gt;Il numero di donatori di Emergency è per fortuna in costante aumento, ma essendo in gran parte normali cittadini, hanno meno soldi, e il flusso generale si è ridotto. Chiediamo 5 milioni di euro, per continuare i nostri 47 progetti con i quali siamo presenti in 7 paesi, e per aprire 5 nuovi ambulatori in Italia, nelle città dove il bisogno è maggiore: penso a Bari, Napoli, Roma… Con questo impegno all’estero abbiamo guadagnato il rispetto delle popolazioni che abbiamo assistito; in Italia un buon servizio pubblico, il rispetto del bene comune, ridà fiducia nei confronti dello Stato. Per noi è un’avventura di civiltà che deve continuare, nonostante le difficoltà, anche burocratiche come, per esempio, i due anni di tempo che lo macchina statale ci mette a stabilire ed erogare il 5 x 1000. In fin dei conti alle difficoltà siamo abituati: penso ad Azzarà e alla sua vicenda in Sudan, che si è conclusa bene; ma penso anche ai successi dei nostri centri in Afghanistan dove abbiamo già raggiunto e superato di molte volte gli obiettivi del millennio sulla mortalità materna che l’Onu si è prefissato per il 2015. E mi ricordo anche che storicamente, è nei momenti di crisi che i cittadini si sentono più solidali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale è la cosa che le farebbe più piacere poter fare, l’impegno che sente più urgente e personale.&lt;br /&gt;Sono un chirurgo, vorrei poter tornare a operare; vorrei poter dedicare più tempo alla sala operatoria, a curare i miei malati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;da Il Fatto Quotidiano del 20 dicembre 2011&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6725918287864908633?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6725918287864908633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6725918287864908633' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6725918287864908633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6725918287864908633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/gino-strada-curaci-tu-io-degli-altri.html' title='Gino Strada curaci tu. io degli altri non mi fido'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4315514141092868143</id><published>2011-12-05T12:10:00.000-08:00</published><updated>2011-12-05T12:16:04.420-08:00</updated><title type='text'>2011 - gran finale</title><content type='html'>si avvicina la fine di questo 2011&lt;br /&gt;comunque un anno strepitoso&lt;br /&gt;perché il guitto portavoce della massa ricca&lt;br /&gt;si è levato, generosamente, dai coglioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;rimangono le mafie, i padroni merdosi,&lt;br /&gt;i servi schifosi. rimangono i problemi&lt;br /&gt;rimane la chiesa, rimane l'ici per noi poveri&lt;br /&gt;e non per dio&lt;br /&gt;rimane la lega, rimane la gente che si fa opinioni a cazzo e comunque sempre per sentito dire (citazione da unòrsominòre)&lt;br /&gt;rimane lo sconcerto e la disarmonia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;una sola domanda mi appesantisce la digestione:&lt;br /&gt;perché moratti non compra più?&lt;br /&gt;io senza inter non ci so stare&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4315514141092868143?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4315514141092868143/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4315514141092868143' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4315514141092868143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4315514141092868143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/12/2011-gran-finale.html' title='2011 - gran finale'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3803401696193327532</id><published>2011-07-24T13:20:00.002-07:00</published><updated>2011-07-24T13:25:08.201-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amy winehouse'/><title type='text'>Amy Winehouse</title><content type='html'>Amy Winehouse: la più grande cantautrice della decade passata, la più bella voce degli ultimi 15 anni di musica internazionale, lo spirito più autodistruttivo e amoroso che si sia mai visto in giro. Una gigantessa tra i lillipuziani, un sogno, un obiettivo, un faro per chi naviga fra le sette note. Sopportaci da lassù, e perdona la nostra mediocrità, Amy. sempre nel cuore...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3803401696193327532?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3803401696193327532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3803401696193327532' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3803401696193327532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3803401696193327532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/07/amy-winehouse.html' title='Amy Winehouse'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4323967824246581278</id><published>2011-07-24T13:20:00.001-07:00</published><updated>2011-07-24T13:20:43.554-07:00</updated><title type='text'>coppa america in streaming</title><content type='html'>su rojadirecta.com&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4323967824246581278?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4323967824246581278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4323967824246581278' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4323967824246581278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4323967824246581278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/07/coppa-america-in-streaming.html' title='coppa america in streaming'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3362848116923650836</id><published>2011-07-08T12:16:00.001-07:00</published><updated>2011-07-08T12:16:33.862-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='travaglio e inter'/><title type='text'>travaglio, mio eroe</title><content type='html'>Travaglio insiste: "La Juve inquinò interi campionati"&lt;br /&gt;Il giornalista ha risposto all'avvocato di Luciano Moggi su Il Fatto Quotidiano&lt;br /&gt;08.07.2011 18.59 di Alessandro Cavasinni   per fcinternews.it   articolo letto 2448 volte&lt;br /&gt;Fonte: Il Fatto Quotidiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Travaglio non ci sta e continua la sua battaglia contro i revisionisti di Calciopoli. Dopo il pezzo di accusa contro la Juventus di Moggi di qualche giorno fa, la risposta dell'avvocato dell'ex dg bianconero non si è fatta attendere. Puntuale, però, la risposta dettagliata di Travaglio, che mette nuovamente spalle al muro tutti i protagonisti juventini della vicenda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa la lettera di Maurilio Prioreschi, avvocato difensore di Luciano Moggi, a Il Fatto Quotidiano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Egregio Direttore, il quotidiano da Lei diretto ha pubblicato in prima pagina un articolo di Marco Travaglio dal titolo "Pallonari e pallisti", dedicato alla vicenda "Calciopoli". Sono rimasto francamente sorpreso, essendo nota la dimestichezza con la quale il Dott. Travaglio si muove tra atti processuali e pandette, nel leggere circostanze e fatti oggettivamente falsi che l'articolista ha cercato di spacciare come essere accaduti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi riferisco anzitutto all'affermazione "secondo cui non basta telefonare ai designatori per commettere illecito: occorre che le pressioni arrivino agli arbitri e li condizionino. La qual cosa Palazzi non è riuscito a provare per nessun club, eccetto la Juve". So di dare una delusione allo "juventino" Travaglio, ma né il dott. Palazzi né altri hanno mai accertato la circostanza che lui ha riferito. Anzi, la giustizia sportiva che nel 2006 si è occupata della vicenda, ha ritenuto responsabili Moggi e Giraudo di una serie di violazioni dell'articolo 1 ("slealtà sportiva"), ma ha escluso l'illecito sportivo che pure era stato contestato da Palazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi rendo conto che il Dott. Travaglio è più avvezzo con il diritto penale che con quello sportivo, ma spero che finalmente anche lui riesca a comprendere che Luciano Moggi non è stato sanzionato dalla giustizia sportiva per aver truccato incontri di calcio. La seconda delusione che sono costretto a dare al Suo vicedirettore è la seguente: se avesse letto con più attenzione la richiesta di archiviazione del Dott. Palazzi, avrebbe notato che per l'Inter il procuratore federale ha contestato proprio l'illecito sportivo e il condizionamento diretto sugli arbitri da parte della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul punto, è sufficiente ricordare la visita di Facchetti all'arbitro Bertini prima della partita di Coppa Italia Cagliari-Inter del 12 maggio 2005, quando l'allora presidente dell'Inter, prima dell'incontro, è entrato nello spogliatoio per ricordare all'arbitro il suo score di quattro pareggi, quattro vittorie e quattro sconfitte nelle gare arbitrate della squadra nerazzurra, e l'imbarazzo di Bertini per tale condotta del Facchetti, come emerge da una intercettazione telefonica. Una delle tante "sfuggite" agli inquirenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per non parlare poi dei rapporti di Facchetti con l'arbitro Nucini (il famoso "cavallo di Troia"), arbitro in attività, a favore del quale l'allora dirigente dell'Inter si è prodigato per trovare un posto di lavoro, anche con chi poi ha assunto l'incarico di amministratore delegato della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe quindi opportuno che il Dott. Travaglio, evitasse di fare pronostici di proscioglimento che, alla luce di una attenta e competente lettura delle carte, sono alquanto azzardati. Faccio presente infine che: contrariamente a quanto scritto non ci sono nel processo intercettazioni di Moggi e Giraudo del tenore di quelle di Facchetti. Ricordo, che gli inquirenti napoletani ignoravano persino l'esistenza delle telefonate degli altri dirigenti calcistici, ed è solo per questo motivo che non è stata fatta alcuna valutazione sotto il profilo della rilevanza penale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe quindi il caso che il giornalista, si documentasse meglio (...). Dimenticavo: meglio avvocati e giornalisti à la carte che un giornalista a menu turistico. Ovviamente, conoscendo la Sua correttezza, non ritengo di dover richiamare l'art. 8 della legge 47 dell'8 febbraio 1948 per far pubblicare questa risposta avendo la certezza che Lei lo farà".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Puntuale la risposta di Marco Travaglio, sempre su "Il Fatto Quotidiano".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sono felice che anche l'ennesimo avvocato di Moggi, come i suoi numerosi predecessori,non abbia perduto il buon umore, nonostante le scoppole che il suo assistito continua a rimediare dinanzi alla giustizia sportiva e ordinaria (radiazione dal mondo del calcio, condanna a Roma in appello per violenza privata, rinvio a giudizio a Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tralascio le ironie sulla mia juventinità (proprio perché sono juventino maledico il giorno in cui Umberto Agnelli chiamò a dirigere la società un signore che era stato appena ritenuto responsabile di aver fornito prostitute alle terne arbitrali nelle partite Uefa del Toro e 11 anni dopo riuscì a trascinare la mia squadra nel fango e in serie B per la prima volta nella storia) e le definizioni di "giornalista da menu turistico" (diversamente da molti "colleghi" , non mi sono seduto a tavola con Moggi). E vengo ai fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Juventus di Moggi fu retrocessa e penalizzata per violazione sia dell'art. 1 ("slealtà sportiva") sia dell'art. 6 ("illecito sportivo") perché Moggi &amp; C. non truccavano singoli incontri di calcio: truccavano direttamente interi campionati. Cito dalla sentenza della Caf (primo grado) depositata il 14.7.2006: Moggi e Giraudo "sono stati ritenuti responsabili di un solo episodio di illecito sportivo; tuttavia l'illecito è caratterizzato dall'attuazione di una condotta continuativa nel corso di tutto il campionato, programmata alfine di realizzare l'intento di procurare alla Juventus un vantaggio in classifica, mediante il controllo diretto o indiretto della classe arbitrale...e costituisce, quindi, fatto disciplinarmente più grave di quello che si realizza mediante la condotta diretta alla alterazione di una singola partita".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cito dalla sentenza della Corte federale (secondo grado) depositata il 4.8.2006, che conferma quella della Caf con uno sconto sulla penalizzazione: a Moggi "era necessario inchinarsi per sopravvivere nel mondo della Serie A". Lo dimostrano "una serie di reticoli all'interno di un'atmosfera inquinata" da cui si desume che Moggi e Giraudo avevano "piena e concreta attitudine a falsare la classifica attraverso una continua opera di condizionamento del settore arbitrale" vista "la natura, l'intensità, l'ambiguità e la non trasparenza" dei loro rapporti con i designatori arbitrali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In particolare, Moggi è colpevole "alla luce sia dell'affermata responsabilità per gravi episodi di illecito sportivo, sia della protrazione nel tempo - sostanzialmente corrispondente allo svolgimento del campionato 2004/2005 - della sua condotta strutturalmente rivolta al conseguimento dello scopo di alterazione della competizione per effetto del condizionamento della classe arbitrale, sia, infine e con particolare rilievo, alla luce della completa realizzazione in termini effettuali dell'illecito disegno, che ha incrinato la pubblica fiducia nella lealtà delle competizioni sportive".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già, perché "il condizionamento del settore arbitrale costituisce sistema comportamentale idoneo all'alterazione del campionato", con condotte "stabili e durature" che fanno della Juventus un caso a parte fra tutti i club sanzionati per Calciopoli: le condotte di Giraudo e Moggi "sicuramente possiedono il carattere altamente inquinante della sistematicità e della stabilità organizzativa: l'aggregazione di tutti questi disdicevoli elementi è addebitabile, tra tutti gli incolpati, solo alla Juventus, il ne rende incomparabile, in negativo, la posizione rispetto a ogni altro".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa di leggermi gli scritti di Bartolo da Sassoferrato Lucerna juris, ho preferito dare un'occhiata alla sentenza del 15 giugno scorso, con cui la Commissione Disciplinare della Federcalcio ha radiato Moggi, Giraudo e l'ex vicepresidente Figc Innocenzo Mazzini: i loro comportamenti furono di "intrinseca gravità" ed ebbero "conseguenze aberranti" suscitando "un rilevante allarme sociale". Quanto alla brillante idea di Moggi di difendersi accusando di "condotte analoghe altri tesserati, in ipotesi tuttora da accertare", non fa venir meno la gravità dei suoi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casomai ciò non bastasse, ecco la sentenza del gup di Napoli Eduardo De Gregorio che nel 2009 ha condannato Giraudo con rito abbreviato a 3 anni di reclusione per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva (in combutta con Moggi e altri).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle motivazioni depositate il 26 aprile 2010, si legge che la Juventus di Moggi e Giraudo truccò i campionati avendo "a disposizione più arbitri", tra i quali Pieri e Dondarini: "La compagine esercitò uno stringente potere sulla categoria, influendo sulla progressione di carriera dei singoli, con la designazione a partite di prestigio o al contrario con la sospensione dall'attività o l'affidamento prevalente di incontri di poco rilievo... L'altra faccia della medaglia era costituito dal potere di interdizione espresso in più occasioni da Moggi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per esempio per punire l'arbitro Morganti,"responsabile, ai suoi occhi, di aver applicato la regola sulla sospensione per impraticabilità di campo di un incontro in cui la squadra del Messina (sotto l'ala protettrice di Moggi, secondo l'imputazione) era in vantaggio". O Collina e Rosetti, "esclusi per un turno per concorde volontà punitiva di Moggi e Bergamo durante il dialogo notturno del 9febbraio". O ancora gli assistenti di Reggina-Juve del 6.11.2004,"che da quel giorno e per motivi largamente spiegati non parteciparono più a gare dei bianconeri". Senza dimenticare gli assistenti Babini e Coppola "che non furono mai scelti per dirigere partite della Juventus".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle prove decisive a carico di Moggi (e dunque anche di Giraudo) è, per il giudice, la fornitura su vasta scala a designatori e arbitri di schede Sim estere, dunque "criptate", che "costituivano il mezzo necessario agli imputati per colloquiare in modo sicuro con riguardo , in special modo, alle griglie arbitrali nonché, in prossimità di partite di calcio, con gli arbitri che dovevano dirigerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel periodo in cui fu in vita l'associazione a delinquere, fu accertata la disponibilità e l'uso di 29 schede straniere da parte di alcuni dei coimputati...Il possesso e il conseguente uso di schede segrete deve essere considerato... come sintomo, assieme ai precedenti, di appartenenza all'associazione e del vincolo associativo tra i possessori e gli usuari". Sia Paparesta sia Bergamo ebbero a disposizione quelle Sim, come han dichiarato il padre dell'arbitro e il designatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E - ricorda il giudice - "lo stesso Moggi, nel suo pur lungo interrogatorio, non ha trovato elementi ed argomenti per negare il fatto di aver parlato di rilevanti cose calcistiche con più coimputati e con grande frequenza usando schede non identificabili. Quale fosse il contenuto dei colloqui tra imputati facendo uso delle utenze riservate non è dato, ovviamente, sapere a causa di detta caratteristica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia è molto utile segnalare il discorso tra Moggi e Bergamo avvenuto nella notte del 9 febbraio 2005 ed ascoltato dalla polizia giudiziaria solo per l'imprudenza di quest'ultimo che chiamò il primo dal suo telefono casalingo senza sapere che fosse sotto controllo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa conversazione i due parlarono con chiarezza e senza problemi della composizione delle griglie e delle scelte arbitrali che i designatori dovevano fare dopo due giorni. Dunque in una delle pochissime occasioni in cui fu disvelato l'argomento dei dialoghi avvenuti tramite telefoni ‘coperti', fu palese che i conversanti parlarono di temi che, nel rispetto dei reciproci ruoli, non avrebbero dovuto condividere, concordando le ‘fasce' entro cui effettuare il sorteggio e le scelte stesse degli arbitri per le partite del turno successivo di campionato".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Millanterie? Parole in libertà? Tutt'altro: "Quanto all'efficienza del sodalizio, va sottolineato che esso raggiunse tutti gli scopi già programmati e quelli che, nel corso degli eventi, si propose di conseguire". Scopi anche estranei alle sorti della Juve, vedi campionato 2004-2005: "Attraverso diversificate attività illecite, la compagine riuscì a determinare l'esito del campionato sia con riguardo all'assegnazione della vittoria finale della Juventus (scopo principale), sia con riguardo alla retrocessione cui illecitamente fu sottratta perlomeno la Fiorentina", dopo che i "ribelli" Della Valle si erano prostrati a Moggi: così in serie B fu spedito il Bologna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"I componenti del gruppo che amministrava di comune accordo il campionato di calcio - conclude il gup - ebbero lo scopo comune di programmare e compiere una serie indeterminata di delitti... Essi organizzarono le frodi sportive non solo con riguardo a incontri della società juventina, ma furono aperti a ogni altra occasione illecita, come durante l'impresa di salvataggio della Fiorentina, cui parteciparono Giraudo e Moggi in modo determinante. L'iniziativa, in sé illecita, poiché realizzata con le attività fraudolente, a sua volta ebbe per voluta conseguenza l'aumento del prestigio e della forza del gruppo nei confronti dell'intero settore e in specie degli esponenti di quella società che in precedenza erano ad essi contrari".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Davvero Moggi e il suo avvocato pensano di poter paragonare questo po' po' di prove con le telefonate di Moratti e Facchetti? Ma ci prendono tutti per fessi?".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3362848116923650836?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3362848116923650836/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3362848116923650836' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3362848116923650836'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3362848116923650836'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/07/travaglio-mio-eroe.html' title='travaglio, mio eroe'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-2205251059672688672</id><published>2011-07-07T03:13:00.000-07:00</published><updated>2011-07-07T03:14:11.486-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='inter scudetto 2006'/><title type='text'>inter scudetto 2006</title><content type='html'>Travaglio: "Inter senza ombre. La Juve invece..."&lt;br /&gt;06.07.2011 21.21 di Alessandro Cavasinni   per fcinternews.it   articolo letto 6171 volte&lt;br /&gt;Fonte: Il Fatto Quotidiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marco Travaglio, dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, risponde ampiamente e con dovizia di particolari a chi chiedeva chiarezza su Calciopoli-bis. Revoca, prescrizione, riassegnazione: Travaglio spiega i motivi per cui l'Inter è stata onesta e la Juventus no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Palazzi equipara l’Inter agli altri club puniti per Calciopoli: Fiorentina, Lazio e Milan. Tutti tranne uno: la Juventus di Moggi e Giraudo, protagonista di fatti “di differente gravità, protrazione e invasività”, dunque fuori concorso e giustamente retrocessa in Serie B e privata di due scudetti. Però il pm sportivo ricorda che la sua tesi accusatoria contro Milan, Fiorentina, Lazio e ora Inter è già stata sconfessata dalla Corte federale, secondo cui non basta telefonare ai designatori per commettere illecito: occorre che le pressioni arrivino agli arbitri e li condizionino. La qual cosa Palazzi non è riuscito a provare per nessun club, eccetto la Juve. Dunque è verosimile che, anche se l’Inter rinunciasse alla prescrizione, verrebbe assolta o privata di qualche punto. E, siccome le presunte pressioni interiste non sortirono effetti e ai tempi della Triade Bianconera l’Inter perdeva campionati truccati, nessuno scudetto deve passare di mano. Ciò detto, sarebbe un bel gesto da parte di Moratti rinunciare alla prescrizione per farsi giudicare nel merito".  Tanto per essere limpidi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo, secondo Travaglio, Moratti e l'Inter potranno "finalmente difendersi nel processo sportivo (penalmente, gli inquirenti napoletani hanno già ritenuto che non c’è nulla di rilevante). Già, perché finora hanno parlato solo Palazzi e Moggi con la sua corte di avvocati e giornalisti à la carte. Se poi l’Inter fosse assolta, non resterebbe alcun’ombra nella sua storia, se non quella di aver tentato i difendersi dalla Cupola per vie traverse anziché con una pubblica denuncia. Ma, per invitare l’Inter a rinunciare alla prescrizione, come sempre deve fare chi non ha nulla da temere ed è raggiunto da sospetti infamanti, bisogna avere le carte in regola. Cioè farlo sempre".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiaro il riferimento di Travaglio al recente passato 'poco limpido' del club bianconero. "Ora, basta leggere le telefonate di Moggi e Giraudo per notare l’abissale differenza con quelle di Facchetti e Moratti. Ma, anche se fosse vero che l’Inter faceva le stesse cose della Juve, non crollerebbe nulla, semmai si aggiungerebbe un’architrave alla Cupola: 1 ladro più 1 ladro fa 2 ladri, non 0 ladri. Anche Moggi e la Juve, tornati amorevolmente insieme, sfidano l’Inter a rinunciare alla prescrizione. Peccato che la Juve di Moggi, Giraudo e Agricola si sia salvata in Cassazione nel processo del doping proprio grazie alla prescrizione. Chissà se fa ancora in tempo a rinunciarvi, e se le conviene: negli anni del doping vinse tre scudetti, una Champions, due Supercoppe italiane, una Supercoppa europea e un’Intercontinentale".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto chiaro signori?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-2205251059672688672?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/2205251059672688672/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=2205251059672688672' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2205251059672688672'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2205251059672688672'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/07/inter-scudetto-2006.html' title='inter scudetto 2006'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3383110782922712502</id><published>2011-07-07T03:08:00.000-07:00</published><updated>2011-07-07T03:11:01.134-07:00</updated><title type='text'>speriamo di no</title><content type='html'>Per azzoppare le tv locali&lt;br /&gt;il governo elimina il Tar&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro Romani difende le frequenze Mediaset, azzera le possibilità per i piccoli editori di riavere gli spazi loro sottratti e mette a rischio 2,4 miliardi di euro. Se i soldi previsti nella Finanziaria 2011 non entreranno, Tremonti farà altri tagli alle risorse dei ministeri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel partito degli onesti vale una sola regola: uno scudo a me e uno a te. Anche il berlusconiano Paolo Romani, emulando il Capo, s’è fatto inserire una norma ad personam nella manovra di risanamento. L’inventore di Colpo grosso, ora ministro per lo Sviluppo economico, è molto ligio al dovere: deve sbrigare la complicata partita del digitale terrestre, nuove frequenze per i soliti noti (Rai e Mediaset) e meno alle tv locali per darle alle compagnie telefoniche e sostenere Internet mobile incassando 2,4 miliardi di euro attraverso un’asta. L’obiettivo è talmente spregiudicato, e già per questo criticato dai commissari dell’Unione europea, che Romani ha bisogno di un codicillo che lo metta al sicuro dai prevedibili ricorsi al Tribunale amministrativo (Tar) di editori provinciali e regionali, sottoposti a un esproprio “coatto” (è scritto così nel testo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non potendo bloccare un diritto di decine e decine di imprenditori locali, il governo cancella il Tar con un paio di righe altamente incostituzionali: “In ragione del preminente interesse nazionale alla sollecita liberazione e assegnazione delle frequenze, l’annullamento di atti e provvedimenti adottati nell’ambito delle procedure non comporta la reintegrazione in forma specifica e l’eventuale risarcimento del danno eventualmente dovuto avviene solo per equivalente”. Traduzione dal burocratese: di fronte a un atto illegittimo il piccolo editore televisivo non potrà riavere la frequenza scippata, ma solo ottenere un risarcimento in denaro. E chi paga? I cittadini. E quanto? Milioni di euro, per adesso incalcolabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pasticcio di Romani è inevitabile per un governo che, anziché aprire il mercato come richiesto da Bruxelles, deve tutelare il conflitto d’interessi di Silvio Berlusconi. Il passaggio dall’analogico al digitale ha liberato cinque multiplex, cioè i pacchetti di frequenze utilizzabili per la trasmissione televisiva. I multiplex sono spezzettati in tre gruppi e, attraverso un concorso a punti gestito da una commissione nominata dal medesimo Romani, i migliori saranno letteralmente regalati a Mediaset-Rai e i peggiori verranno contesi tra Telecom Italia Media (La7), forse Sky e chi vorrà partecipare. Per giustificare la dilapidazione di un patrimonio statale, nonostante il progetto di banda larga per Internet, le frequenze per le telecomunicazioni saranno recuperate con 240 milioni di euro piluccando un po’ di qua e un po’ di là tra le televisioni locali e poi verranno vendute a Telecom e alle altre aziende del settore. Il governo ha già impegnato i 2,4 miliardi previsti, per ora virtuali, nella legge Finanziaria 2011. Romani ha una doppia missione: incassare quei soldi promessi al ministro Tremonti e blindare il piano per il digitale terrestre. E allora, ecco, arriva la seconda norma, stavolta ad aziendam: “l’Amministrazione competente procede senza ulteriore preavviso alla disattivazione coattiva degli impianti avvalendosi degli organi della polizia postale e delle comunicazioni”. Sulle televisioni locali si abbatterà un tornado, stando alle proteste dei loro esponenti: i canali cambieranno posto sul telecomando, le frequenze verranno sostituite e le reti regionali dovranno rincorrere i telespettatori spaesati. Tremonti si fida così poco di Romani che, per tamponare l’eventuale perdita di 2,4 miliardi in Finanziaria, affila le forbici per un taglio alle risorse dei ministeri. Un bel pastrocchio che danneggia lo Stato e i cittadini, ma protegge Romani e Mediaset. Evviva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Giorgio Meletti e Carlo Tecce&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Il Fatto Quotidiano del 7 luglio&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3383110782922712502?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3383110782922712502/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3383110782922712502' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3383110782922712502'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3383110782922712502'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/07/speriamo-di-no.html' title='speriamo di no'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-593892099730694846</id><published>2011-06-05T14:08:00.001-07:00</published><updated>2011-06-05T14:08:44.532-07:00</updated><title type='text'>movimento 5 stelle</title><content type='html'>http://www.beppegrillo.it/movimento/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;e diamoci da fare!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-593892099730694846?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/593892099730694846/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=593892099730694846' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/593892099730694846'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/593892099730694846'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/06/movimento-5-stelle.html' title='movimento 5 stelle'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1767067806544765220</id><published>2011-05-30T14:56:00.000-07:00</published><updated>2011-05-30T14:58:11.636-07:00</updated><title type='text'>ruby scrive a Woody Allen</title><content type='html'>http://www.repubblica.it/persone/2011/05/30/news/ruby_woody-16964072/?ref=HREC2-10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ruby, appello a Woody Allen&lt;br /&gt;"Fammi diventare la tua Musa"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;stentiamo a credere che Woody si butti nel porno a 75 anni&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1767067806544765220?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1767067806544765220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1767067806544765220' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1767067806544765220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1767067806544765220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/ruby-scrive-woody-allen.html' title='ruby scrive a Woody Allen'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6237118093519092776</id><published>2011-05-30T14:43:00.000-07:00</published><updated>2011-05-30T14:45:19.460-07:00</updated><title type='text'>dopo voto amministrative 2011</title><content type='html'>http://www.repubblica.it/politica/2011/05/30/foto/la_sconfitta_del_centrodestra_secondo_ellekappa-16978213/1/?ref=HRER2-1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal voto si legge chiaramente il labiale di tutta l'Italia: Vattene!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6237118093519092776?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6237118093519092776/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6237118093519092776' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6237118093519092776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6237118093519092776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/dopo-voto-amministrative-2011.html' title='dopo voto amministrative 2011'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8825418494162180279</id><published>2011-05-24T13:02:00.000-07:00</published><updated>2011-05-24T13:19:30.630-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='scontri a genova'/><title type='text'>Genova, ti adoro</title><content type='html'>24 maggio 2011. rai 3 fa vedere i tafferugli tra i "licenziandi" genovesi e le forze dell'ordine. rete 4 passa un secolo a parlare delle ceneri sparate in cielo dal vulcano sailcazzodove. da stomacare. da stare male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora tutti a Genova, come nel 2001. Genova è la città più bella del mondo. E' un porto e come tale è una terra di passaggio, la gente respira il vento, respira il cambiamento ed ha grande capacità di relazione. I Genovesi sanno reagire, capire gli avvenimenti e reagire. Adoro Genova con i lavoratori che si scontrano con i poliziotti con la stessa violenza che sono costretti a subire. Sono operai, portuali, magari figli di portuali. E'gente che si è tirata su con il sudore. Sono persone che non puoi prendere in giro perché ti spaccano la faccia e te lo meriti se sei un cialtrone di governante che malgoverna. Tutti a Genova con il cuore e con lo spirito. A protestare e a menare le mani perché la violenza non è solo quella di chi ti viene a gridare sotto le finestre. La violenza è anche quella di chi guadagna cinque o dieci volte quello che incassi tu e, di te, non gliene frega niente. Lo sanno bene quelli che rischiano il licenziamento e quelli che non sanno più cosa sia il lavoro, quelli che hanno paura da anni, tanto che hanno quasi imparato convivere con il terrore della disoccupazione, e adesso vedono le loro paure farsi più vicine, reali, tangibili. Non mollate, Genovesi. Abbiamo bisogno del vostro esempio, per quanto caparbio e per quanto violento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi tremiamo al pensiero della disoccupazione. Chi comanda deve tremare con noi. Tiriamoli giù come birilli. Che si abituino ad andare a lavorare sotto scorta e sotto le ingiurie della gente comune giustamente, orgogliosamente, incazzata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8825418494162180279?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8825418494162180279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8825418494162180279' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8825418494162180279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8825418494162180279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/genova-ti-adoro.html' title='Genova, ti adoro'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4883759441544747789</id><published>2011-05-23T03:44:00.001-07:00</published><updated>2011-05-23T03:50:23.699-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='isole di plastica - la poesia'/><title type='text'>isole di plastica</title><content type='html'>due isole di plastica&lt;br /&gt;al largo dell'america&lt;br /&gt;galleggiano in un liquido&lt;br /&gt;che oceano ormai non è&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;è il nascondiglio umido&lt;br /&gt;in cui gettare il carico&lt;br /&gt;la conseguenza logica&lt;br /&gt;di questa inciviltà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;gli intellettuali esultano&lt;br /&gt;per l'argomento esotico&lt;br /&gt;la novità geografica&lt;br /&gt;li ha conquistati già&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;sarà la nuova Atlantide&lt;br /&gt;la Terra dei Polimeri&lt;br /&gt;ma i Giapponesi insistono:&lt;br /&gt;Per noi è l'Impero Mu&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;dal ventre delle fabbriche&lt;br /&gt;dove hanno ucciso l'etica&lt;br /&gt;i fiumi della chimica&lt;br /&gt;stanno venendo giù&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;pirati senza sciabola&lt;br /&gt;invadono il Pacifico&lt;br /&gt;coi simboli di un'epoca&lt;br /&gt;che non vogliamo più&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ma siamo tutti complici&lt;br /&gt;se il mare è una discarica&lt;br /&gt;se i nostri sogni affondano&lt;br /&gt;nella mediocrità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ti benedico plastica&lt;br /&gt;perché hai svelato il limite&lt;br /&gt;di questa imperdonabile&lt;br /&gt;perduta umanità&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;chi ci salverà?&lt;br /&gt;chi ha la forza per salvare il mare?&lt;br /&gt;la parola d'ordine è amore&lt;br /&gt;amare il mare amore&lt;br /&gt;chi ci salverà?&lt;br /&gt;chi ha forza per salvare il mare?&lt;br /&gt;ora che ha bisogno di me&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4883759441544747789?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4883759441544747789/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4883759441544747789' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4883759441544747789'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4883759441544747789'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/isole-di-plastica.html' title='isole di plastica'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5652947828566585837</id><published>2011-05-22T23:51:00.000-07:00</published><updated>2011-05-23T00:01:15.107-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='osama bin laden e il mullah omar'/><title type='text'>osama bin laden e il mullah omar</title><content type='html'>la morte di Bin Laden è in linea con quello che si è potuto vedere dal 2001 ad oggi. uso appropriatamente il verbo vedere visto che siamo nel campo dell'invisibilità. chi ha mai visto Bin Laden? appunto. e non era il caso di vederlo nemmeno dopo la morte. sicuri che sia morto? grandi, nel senso di eccezionali, i punti interrogativi che ci permettono di dare un senso a 'ste cazzate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;notare che il cadavere è stato rispettosamente seppellito in mare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ora è morto il Mullah Omar. probabilmente il cadavere sarà rispettosamente sciolto nello spazio secondo il sistema 'ndrangheto-mafioso-rispettoso di chissà quali usanze di cui non sapevamo nulla. da noi spariscono così i testimoni processuali. ma chi se ne frega? nenti vidi nenti sacciu&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5652947828566585837?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5652947828566585837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5652947828566585837' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5652947828566585837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5652947828566585837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/osama-bin-laden-e-il-mullah-omar.html' title='osama bin laden e il mullah omar'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4321684207822436925</id><published>2011-05-19T14:26:00.000-07:00</published><updated>2011-05-19T14:36:24.527-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='perfect day'/><title type='text'>perfect day in internet</title><content type='html'>un perfect day in internet prevede:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) controllo posta elettronica&lt;br /&gt;2) lettura di almeno due quotidiani in rete ("repubblica" e "il fatto quotidiano")&lt;br /&gt;3) grasse risate con beppe grillo, http://www.beppegrillo.it/&lt;br /&gt;ovvero l'unico che riesca a descrivere la realtà, oggi,&lt;br /&gt;mentre il resto del mondo giornalistico tenta di vendervi una lavastoviglie,&lt;br /&gt;un'auto usata o una balla nuova di zecca&lt;br /&gt;4) cultura sportiva con www.tuttomercato.it&lt;br /&gt;5) geografia e storia moderna con http://www.balcanicaucaso.org/&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;se amate il paraguay, scatta il punto:&lt;br /&gt;6) http://www.senatur.gov.py/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4321684207822436925?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4321684207822436925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4321684207822436925' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4321684207822436925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4321684207822436925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/perfect-day-in-internet.html' title='perfect day in internet'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7491249778686540875</id><published>2011-05-14T15:42:00.000-07:00</published><updated>2011-05-19T14:26:49.485-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sorpresa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='nazisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='essere negri e chiamarsi adolf'/><title type='text'>nazismo ebrei e africani (negri)</title><content type='html'>da WIKIPEDIA: http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Hitler&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni studi condotti nel 2010 dallo storico Jean-Paul Mulders e dal giornalista Marc Vermeeren su campioni di saliva di 39 dei parenti ancora in vita di Adolf Hitler, confermano le discendenze ebraiche del futuro Führer. Lo studio ha inoltre accertato anche discendenze nordafricane, avendo trovato il cromosoma Aplogruppo Eib1b1, raro tra gli occidentali ma comune ad ebrei e berberi del Marocco[6][7].&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COME DIRE: SORPRESA!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SE SIETE NAZISTI, FATEVI CONTROLLARE IL DNA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;;-)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7491249778686540875?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7491249778686540875/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7491249778686540875' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7491249778686540875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7491249778686540875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/05/nazismo-ebrei-e-africani-negri.html' title='nazismo ebrei e africani (negri)'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-965447810153690699</id><published>2011-04-27T15:26:00.001-07:00</published><updated>2011-04-27T15:31:48.911-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ottuagenetor'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='terminator'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='alzeimetor'/><title type='text'>terminator 5</title><content type='html'>per convincere gli ultimi ribelli a fidarsi&lt;br /&gt;dei terminator, le macchine hanno inventato&lt;br /&gt;cyborg ottuagenari, con tanto di panchina annessa&lt;br /&gt;e simpatici barboncini da portare a piscare al parco...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;bella la storia nella storia con 'sto cyborg&lt;br /&gt;malato di prostata che ha difficoltà a ricordare &lt;br /&gt;i nomi dei figli e...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...e il resto vedetevelo al cinema&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-965447810153690699?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/965447810153690699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=965447810153690699' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/965447810153690699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/965447810153690699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/04/terminator-5.html' title='terminator 5'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' 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href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8842797559958120253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8842797559958120253' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8842797559958120253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8842797559958120253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2011/04/sai-baba.html' title='sai baba'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' 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value="http://www.youtube.com/v/kP4SBPtzPGk?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/kP4SBPtzPGk?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6829465873008078889?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6829465873008078889/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6829465873008078889' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6829465873008078889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6829465873008078889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/11/iluminados-por-el-fuego.html' title='iluminados por el fuego'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5141369194312254115</id><published>2010-11-08T16:06:00.000-08:00</published><updated>2010-11-08T16:08:47.036-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='battisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='era'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='retage. dal 3/4 al 4/4 senza passare dal via'/><title type='text'>Era</title><content type='html'>nel 1967, credo, battisti e mogol fecero questa chicca in 3/4. noi l'abbiamo rifatta&lt;br /&gt;in 4/4 e con sonorità da videogioco. perché ci piaceva così&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/-4R6T2GheEc?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/-4R6T2GheEc?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' 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rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1272643208984607515</id><published>2010-11-07T13:32:00.000-08:00</published><updated>2010-11-07T13:49:32.382-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='che felicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ah'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='la pensione'/><title type='text'>Arnaldo</title><content type='html'>Un'ombra tra le luci mi lascia perplesso. Ci dev'essere qualcuno là fuori. Ma fa freddo. Perché mi costringono ad uscire? Mi arrendo al senso del dovere. Lo faccio lo stesso, è il mio lavoro. &lt;br /&gt;Trovo Arnaldo, pellaccia cilena. “Che ci fai qui?” “Sto prendendo un po' d'aria. Non ho voglia di tornare a casa, tanto non riesco a dormire”. Abita nell'appartamento 31 della palazzina rosa. “Non è che stai aspettando qualcuno? Se vuoi lo aspetto io, quando citofona gli apro il portone e te lo mando...”. “No. Ho proprio voglia di prendere aria. Sto pensando. Mi è tornato l'aneurisma e devo essere operato”. &lt;br /&gt;Allora mi ricordo di come è arrivato qui. In Italia da dodici anni, aveva una  moglie da cui è nato il piccolo Antonio. Aveva un lavoro e una vita normale, con in più la passione per il calcio. Giocava così bene che lo pagavano per fare allenamenti e partite con una squadra di bassa categoria. Alla fine del mese prendeva due stipendi e stava da dio, nonostante il divorzio. &lt;br /&gt;Poi, una sera, era uscito a bere qualcosa. Tra una birra e l'altra si era fermato a fare pipì in una piazzola, una rotonda nel traffico della litoranea. Lì, col pisello in mano e la vergogna nel cuore, l'aveva sorpreso un aneurisma che gli aveva spento completamente la luce, per un paio d'ore. Dopo si era svegliato da solo, sdraiato, paralizzato e incapace di gridare aiuto. Un passante lo aveva salvato soccorrendolo nonostante l'imbarazzante posizione a patta aperta. E poi, in ospedale, c'è stata una lenta ripresa, lenta ma totale. Dopo qualche mese era tornato a muoversi in completa autonomia. Secondo alcuni medici, era una specie di miracolato. Adesso stava lì, davanti a me, con la faccia stranamente gonfia. “Sei gonfio in faccia” dico spietato. “Saranno i medicinali. Mi stanno dando delle robe e poi, il mese prossimo, mi rioperano”. È come uno zombi in delirio. La pelle lucida e le guance gonfie. Lo sguardo perso. Biascica qualche incerta protesta verso il governo. Prende 267 euro al mese di pensione di invalidità. 267 euro e basta. Neanche gli arretrati ha preso, perché non spettano a chi non ha la “carta” di soggiorno. Il “permesso” di soggiorno è considerato insufficiente. Sembra un cavillo terminologico. L'ennesima beffa cui porgersi proni. Una minuscola casa in un residence per emergenza abitativa, niente lavoro e niente automobile, moto o bici. Niente. Non può più lavorare e non può più giocare. Dovrebbe stare seduto davanti ad un computer, che non ha, e trascorrere l'esistenza così: immobile per non morire. A 32 anni non è il massimo della vita, forse è vicino al minimo. Potrebbe, mi dice, tornare al suo paese dove l'assistenza è gratuita. Ma suo figlio? Rimane qui per lui. Forse a morire qui, per lui. E domani è il suo compleanno, compirà 8 anni. Faccio una pausa di riflessione che dura mezzo secondo. Poi torno in guardiola e prendo qualcosa per suo figlio. Gli regalo tutte le caramelle che ho portato. Un sacco intero che doveva bastare per dieci, visto che domani è Halloween. Se ne va verso la sua abitazione, in silenzio. &lt;br /&gt;Forse adesso riuscirà a dormire. Buonanotte, Arnaldo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1272643208984607515?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1272643208984607515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1272643208984607515' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1272643208984607515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1272643208984607515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/11/arnaldo.html' title='Arnaldo'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4190046891812387367</id><published>2010-10-14T13:57:00.000-07:00</published><updated>2010-10-18T11:04:13.727-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='IL COCCODRILLO COME FA E LA LUNA BUSSò RADIUS LEGGENDE QUESTA BELLA GIOVENTù LO SAI SI PERDE SUI TRAM DELLA FOLLIA...'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='OSCAR AVOGADRO'/><title type='text'>OSCAR AVOGADRO</title><content type='html'>Oscar Avogadro non c’è più…un altro dio che lascia il mondo. Un genio della scrittura,&lt;br /&gt;un padre in sensibilità ed un fratello in semplicità. Un umile, gigantesco scrittore. Se ne va un uomo che chiaccherava con degli aspiranti artisti con la stessa semplicità con cui si parla con i pari. L’abisso in mezzo c’era. Ma lui era un ponte. Come poteva accorgersene? Aveva poco da giudicare, tanto da dare e dire con una penna in mano. Sembrava un uomo normale invece era una sorta d’antenna in grado di captare ed emettere segnali di fumo anche quando la brace non c’era. Testi clamorosi per chi sa cogliere suggerimenti e suggestioni. Radius ci ha costruito una carriera, così come Bertè e altri ancora. Sì, sì lo so che la luna bussò. Il coccodrillo come fa? Come fa? Come fa? Ho visto fior di documentari. Fa un tremolio e una specie di sordo, cupo brontolio. L’acqua allora trema tutta intorno al coccodrillo, e i suoi simili capiscono che ha le balle girate. Oscar, carissimo: se solo me lo avessi chiesto prima. Scusa l’ardire, Maestro. Ti ringrazio, ti ringrazio e ti ringrazio. Ci vediamo più in là, se non ho sbagliato ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L’umiltà è il più difficile dei sentieri&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4190046891812387367?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4190046891812387367/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4190046891812387367' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4190046891812387367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4190046891812387367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/10/oscar-avogadro.html' title='OSCAR AVOGADRO'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3064029013011333561</id><published>2010-05-01T13:55:00.000-07:00</published><updated>2010-05-01T13:57:11.735-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='achille peleo tetide e compagnia bella'/><title type='text'>Achille</title><content type='html'>Peleo, come al solito, era uscito. Tetide prese Melostene, il primo dei suoi figli, e lo immerse nelle acque del fiume Stige. Poi lo appoggiò al muro e gli disse bonaria: “Stai fermino un attimo che adesso mamma fa un esperimento”. Indi gli scoccò una freccia addosso e il dardo lo trapassò da parte a parte. Il bimbo spirò davanti ai suoi occhi e lei, scrupolosa, annotò sul diario: “Levare la maglietta al bimbo prima di immergerlo”. Mentre Zeus, magnanimo, resuscitava il fanciullo, la nereide, per capire se aveva visto giusto, diede una martellata alle parti scoperte, quelle che erano venute a contatto diretto con le acque miracolose, e il martello si frantumò come fosse di zucchero. Melostene, rinvenuto, si calò dalla finestra per fuggire in Tessaglia. Allora Teti, come la chiamavo io che ero uno di famiglia, prese Piombinus, il secondo figlioletto, e lo immerse nelle acque magiche avendo cura di spogliarlo completamente. In quel mentre suonarono alla porta. Lei corse a vedere chi era e si trovò innanzi il centauro Chirone con cui aveva una mezza storia adultera: “Chirone, scusami ma adesso non posso”. Sbatté la porta e tornò nel laboratorio. Dopo di che annotò sul diario: “Ricordarsi di estrarre il corpo del pupo prima che anneghi e diminuire i pesi legati alla caviglia di almeno un terzo. Sennò non galleggia”. Zeus resuscitò anche il secondo fanciullo ma cominciava ad essere piuttosto preoccupato della salute mentale della diletta Teti. Piombinus, fatte le valige, partì per l'Eubea. Il quartogenito, il biondino che poi sarebbe diventato il leggendario guerriero che infiniti addusse lutti agli Achei, sbirciava da dietro una porta gli esperimenti della madre tutta indaffarata a creare la leggenda. Quella lo chiamò: “Achille!” ma lui prese tempo e lanciò in mezzo al laboratorio i gemelli Caìneo e Abelào. In fondo quei due erano nati prima di lui (terzogeniti a pari merito) e non se ne poteva più del loro continuo litigare. La madre, che li sopportava ancor meno, li scansò innervosita e gridò: “Achille! Vieni subito qui!”. Il pelide non poté sottrarsi. Teti lo prese per un un tallone e lo immerse, curiosa, nelle acque lucenti. Un'apnea di pochi secondi e poi lo estrasse sbattendolo qua e là sui mobili in roccia e legno sacro. Il corpo rimbalzava con rumore metallico. Il bambino era comunque integro e sano. “La sua pelle è più dura di una corazza spartana” annotò la semidea. Si accorse, però, che il tallone era asciutto e lo pizzicò con violenza per saggiarne la natura. Achille svenne, sopraffatto dal dolore. “Ho sbagliato ancora” pensò Tetide “Ma con l'ultimo non sbaglierò”. Preparò uno spiedo gigante e chiamò a sé il giovane Sfortunio che, molto ma molto suo malgrado, fu calato nelle fredde acque stige senza che alcuna parte visibile del suo corpo rimanesse asciutta. E i gemelli sgranarono gli occhi e smisero per sempre di litigare, mentre Achille capì che era l'ora di visitare la Colchide e da allora lo chiamarono “Pie' veloce”. Perché nella Colchide ci arrivò in un giorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3064029013011333561?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3064029013011333561/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3064029013011333561' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3064029013011333561'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3064029013011333561'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/05/achille.html' title='Achille'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3842112781197470339</id><published>2010-03-21T09:27:00.000-07:00</published><updated>2010-03-22T06:25:45.523-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='paraguay tramite youtube filmati su indigeni e carceri guarany'/><title type='text'>Paraguay</title><content type='html'>Del Paraguay non si parla mai. Eppure è un paese affascinante, non solo perché ci è nata metà della mia famiglia, cosa che a me basterebbe. È un paese in cui sono ancora presenti popolazioni indigene, di quelle con arco e frecce, senza indole competitiva commerciale, poveri quindi ma discendenti di veri guerrieri e ancora in grado di chiederti se sei felice e non quanto guadagni. Il popolo del Paraguay è bilinguista: tutti parlano castellano e guarany. Per le notizie su popolazione territorio ecc ecc leggetevi wikipedia o un'altra guida internet.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Paraguay&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che ho cercato di capire io è l'animo di un popolo da ciò che le maglie di youtube lasciano passare, e non è poco quello che filtra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se volete farvene un'idea, io ho fatto questo viaggio mentale a puntate ed ora ne scarico un po' su 'sta pagina fresca fresca. Venite gente venite. Si dà un occhio oltre oceano. E speriamo che serva a qualcosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Notate, vi prego, una certa erre moscia alla veneziana tipica dei paraguayos. il resto notatevelo da soli)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_fKx799rAIo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/_fKx799rAIo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/zj56eBhWvBA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" 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/&gt;gracia sobre todo a ecocultura tv&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/REWAYjeok30&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/REWAYjeok30&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="480" height="385"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/OChJqm6qEQI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/OChJqm6qEQI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" 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Era un tipo mite e dolce e tutti, nel west, lo prendevano in giro. La gente era rude nel selvaggio ovest americano. C'era chi sparava agli indiani, chi rubava, chi assaltava le diligenze, chi si ubriacava nei saloon e poi sparava come un matto addosso alle poche donzelle a spasso, per le vie polverose, tra la chiesa e i campi. Lui non faceva nulla del genere. Il problema di xeT era fisico. Era alto un metro e sessanta (diceva lui) in un'America feroce come quella del 1800. Praticamente un nano visto che, gli altri, se la misuravano al garrese. Lui, per arrivare ai suddetti 160 cm, metteva anche il cappello e gli stivali coi tacchi. Comunque non era tanto l'altezza quanto l'artrosi che gli impediva di cavalcare come un vero cowboy. 'Sta specie di gobba che gli piagava la schiena era un regalo di mamma da cui aveva ereditato fragilità cartilaginea e tosse asinina. Come la sindrome ulnare, carpale, cervicale e lombare. Dio, che dolori che si portava dietro il povero piccolo xeT. Quando aveva 18 anni, completamente devastato dal ginocchio della lavandaia, decise di imparare a sparare. Se solo non fosse stato così miope. Il medico gli disse: “Se perdi un'altra diottria ti compro un bastone bianco e un cane”. “Per ciechi?” “No, costano troppo, basterà un bastardino qualunque. L'importante è che abbia lo sguardo dolcissimo e il muso sofferto. Sennò l'elemosina chi te la sgancia?” Chiunque altro si sarebbe gettato sotto il treno per Yuma. Ma lui era xeT, e schiumava d'orgoglio. Non poté e non volle darsi per vinto. Inoltre, particolare da non trascurare, non aveva alcuna idea di dove fossero Yuma e quel cazzo di treno. Chiedendo soldi a tutti i suoi amici (tutti e due), riuscì a comprare un revolver e cento cartucce. Uscì dal paesino e cominciò a sparare ad un vecchio cactus là in fondo. Dopo che ebbe scaricato il primo tamburo, l'ombra del cactus gli disse: “Señor, por favor... voi yanqui avete sempre voglia di scherzare ma, se continua così, finirà col colpirmi”. Era uno dei campesinos di Ortega, il padrone di tutte le terre intorno al paesino. xeT, mortificato, lo lasciò andare. Ricaricò imperterrito. Doveva imparare a sparare. L'ombra di un vecchio carro conestoga divenne il bersaglio successivo. I quattro buoi morirono tra atroci sofferenze. Sentì le voci di altri campesinos arrivare furibonde e scappò verso il paese per nascondersi a casa di Juanita. Ovviamente, tra la vistosa zoppia, la gobba e la semi cecità, non poté sfuggire all'orda di inseguitori. Fu raggiunto proprio innanzi alla porta della sua amata dove lui gridò invano il nome della fanciulla: “Juanita!”. Ma dal saloon, dove lei lavorava come entreneuse, uscirono solo grasse risate. E questo era solo il primo capitolo. Nel secondo, il Nostro cavalcò per anni nelle pianure dell'ovest imparando poco o niente, tanto era inetto. Ma con quel cappello a larghe falde e il foulard al collo si sentiva un dio, nell'immensità delle praterie americane. Un giorno fortunato, forse l'unico giorno fortunato di tutta la sua vita, incontrò tiK Sarcon: un tipo ben più grande di lui, oltre la mezza età, pieno di saggezza e consiglio. tiK Sarcon lo prese a ben volere. Gli insegnò a sparare mostrandogli come coordinare quei moncherini storpi che gli pendevano a lato del corpo. Gli spiegò concetti come “estrazione” e “velocità”, “origine del suono” e “fuoco amico”. Quest'ultimo concetto glielo dovette spiegare per forza la seconda volta che xeT gli sparò addosso, tranciandogli l'alluce, mentre mirava ad un crotalo. Anche xeT, quella volta, perse un alluce. Mentre il giovane piangeva, il vecchio tiK gli ricordò che “la legge del taglione” era alla base di ogni società moderna. Comunque era un caso perduto. Sporco e maleodorante, più per l'alitosi che per la puzza di cavallo, xeT trotterellava come un cagnolino dietro 'sto barbagianni “sottuttoio” rimediando figuracce estreme in ogni angolo del saxeT. Le denunce per lesioni gravi e colpose fioccarono al di qua e al di là del Rio Bravo finché il sodalizio tra i due pards raggiunse un punto morto. Per rivitalizzare la combriccola, il fato birbone e pazzerellone fece aggregare ai due un mezzo sangue (gay) di nome 'Mburukuyà: per gli amici regiT. Per un po' il trio girò senza meta oltre i confini dello stato. Ma più si addentravano nelle terre sconosciute, più tiK faceva l'occhietto a regiT e l'altro sorrideva sornione. La tentazione era troppo forte. Finirono col cedervi. Abbandonarono xeT in mezzo al deserto senz'acqua e senza pistola così che non potesse far danni, mentre moriva di sete. Lo seguirono a breve distanza finché, finalmente,  il maldestro pistolero tirò le cuoia vicino a Pueblo Escondido. E lì si trasferirono. Gli Apache, da principio diffidenti, finirono con l'adorarli per quei modi tutti affettati ed effeminati che li contraddistinguevano. Li adottarono come mascotte e, per non essere politicamente scorretti, quando parlavano di loro usavano l'espressione “Eurialo e Niso”. E vissero per sempre felici e  contenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8044402067485312134?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8044402067485312134/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8044402067485312134' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8044402067485312134'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8044402067485312134'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/xet.html' title='xeT'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1327383202173876353</id><published>2010-01-19T13:35:00.001-08:00</published><updated>2010-01-19T13:35:16.612-08:00</updated><title type='text'>formidabili quegli anni</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/2lOrwLu8sjA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/2lOrwLu8sjA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1327383202173876353?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1327383202173876353/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1327383202173876353' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1327383202173876353'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1327383202173876353'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/formidabili-quegli-anni.html' title='formidabili quegli anni'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5613654139481646646</id><published>2010-01-19T13:27:00.000-08:00</published><updated>2010-01-19T13:32:55.616-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='proposta di matrimonio geniale'/><title type='text'>la donna da russia</title><content type='html'>Ciao da Russia a Lei lo sconosciuto eccellente!!!&lt;br /&gt;Non so come posso iniziarLe la mia lettera.&lt;br /&gt;Ma spero che Lei leggera questa lettera con interesse, LA SUA FELICITA e POSSIBILE IN QUESTO!&lt;br /&gt;SPERO CHE LEI LEGGERA QUESTA LETTERA MOLTO ATTENTA!&lt;br /&gt;PER FAVORE, CI VORRA SOLO 5 MINUTI, MA PROBABILMENTE LA MIA LETTERA CAMBIERA LA SUA VITA...... PER IL PRIMO!!!&lt;br /&gt;QUESTA LETTERA D'AGENZIA DI DATAZIONE D'INTERNET.&lt;br /&gt;GLI DIEDI QUESTA LETTERA E A ME HA DETTO CHE LORO MANDERANNO LA LETTERA&lt;br /&gt;ALL'ITALIA.&lt;br /&gt;Questa lettera sara corta, penso. Ma se Lei mi rispondera scrivero piu su me e sulla mia vita.&lt;br /&gt;Sono da citta di Russia Kazan.&lt;br /&gt;Ho capelli neri, gli occhi marroni. Le mie misure: 32B -&lt;br /&gt;24 - 34, Altezza: 170 centimetri, Peso: le libbre di 65 chilogrammi sono la donna di 27 anni.&lt;br /&gt;Perquisisco della meta unica e unica alla ricerca. Cerco non semplicemente l'uomo perquisisco dell'amico alla ricerca,&lt;br /&gt;l'amico true su tutta la vita.&lt;br /&gt;Io la ragazza calda, tenera, gentile. E un po' di su me: mi piace creare una comodita,&lt;br /&gt;Mi piace quando a casa bene e facile, io moderatamente serio, responsabile,&lt;br /&gt;La ragazza corretta. Inoltre io romantico, sensibile, capiente ed emotivo.&lt;br /&gt;Sono capace di riguardare di problemi d'umorismo ed essere allegro.&lt;br /&gt;Per me in solitudine la vita perde il significato che appassisco come un fioretto.&lt;br /&gt;Su semplicita posso dire che mi aprii come il libro. Devo esser letto solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosi, per favore, mi scriva solo alla mia POSTA ELETTRONICA personale:  pit*********@lavabit.com&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spero che Lei avra l'interesse dopo lettura della mia lettera.&lt;br /&gt;Anche ho l'interesse anche. Per favore mi dica: 1 - Il Suo nome? 2 - La Sua citta? 3 - La Sua eta?&lt;br /&gt;4 - Mi mandi la Sua fotografia anche?&lt;br /&gt;Ok, mi chiudero per adesso, ma aspettero la Sua risposta cosi tanto!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attesa per la Sua risposta,&lt;br /&gt;La donna da Russia per relazioni serie.&lt;br /&gt;P.S. Le mando la mia fotografia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5613654139481646646?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5613654139481646646/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5613654139481646646' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5613654139481646646'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5613654139481646646'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/la-donna-da-russia.html' title='la donna da russia'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7993568489707105185</id><published>2010-01-18T23:23:00.000-08:00</published><updated>2010-01-18T23:31:23.273-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SCRITTORI PRECARI SPETTRI DEL VISIBILE GENTE DE BORGATA DE CORE &apos;NZOMMA'/><title type='text'>ORO</title><content type='html'>Un sabato sera, verso le 21:30, Alighiero Guttenheim, scienziato pazzo di origine tedesca ma residente a Cologno Monzese (Mi) trovò la formula chimica vanamente cercata da tutti gli alchimisti di ogni tempo e nazione. La famosa pietra filosofale, il mitico agente in grado di trasformare il piombo in oro, era nelle sue mani nelle vesti di piccola e complessa formula chimica. Ma il genio era andato oltre: stando ai suoi calcoli, il procedimento rivelato avrebbe potuto trasformare in oro qualunque metallo. Qualunque! Passò tutta la notte in piedi, a chiedersi come utilizzare tale prodigiosa formula per aiutare l’umanità intera e non le solite multinazionali arraffa tutto. L’ideona, che potremmo sintetizzare nel motto: “Ora lo dico a tutti”, gli venne all’alba e decise di comunicarla direttamente a tutta l’umanità. Siccome era uno scienziato pazzo, sapeva bene come entrare di straforo sui segnali televisivi altrui, e lo fece. Gli servivano solo una grossa fonte di energia elettrica ed una stazione televisiva abbandonata ma ancora perfettamente funzionante. Controllò un po’ in giro ma non ne trovò alcuna disponibile perciò saltò direttamente al piano B. Intorno a mezzogiorno, armato di una pistola giocattolo, si presentò all’ingresso degli studi televisivi di una nota emittente privata. Lo sguardo alla Mengele e l’accento teutonico paralizzarono i custodi che furono facilmente disarmati e legati nella guardiola. Penetrato all’interno, dopo qualche infruttuoso tentativo trovò finalmente uno studio aperto e vi si introdusse guardingo. Giravano un vero telegiornale stile novella 2000, indegno e inguardabile, e ciò tolse allo scienziato ogni scrupolo residuo. Chiuse in bagno tutti i presenti, uno ad uno, cominciando dal personale tecnico in cabina di regia e proseguendo fino ai cameraman e agli elettricisti. Il bagno era molto grosso. Quando la tipa che leggeva sul gobbo le voci di gossip (spacciandole per notizie del giorno) si accorse di essere rimasta sola disse: “Ed ora la pubblicità”. Poi, spingendo sulla sedia girevole, cercò di togliersi dai piedi. L’inventore la fermò: “Stia qui, per favore. Ho bisogno di un testimone”. La sdraiò per terra, fuori dall’inquadratura ma a meno di un metro da sé. Tenendo la pistola in grembo, si mise al posto della ragazza e cominciò: “Posso fare qualcosa per voi, per tutta la gente in ascolto. Posso cambiare molte vite ma non so da dove cominciare. Credo che tutti i conflitti moderni e attuali nascano da dispute sui confini territoriali e per lo sfruttamento di materie prime. I nostri dolori quotidiani, invece, sono dovuti in genere all’assenza di denaro. Per la terra non posso fare nulla ma ho scoperto un procedimento che trasforma i metalli non preziosi in oro. Oro! Vi fate i denti d’oro, le montature degli occhiali, i gioielli, le fedi nuziali. Lo usate come conduttore, ne trovate un po’ nei meccanismi elettronici più sofisticati. Ma cos’è l’oro? È il metallo che, spesso, è più rosso del sangue degli uomini che lo hanno raccolto e di questo non frega niente a nessuno. È incorruttibile ma serve a corrompere, è il simbolo luminoso delle nostre miserie, è il vessillo più alto della vanità umana. L’oro è uno dei dieci grandi motivi per cui il mondo va come va. Una volta, “oro” significava denaro: uno Stato emetteva moneta per quanto oro possedeva nelle sue casse. Oggi non è più così ma l’oro è ancora molto importante. Ebbene, io ve ne darò quanto ne vorrete. Datemi una mano e saremo tutti ricchi. È una promessa”. Scappò via. Non era molto contento di come lo aveva detto. Ad ogni modo, l’annuncio era stato fatto ed ora bisognava mantenere la promessa. Era una promessa da marinaio ma, lui, ancora non lo sapeva. Appena arrivato a casa, trovò la polizia ad attenderlo. Si arrese subito: cosa potevano fargli? La formula era impressa solo nella sua mente e nessuno poteva cancellarla o estorcergliela con la forza. Nel caso, avrebbe mentito. Il risultato sarebbe stato un fiasco e lui sarebbe stato rilasciato. Una volta giunto al commissariato, il graduato che l’aveva preso in custodia in attesa del pubblico ministero, si presentò così:&lt;br /&gt;“Lei è veramente in grado di fare quello che ha detto?”&lt;br /&gt;“Ovviamente”&lt;br /&gt;“Mi farebbe vedere?”&lt;br /&gt;“Non è così semplice. Occorre tanta energia e altre cose che non ho con me…”.&lt;br /&gt;In quel momento entrò il pubblico ministero che capì di avere interrotto una tresca freschissima. Ordinò al graduato di uscire poi sfoderò il suo più ampio sorriso:&lt;br /&gt;“Esimio dottor Guttenheim, che piacere conoscerla!” Suonava falso come un violino di gomma. Guttenheim gli strinse la mano ma aveva già capito che quell’uomo stava leccando spudoratamente. L’altro, dopo una lunga chiacchierata comprensiva di occhiata affettuosa alle foto di famiglia, concluse serafico: “Maestro, io non ho motivo di trattenerla. La pistola era di plastica, lei ammette le minacce e la violazione di proprietà…Vada a casa tranquillo che penso a tutto io. E si ricordi di me, la prego”. All’uscita lo aspettava un gruppo di Carabinieri.&lt;br /&gt;“Venga con noi”. Guttenheim non si oppose. Lo portarono in una caserma dove gli agenti del Sismi volevano interrogarlo. Appena entrato nella saletta sentì come uno sparo. Era una bottiglia di Dom Perignon riserva del ’97. Offrivano i contribuenti. Quando i fiumi di champagne smisero di schiumare, ancora ebbro, l’anziano inventore fu portato a casa su una limousine. L’agente del Sismi che lo accompagnava parlò a lungo della propria famiglia, di grandi progetti e dei suoi solidi principi morali. Gli mostrò le foto della moglie e dei bambini. In mezzo aveva anche la foto autografa di Cossiga ritratto in alta uniforme con un gladio in mano. Stava nascendo un’altra grande amicizia. Riuscì a rientrare in casa solo il giorno dopo perché prima lo sequestrarono: la Finanza, il Sisde, un finto gruppo della CIA e due veri vescovi inviati dalla Santa Sede. L’amicizia e l’allegria si consolidano nell’oro. Che bello. Aveva capito che tutti avevano bisogno di lui. D’altronde lui aveva fatto capire a tutti di essere disponibile. Adesso aveva solo voglia di portare a termine l’esperimento. La base del procedimento era una grande quantità di energia. Solo una centrale atomica poteva realizzare in fretta il sogno di Guttenheim. E i Russi arrivarono per ultimi ma con la carta vincente in mano. Bussarono alla porta ossequiosi come i Re Magi e, con un eterno sorriso alla vodka stampato in faccia promisero, se necessario, una nuova Chernobyl. “Se occorre si fa”, era il loro motto. Guttenheim ne fu stregato. La comitiva di battone escort extralusso incluse nell’offerta, addolcì il grave momento della firma. A 72 ore dal suo annuncio televisivo, lo scienziato non più tanto pazzo si ritrovò nella fredda ma ospitale Mosca a smanettare su dei macchinari avveniristici. Con un flute colmo di spumante in mano e un codazzo di scienziati al seguito girava per il laboratorio atomico pensando: “Che tempi. Cambiamo principi e direzione senza quasi capire come”. Nel contempo, in Italia, le forze dell’ordine si rimpallavano la responsabilità della scomparsa del “Genio di Cologno” come era stato ribattezzato dalla stampa. Il Sismi accusava il Sisde di essere deviato, il Sisde ribatteva che loro potevano, forse, essere deviati ma al Sismi erano proprio sodomiti. Il governo, colto impreparato, dava la colpa ai comunisti. Le solite cose, insomma. I Russi in Russia entrarono nella centrale atomica/laboratorio portando una risma di giornali italiani. Risero di gusto, assieme al Guttenheim, leggendo i titoli principali poi decisero di avviare l’esperimento.&lt;br /&gt;“Raggio di portata?”&lt;br /&gt;“Più o meno 10 km. Tutto il metallo da qui al Grande Raccordo Anulare Socialista diventerà oro. Dovrete emanare delle leggi per la raccolta”&lt;br /&gt;“Non serve. Qui la gente ha ancora paura del governo e il passaparola funziona perfettamente. Abbiamo già fucilato 3 presunti raccatta oro di frodo. Vedrà che terranno tutti le mani a posto. Procediamo?”&lt;br /&gt;“Procediamo!”&lt;br /&gt;“Aspettate! E le radiazioni che colpiranno i cittadini?”. I Russi si guardarono un attimo smarriti. Poi: “Ahahahahahahah!...Prego, procediamo”.&lt;br /&gt;Al “click” fatidico non successe nulla. Le 200 tonnellate di piombo poste al centro della stanza radioattiva erano ancora lì, tutte di piombo. Con gli occhi a forma di gulag, i Russi chiesero spiegazioni.&lt;br /&gt;“Non capisco. La formula dovrebbe funzionare”. Un gelo siberiano scese tra gli astanti. Con tutti gli sguardi piantati addosso, il Guttenheim presagiva una nuova carriera come minatore nelle prigioni di Tunguska. Lì sì che c’è l’oro. Quand’ecco che…”Pic! Poc! Paff!”: con lo stesso rumore dei popcorn nel microonde il piombo si aprì tutto. Ogni lingotto divenne un fiore paffuto di petali grigi arricciati che rivelavano un cuore dorato. E ancora cangiava il metallo fino a mutare completamente in oro purissimo e prezioso. Scattò un applauso sincero, caloroso. Comparve una bottiglia di vodka e i Russi cominciarono a cantare una canzone dannatamente triste. I telefonini squillarono impazziti. Era l’America che si offriva, prona, ai suoi eterni rivali. In cambio di una partecipazione agli utili si sarebbe chiamata C.S.I. America. Avrebbero insegnato il russo obbligatorio nelle scuola della California. Cuba sarebbe stata liberata dall’embargo e l’Afganistan lo stavano già evacuando. Al posto della Florida sarebbe nata New Israel e la Palestina sarebbe tornata ai confini del 1948.&lt;br /&gt;“E la Cecenia?” chiese un generale&lt;br /&gt;“Beh, cazzi loro” rispose il portavoce degli Stati Uniti, confondendo cafonaggine e urgenza nella stessa, dorata, mancanza di stile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7993568489707105185?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7993568489707105185/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7993568489707105185' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7993568489707105185'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7993568489707105185'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/oro.html' title='ORO'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8127611948392563203</id><published>2010-01-17T03:34:00.000-08:00</published><updated>2010-01-17T03:37:30.238-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='retage. http://www.youtube.com/user/sstteevvan. grazie al grande stevan che ha fatto questo video per noi.'/><title type='text'>domani ho 35 anni e non mi va</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param 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via casilina en rose.'/><title type='text'>retage cool life. retage surprise</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/RgYLo3PTBR8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/RgYLo3PTBR8&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4198281895954430952?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4198281895954430952/comments/default' title='Commenti sul post'/><link 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leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-559773564137015805</id><published>2010-01-17T03:25:00.000-08:00</published><updated>2010-01-17T03:28:13.915-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SEI UNO DI LORO. se ti piace troppo SEI UN COMUNISTA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='retage. se &quot;i ricchi&quot; non ti piace'/><title type='text'>i ricchi</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/R9cv6N5JdDk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param 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type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6126760029215697020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6126760029215697020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/il-professore.html' title='il professore'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-2875989712009801068</id><published>2010-01-17T03:18:00.001-08:00</published><updated>2010-01-17T03:23:22.921-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='inno gay pride'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='evoluzione. birra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ironia o morte. retage'/><title type='text'>dall'altro lato</title><content type='html'>&lt;object width="425" height="344"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/59hWpdpVxSI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/59hWpdpVxSI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-2875989712009801068?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/2875989712009801068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=2875989712009801068' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2875989712009801068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2875989712009801068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/dallaltro-lato.html' title='dall&apos;altro lato'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5988990323528972179</id><published>2010-01-11T13:37:00.000-08:00</published><updated>2010-01-11T13:39:02.436-08:00</updated><title type='text'>senz'auto</title><content type='html'>Muoversi cui mezzi pubblici fa tanto male e fa tanto bene. Bisogna respirare tutti assieme la stessa aria fetida, colma di batteri e scortesia, stando in precario equilibrio sulle gambe, appoggiati a maniglie e pali sempre più sporchi, unti e sudati. Però, almeno, si inquina di meno. E se si ha la fortuna, come me, di muoversi fuori orario e contro corrente rispetto al normale traffico umano, si trova anche posto a sedere. Puoi stare in piedi senza strusciare contro 90 persone sardinate nello stesso autobus, si può fare i galanti con la signora incinta e la vecchietta stanca. Si può addirittura viaggiare con l'occhio curioso del turista e non con quello iniettato di sangue del pendolare deluso e politicizzato: “Governo boia che mi hai ridotto così”. In più si risparmia in benzina e in meccanica, si ascoltano le nuove generazioni chiacchierare del meno e del meno (il più, ahimè, è esaurito da un pezzo). Se la new generation è molto vicina alle orecchie, è quasi impossibile resistere all'impulso di dire: “Ciao! Anche io ho 15 anni! Anagraficamente 3 volte. Sapete suonare la chitarra?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Cronaca di Roma: arrestato un losco individuo su un autobus della capitale. Parlava di musica e politica ad un gruppo di adolescenti decerebrati. Fortunatamente, l'autista ha avvertito la polizia in tempo per il pestaggio delle 18:00. Perché dopo c'era la partita della RRRoma e non è che si possa sempre lavora' de manganello mentre la maggica dà spettacolo all'Olimpico. Co' quello che mme costa sky. E abbiate pazienza”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E allora eccomi qua. 105 minuti per raggiungere il posto di lavoro. Con la macchina ne basterebbero 20. Ma non avrei visto la campagna dal finestrino e le new generation ubriache di nulla. E non avrei potuto commuovermi per pochi grammi di zucchero in bocca alla bambina più bella del mondo. Qui ci starebbe bene una sentita maledizione contro chi ha inventato i poveri ma, coi nobili del terzo millennio -ormai s'è capito – la magia nera non basta più&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5988990323528972179?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5988990323528972179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5988990323528972179' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5988990323528972179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5988990323528972179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2010/01/senzauto.html' title='senz&apos;auto'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6740746443011260078</id><published>2009-10-30T08:50:00.000-07:00</published><updated>2009-10-30T08:51:07.670-07:00</updated><title type='text'>addio montalto di castro</title><content type='html'>c'è un paese d'Italia che è tutto schierato CONTRO quella ragazza che&lt;br /&gt;all'epoca dei fatti era una quindicenne e fu violentata dal branco sedicenne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'amministrazione comunale ha stanziato più di 40 mila euro per &lt;br /&gt;difendere i suoi splendidi pargoli. (probabilmente perché un paio di persone erano tanto care a chi dirige la città?)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in piazza la gente difende quei ragazzi, so' regazzi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;urge una risposta d'orgoglio e credo che l'idea di "telefono rosa"&lt;br /&gt;sia stata disperata e concreta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ovvero: magari si potrebbe evitare di fare turismo a montalto di castro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;in assenza di castrazione chimica, in assenza di vergogna, in assenza di partecipazione al dolore, in assenza di obiettività, in assenza di anima...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;potrebbe doverci bastare la proposta di non fare turismo nell'ennesima landa abbandonata da dio (e dagli uomini, quelli veri.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;poi vorrei sapere se per le vittime di violenza sessuale è stanziato o meno&lt;br /&gt;un qualche aiuto economico. o la febbre suina mi sta dando alla testa?&lt;br /&gt;forse le donne che hanno subito violenza sono talmente tante che un aiuto in denaro sarebbe la tomba finaziaria per il belpaese, già allo sfascio di suo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;donne: non fatevi violentare gratis. usatela bene. usatela per fare carriera. prendetevi la vostra rivincita gonfiando il portafogli, diventate dirigenti e colpiteci dall'alto. tanto noi siamo immobili, fermi, rincoglioniti e attoniti dall'età della pietra. siamo una fotografia. un frame. siamo il passato.&lt;br /&gt;la nostra sconfitta sarà il lifting migliore per questa cultura della minchia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6740746443011260078?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6740746443011260078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6740746443011260078' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6740746443011260078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6740746443011260078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/10/addio-montalto-di-castro.html' title='addio montalto di castro'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8253221115068681254</id><published>2009-10-25T03:03:00.000-07:00</published><updated>2009-10-25T03:04:51.719-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='festival bianca d&apos;aponte'/><title type='text'>Bianca d'Aponte 2009</title><content type='html'>Ho assistito alla prima serata del Festival Bianca d’Aponte, il festival più sincero del mondo o giù di lì. Conduzione familiare o quasi, una montagna di amici mossi (commossi) a edificare qualcosa di solido in nome della musica e del ricordo di Bianca. La caparbietà e la furia organizzativa di Gaetano cominciano a dare i loro frutti. Quest’anno, oltre ai grossi calibri in giuria, c’è un elenco di nomi eccellenti anche tra gli ospiti e la madrina è la geniale Mariella Nava. Lo sfondo del palco è ideato da Cheope e vedere i suoi quadri rappresentati in prospettiva, nel buio, dona alle quinte un aspetto davvero evocativo, davvero inquietante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bianca sarebbe felice. Rispetto agli esordi, il livello musicale delle artiste in gara è salito di tanto. Gaetano mi spiega che ciò dipende dal materiale che arriva. Adesso le adesioni sono tantissime, il festival ha un nome e un’importanza nazionale e la scelta delle finaliste si compie tra tante donne di talento. Tante belle musiche, dicevo, e un paio di geni che lasciano il segno. Voglio fare qualche nome. Patrizia Cirulli ha una scrittura un palmo più alta delle proprie colleghe, canta con una timbrica stranissima, assolutamente da scoprire, e i suoi ritornelli poggiano su un indiscutibile senso/ talento musicale. Ariosa, fresca e felice come i testi che porta in gara. Dopo di lei, metto in luce Katres (Teresa Capuano) che interpreta una melodia bellissima, gioca con la propria vocalità, e tra l’intimo e il gridato raggiunge quel luogo in cui anche la più abusata delle parole suona come nuova.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il resto della truppa alterna buone intuizioni a tanta bottega, ma noi, ci accontentiamo prudenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un discorso a parte merita Iole Cerminara. La sua canzone in gara è in dialetto campano, si intitola Pullicine’ e fa sparire dietro una coltre di stupore le tecniche di canto delle colleghe. Il divario interpretativo è nettissimo. C’è chi arriva tanto in alto da toccare le stelle con la voce (vedi Nancy Pepe), ma l’abilità di Iole Cerminara è qualcosa di straordinario, in questa serata. Ricorda la strepitosa Saluzzo (Nevada) che nel 2005 venne premiata come migliore interprete, sempre con un brano in dialetto. La forza di questo stile è la presenza di tutti gli ingredienti mediterranei, dal fado agli stilemi orientali, un controllo vocale e una cultura di base impressionanti.&lt;br /&gt;Come al solito, la canzone napoletana è un dizionario di bel canto, un turbinio di intuizioni vocali, una grande lezione di gusto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio fare un plauso a Momo che, nonostante abbia delle produzioni e un discreto successo alle spalle, ha avuto l’umiltà di rimettersi in gara. Queste ragazze hanno tutte un coraggio esemplare, hanno tutte una forza che, personalmente non avrò mai. E dolci e decise vanno in pasto alla platea. La sofferenza è visibile nelle loro movenze, nelle mani che si contorcono, nei visi contratti. Eppure fanno quello che devono fare e cantano tutte benissimo. Poche stonature, poche sbavature e tanta, tantissima bravura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo tutto ‘sto cantare al femminile, diventa riposante ed estremamente gradevole l’intervento del collettivo musicale Vitrone Maltempo che canta “Arcobaleni”: una sorta di auspicio, di augurio, una canzone/speranza, una specie di dedica a denti stretti e mani generosamente piene d’amore. Timidi e nobili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so chi abbia vinto, a parte la musica, perché la gara si svolgeva il giorno dopo. So che Gaetano ha costruito quello che voleva, anche alla faccia di chi, come me, non ci ha mai creduto. Un festival patrocinato da assessorato, Regione e dalla Siae, con Avogadro, Cheope, Kaballà, Casale (per fare qualche nome) in giuria, con Mariella Nava madrina della manifestazione e interprete delle canzoni di Bianca, con ospiti del livello di Mario Venuti e giornalisti, televisioni locali e contatti con altre manifestazioni di rango. Fausto Mesolella, il direttore artistico, l’uomo che lavora tutto l’anno per concretizzare, condensare lo spirito artistico in una sera d’ottobre, sta facendo un lavoro straordinario.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8253221115068681254?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8253221115068681254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8253221115068681254' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8253221115068681254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8253221115068681254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/10/bianca-daponte-2009.html' title='Bianca d&apos;Aponte 2009'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4749794779660107644</id><published>2009-07-18T06:29:00.000-07:00</published><updated>2009-07-18T06:30:16.714-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='frati camaldolesi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pornorama'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lo stato della chiesa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='romitaggio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='eremita'/><title type='text'>l'eremita</title><content type='html'>Nel 2001, il mio placido ateismo scavalcò lo steccato della razionalità e del quieto vivere per abbracciare la pugna contro il clero, reo di avere sbomballato i coglioni a tutte le ultime, innocenti, cento generazioni. Sempre che i calcoli siano corretti: ho diviso 2000 anni di calendario gregoriano per 20. Una volta, una generazione c'era ogni vent'anni. Ora, con l'euro, si conta tutto un po' a cazzo. Colpa dei negozianti ma, di 'sto capitolo infame, parleremo un'altra volta. Volevo vendicare i soprusi e le offese recate ai popoli del mondo dai perfidi togati pregadio e ne avevo ben d'onde. Ci controllano tutta l'esistenza: nascita, alimentazione, riproduzione e istinti sessuali, nonché malattia e morte. Pure l'“Al di là”, se c'è, se lo sono già preso, 'sti furbacchioni. Allora, perché subire senza colpo ferire? Perché non usare l'arma più efficace e temuta dagli sgherri pontifici? Alludo al cervello, all'intelligenza, alla materia grigia. Sicché, un dì mi convinsi che sarebbe stato mio dovere fare ricorso al più feroce sarcasmo, alla più caustica ironia, alla più sacrilega delle mie astuzie per rendere al nemico la pariglia. Il piano era semplice: dolevo portare scompiglio tra le fila dei credenti. Ma a me non bastava un credente qualunque, io volevo il credente “tipo”. Attaccai, nefando, un convento di frati camaldolesi, ai miei occhi i più fragili e indifesi tra tutti i salmodianti, visto l'esiguo numero che ne componeva la schiera. Controllai su internet quali monasteri offrissero ospitalità nella mia regione. Individuai un eremo solitario frequentato da soli cinque frati le cui celle silenziose venivano affittate esclusivamente a confratelli, sempre che ne fosse provato l'urgente bisogno e previa autorizzazione vescovile. Mandai la prima mail spacciandomi per Frate Crocetto da Morrone, al secolo Ing. Cajetani, figlio di gloriosa stirpe e discendente diretto del grande Bonifacio VIII. Mi credettero. I frati son gente di cultura e il roboante cognome che mi ero appioppato allontanò ogni dubbio dalla mia persona. Ai loro occhi ero il solito confratello pieno di soldi e di remore che cercava un po' di tregua da questo mondo corrotto. Giunto alla sacra soglia mostrai un'autorizzazione falsa come una Ferrari made in China ma i custodi della fede non se ne accorsero affatto. Mi perquisirono il bagaglio. Volevano impedire che qualunque oggetto non necessario entrasse nel monastero. Quando arrivarono al pacco di giornali contenente 50.000 euro sbalordirono:&lt;br /&gt;“Fratello, a cosa serve sì impegnativa somma si danaro?”&lt;br /&gt;“È solo un piccolo cadeau, fratelli miei. So bene che per rifare gli affreschi alla cappella abbisognate di grandi capitali e non è facile per voi procurarvi l'argiant. N’est pas?”&lt;br /&gt;Il mio francese li convinse. Poche ore prima, la mia “calibro nove” aveva convinto il direttore di una filiale di banca a svenarsi per evitare l'avvelenamento da piombo. Molto piombo. Tutto nel cranio glielo mettevo, se non mi dava i soldi. I frati smisero di perquisirmi e gioirono di tale pensiero. Finalmente potevano mettere a posto parte dell'antico monastero. Erano felici come bambini. Mi accomodai nella mia cella, una roba che neanche al braccio dei 41 bis all'Asinara, tanto era piccola e umida. Ma feci buon viso a cattivo gioco. E il mio gioco era appena cominciato. Il doppio fondo della valigia conteneva di tutto. Altri 200.000 euro in contanti, sigarette di contrabbando e wisky per tutti, ma non era il momento di tirare fuori la mercanzia. Con il telefonino feci per chiamare il mio amico Dario detto: “Pornorama”, ma quel fottuto attrezzo non prendeva. Incredibile, non c'era campo. In pieno terzo millennio c'è ancora qualche angolo remoto in cui non avevano piazzato un benedetto ripetitore. Eccheccazzo, che sfiga. Ma mica mi fermavo lì. Lisciai un po' il pelo all'abate barbuto e gli scroccai una telefonata dal fisso. Pornorama fu preciso e puntuale. A mezzanotte sentii la sua macchina frenare sotto le mura del giardino. Uscii come un topo a ritirare il pacco che mi lanciò da questo lato del frataio. Tornai lesto a dormire in cella. La mattina seguente Frate Innocenzo si recò in cucina a preparare il desco e trovò una decina di riviste porno bene i vista sul tavolaccio di legno. Io, appostato in un angolo da un'ora, uscii sgranando gli occhi di finto stupore: “Fra Innocenzo, che leggete?” “Bontà divina, non saprei. In verità non è cosa mia. L'ho solo trovata lì, sul tavolaccio”. Gli feci un sorriso di comprensione: “Non dovete vergognarvi. Ho girato tutti i monasteri d'Italia e vi assicuro che altri fratelli peccano in misura molto maggiore. Comunque, non è di voi che dovete preoccuparvi. Pensate piuttosto alle povere pecorelle di Dio che, invece di seguire la via di Cristo, si perdono sul sentiero della lussuria. Guardate! Non dovremmo pregare per loro?”. Così dicendo, srotolai il paginone centrale di Le Ore. Frate Innocenzo si fece tutto rosso in viso e corse a fustigarsi nella propria comoda cella (comoda un cazzo, il massimo del comfort era un cuscino sulla nuda branda di faggio).&lt;br /&gt;“Massì, vai a fustigarti col cilicio, che ti passa”, pensai. Il primo amo era stato lanciato. Adesso il pesce non scappava più. “Collega?” gli gridai dietro “ce lo avete un computer?”&lt;br /&gt;Ovviamente, non mi rispose nemmeno. Sentii la porta della sua cella sbattere e, poi, nulla.&lt;br /&gt;“Amen”, dissi ad alta voce. Lasciai la mia cella aperta. Sul tavolino c'era il mio portatile acceso e, in loop andava un film di bondage estremo. Casomai fosse passato qualcuno, non avrei perso tempo prezioso. Andai a disturbare gli altri frati che, intanto, raspavano nell'orto. Silenti e operosi, curavano le piante officinali come fossero bimbe appena nate. Erano dolcissimi da guardare mentre si muovevano con sapienza tra foglie e steli, gemme e radici. Sporchi di terra ma immacolati nel cuore. Fratello Candido era la mia prossima vittima.&lt;br /&gt;“Eccoti qua!” esordii cameratescamente “ti ho portato tutto quello che mi hai chiesto ieri notte”. Gli lanciai una stecca di goluase senza filtro e aggiunsi: “Fattele bastare che non ne ho più. Ah, quasi dimenticavo: il vostro whisky è una bomba. Mi venisse un colpo se ho mai assaggiato qualcosa di simile. Ma dove hai detto che lo fate?”. Non attesi risposta perché Frate Candido era sordomuto. Io lo sapevo, ma sapevo anche che loro non sapevano che io sapessi. Il frate malcapitato non aveva capito una ceppa di quanto avessi detto, perché parlavo guardando i suoi amichetti per cogliere le loro espressioni stupite. Altro virus inoculato: niente di peggio del dubbio per intaccare la solidità di un gruppo. Più tardi piombai in cucina. Tre guerrieri di cristo preparavano il pranzo facendo bollire delle verdure in un calderone. “Dove lo nascondete il caffé, vecchi furfanti? Ho trovato solo l'orzo ma quella è roba per poppanti”. Fra Giulivo mi si avvicinò a chiedere in un sussurro: “Davvero fratello Candido ti ha dato del whisky?”. Io, intanto, tiravo fuori da una tasca una moka da sei tazze, caricata a caffé misto “neve colombiana”. La poggiai su un fornello. “Perdonami, fratello. Ho peccato due volte: prima a gustare una bevanda del demonio e poi a sputtanare il sordomu...ehm, frate Candido”. Frate Giulivo protestò qualcosa di incomprensibile sulla mancanza di discrezione negli ambienti conventuali mentre mi avvicinavo alla pentola delle verdure. Con un movimento fulmineo rovesciai della polvere azzurra nel brodo profumato. “Cos'era quello?” “Non ti sfugge nulla eh, vecchio mio? Era polvere magica. Dopo pranzo mi ringrazierai”. Mi avrebbe ringraziato eccome. Il viagra va preso almeno un'ora prima della festa, altrimenti la spranga non fa l'alzabandiera. La moka borbottò sul fuoco. I frati si illuminarono: “Un caffè vero! Posso assaggiarne un po'?” Lo servii a tutti con un sorriso sornione. Mancava poco alla botta finale. Finito che ebbero il pasto frugale, le menti cominciarono a fremere sotto la spinta della coca ma gli ingenui ancora credevano che fosse opera della caffeina. Li vidi spingersi e azzuffarsi per un'ultima mestolata di brodo. E il bello doveva ancora arrivare. Puntuale come un bolletta della luce si sentì il campanello suonare. Dissi ai confratelli: “È per me. Mentre vado ad aprire, qualcuno mi porterebbe la valigetta che ho lasciato nella mia cella?”. Ormai erano in balia delle sostanze allucinogene che avevo sparso un po' dappertutto. Sull'uscio mi aspettava Pornorama con un pulmino pieno di escort da mille e una notte (e duemila a botta). Le feci accomodare con grandi sorrisi e scusandomi per l'ambiente umido. I frati erano lì, tutti eccitati e paonazzi. Mancava solo fra Modesto che giunse trafelato dalla mia stanza, la valigetta stretta tra le mani, lo sguardo sconvolto da qualche visione inaudita. Gli chiesi: “Hai spento il computer?” ma non rispose, per la vergogna. Lo tranquillizzai con un sorriso e mi rivolsi al gruppo: “Ora che ci siamo tutti, vi presento le mie nipotine. Sono sicuro che avrete molte cose da dirvi”. Fu come aver mostrato la cioccolata a dei bimbi in astinenza. Dalla ventiquattrore tirai fuori una video camera ultraleggera e iniziai a filmare gli intrecci spontanei di carne cruda che prendevano vita tra i tavolacci di legno. Mentre i vetusti clericali menavano vigorosi colpi di mazza e randello, io pensavo a come titolare la pagina web in cui avrei scaricato il materiale. “Monaci, manici e maniaci”?. Oppure: “Tra i vecchi frati c'è un randello che...”? “Sotto il vestito, tanto”? Sarebbe stato meglio: “Viagra mon amour” o “Porgi l'altra chiappa”? “5 frati dentro una escort”? Forse un titolo polemico: “Lo stato della Chiesa”? Decisi che mi sarei fatto consigliare da Pornorama che, in quanto a naming, non si fa battere da nessuno. I giornalisti arrivarono proprio in quel momento, mentre io, appena a lato dell'orgia, gettavo spruzzi di whisky sul mucchio, tra le risate delle ragazze e i grugniti dei frati infoiati. Con una sola web cam posizionata nell'angolo giusto, avrei potuto vincere il premio Pulitzer (o almeno un telegatto) per la diretta dell'anno. Ma non si può avere tutto, dalla vita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4749794779660107644?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4749794779660107644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4749794779660107644' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4749794779660107644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4749794779660107644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/07/leremita.html' title='l&apos;eremita'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-974250505899247943</id><published>2009-07-08T01:38:00.001-07:00</published><updated>2009-07-08T01:40:13.098-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='replicanti'/><title type='text'>nexus 6</title><content type='html'>Dice bene Gad Lerner quando parla di Chiesa preoccupata nel giudicare il malcostume, il libertinaggio ostentato, la lussuria del potere e dei potenti. La Chiesa sarà preoccupata. Dice bene Gad, quando sottolinea che il primo ministro propone l’ascesa sociale e la felicità come raggiungibili (non “solo” ma, quantomeno, “in fretta”) attraverso la mercificazione di sé. Ma come, altrimenti, raggiungere la tanto sospirata felicità? Con l’arricchimento del sé? Con lo studio e la disciplina? Con il lavoro che non c’è? Con il talento deprezzato? Coi soldi svaniti nei paradisi fiscali? Con la filosofia noiosa e barbosa tanto cara alla sinistra? Coi dibattiti dopo il cineforum? Diciamo la verità: l’obiettivo è lo stesso per tutti. Vogliamo stare meglio, magari bene, meglio se tranquilli e sereni. Quasi quasi provo a fare l’avvocato del diavolo. Il crollo morale italiano dimostra che una maggioranza tele dipendente ha trovato la scorciatoia, in questa già breve vita, per godere un attimo di più prima di scomparire nel nulla. Tanto potere, tanto sesso, denaro, visibilità, ostentazione, assenza totale di scrupoli e pudore e vergogna. Assistiamo creduli alla capitolazione del senso di colpa e al trionfo del “io c’ero”, anzi: “io ci sono”. il senso della vita è sintetizzabile in questo motto storpiato: “Godo, dunque sono”. Come criticare questi gaudenti? Prendersela con loro solo perché godono? Perché sono più fortunati e approfittano di tanta fortuna? Non riusciamo a leggere in tutta questa “frenesia chtorrian” un disperato inno alla vita, un messaggio radioso e danzante contro la morte e l’oblio?&lt;br /&gt;No. Perché dietro la velina che “ce l’ha fatta”, ora che è in tv, ora che il reddito si è alzato anche se è dovuta andare a letto con chi di dovere (con chi di potere), dietro le mazzette stile Mario Chiesa, dietro i festini dell’”utilizzatore finale” ci sono i destini infausti, infelici e ingiusti della massa che assiste alla gioia di pochi. Noi siamo gli esclusi dalla festa, siamo tantissimi e non ne possiamo più. Non ha senso vedere la felicità solo attraverso il tubo catodico. La realtà è tutt’altro. Ha sapore di amianto, di uranio impoverito, di scorie nocive, di scarti industriali, di tragedie evitabili, di ora fuori i responsabili, di gente che causa catastrofi e non fa un anno di galera, a volte neanche un giorno. E quelli trombano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Io ne ho viste cose che loro, disumani, non potrebbero neanche immaginare: navi di Albanesi affondare al largo dei bastioni di Orione (deve essere in Adriatico)…e ho visto ragazze di serie B, balenare nel buio, per 30 sacchi, alle porte di Tannhauser (è sull’Aurelia, dopo il km 21)”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-974250505899247943?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/974250505899247943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=974250505899247943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/974250505899247943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/974250505899247943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/07/nexus-6.html' title='nexus 6'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5023127480835577236</id><published>2009-07-02T02:42:00.000-07:00</published><updated>2009-07-02T02:43:08.010-07:00</updated><title type='text'>perché Franco deve sparare al presidente</title><content type='html'>Franco si avvicina alla guardiola. Poco meno di sessanta metri li percorre in un minuto e mezzo. È un tempo infinito ma lui ha più di un motivo per fare la lumaca. Sembra stanco. Si siede sotto il pino e comincia a raccontare che ha fatto tre anni in marina. Ha toccato almeno 80 porti e conosce tutta l'Italia. E anche tanto mediterraneo. Ha fatto il postino in provincia di Milano, gli davano 62 mila lire al mese e lui ne pagava 10 per il solo posto letto, in una stanza, divisa con altri tre emigranti. In quattro a dormire assieme, cucinare di nascosto e andare in bagno fuori, dove tutti ti guardavano e ti facevano sentire una bestia. Come nelle favole al contrario, ha avuto una parabola solo discendente. Ha fatto il giardiniere e l'imbianchino per tanti anni. Poi ha avuto una sfiga tremenda. Ha messo su un negozietto e l'affare è andato male. In un loop negativo, quando vai male nelle vendite, smetti di chiamare i fornitori e, se non rinnovi il magazzino, la gente smette di venire a curiosare e non compra più. Poi ha pensato: “Mi vendo la licenza e recupero qualcosa” e il governo ha tolto le licenze per tutti i negozietti con meno di 300 metri di estensione. In pratica, la sua licenza non valeva più una lira. Tutti i risparmi di anni di lavoro andati, inesorabilmente, in fumo. Una figlia si è sposata con un disastro di genero che, senza spiegare perché, ha tolto il saluto ai genitori e lei, la figlia, si è schierata dalla parte del marito in questa assurda guerra dei silenzi. Indi le bollette da pagare lo hanno spinto a continuare a fare lavori di fatica, nonostante gli anni fossero avanzati. A 63 anni (ben portati) si è dovuto mettere in spalla macchinari fracassoni e scorreggianti per tagliare erba, a quintali, nelle proprietà private altrui. Mi guarda stanco. È proprio stanco. Gli dico: “Meno male che lo fai tu, altrimenti sarebbe toccato a me”. Rido. Poi gli chiedo scusa. Lui è completamente indifferente. Mi risponde che faccio bene a sdrammatizzare. Il fatto vero è che comincia a sentire dolori di schiena e una fiacca allarmante. Non è più un ragazzino e lo sa. Ma ha bisogno di soldi e allora lavora. Il giorno seguente, sotto lo stesso albero, ci incrociamo di nuovo: anime nella polvere, spazzini nel vento. Lui è più sporco del solito. Come tutti gli operai, ha addosso gli stessi abiti da qualche giorno. Almeno non deve lavarli, quelli con cui lavora. Prima di andare via si cambierà e tornerà a fare l'uomo attempato ma affascinante. Per ora è un luridone, come me. Siamo pieni di resina e terra, “scopa/paletta” dotati e la faccia che finge il sereno. Come le nuvole bianche, finti batuffoli di allegria e candore prima di unirsi in un turbine grigio, a vomitare tempesta. Ci siamo appena seduti quando passa la macchina del capo. È un'auto elegante, emblema della differenza, vessillo di casta. Dentro c'è un meganoide in giacca, cravatta e spocchia. Franco schizza in piedi e ricomincia a dare di gomito. Il lavoro (o una buona impressione) prima di tutto. Gli resto affianco, tanto, spazzare e pulire qui o là, per me poco cambia. Si passa la mano tra i capelli e dice: “Purtroppo l'altro ieri è successa una cosa a mia moglie: ha avuto un ictus”. Ha una calma serafica, esagerata. Avrà capito cosa è un successo? So che la moglie è in Abruzzo, lontana. “Devi andare da lei. Ho fatto volontariato su persone colpite dall'ictus e so una cosa che forse non sai. L'ictus ritorna. L'ictus finisce sempre il lavoro che ha cominciato”. Mi risponde che anche sua madre è morta di ictus e sa benissimo che non è finita qui. Poi cambia discorso: “Sai qual è un altro problema? La mancanza di un bagno, di un posto in cui cambiarsi, con un lavandino e un cesso per poter cagare in santa pace. L'altro giorno mi son sentito poco bene, forse un colpo di freddo...avevo bisogno di andare in bagno e non sapevo come fare”. “Pensa che a me è successo una sola volta e sono arrivato fino a casa per farla. Ci ho messo tutta la pausa pranzo”. Il mio commento non lo impressiona. “Domani vedo il capo e gli dico che se non c'è un posto in cui posso cambiarmi me ne vado. Qui siamo trattati come le bestie. Tutti hanno diritto a un cesso”. Finito l'orario di lavoro si cambia e lascia gli attrezzi vicino al magazzino. La sua vecchia Tipo sferraglia come un trattore con la bronchite. Sale in macchina con grande signorilità e sparisce nel nulla. “E tutto questo...in nero”, penso dentro di me. Senza tutela, senza scrupoli, senza orizzonti, obiettivi. Senza. Siamo una generazione “senza”. Nessuna differenza di età, di estrazione culturale o geografica. Contano solo i soldi. Almeno siamo vicino al vero comunismo, l'unico attuabile: poco o nulla per tutti. Anche Dart Fener porta “equilibrio” nella forza seccando tutti i cavalieri jedi. Allora, se è così, tutto ha senso. Tutto è più chiaro. Ha ragione Frankie High Energy: gli ultimi saranno sempre ultimi se i primi sono irraggiungibili. Aspetto la fine del turno di lavoro. Lascio gli attrezzi al loro posto e salgo in macchina. La direzione non è quella di casa. Sto andando in centro. Parcheggio a cazzo di cane vicino alla galleria Alberto Sordi. Ho fortuna. Escono due auto blu da palazzo Chigi. Il fucile da caccia sporge abbondantemente dal mio finestrino ma la polizia italiana non brilla per efficienza. Ho ancora più fortuna: una delle auto blu tira giù il finestrino mentre mi passa accanto. Faccio fuoco a ripetizione. Scarico tutti i cinque colpi. Avrei voluto spararne di più. Uno per il lavoro elargito come un favore e noi, a testa bassa, a ringraziare per l'occasione. Uno per la maschera che dobbiamo indossare. Uno per il dolore, triste compagno di viaggio. Uno per il sudore fatto asciugare addosso. Uno per l'abitudine a lavarsi di meno. Uno per lo stupore: “To', guarda! È toccato a me...”. Uno per il corso accelerato di rumeno. Uno per l'autostima, diroccato castello. Uno per il pane, condito solo a speranza e l'ultimo per la pazienza, orfana d'ogni orizzonte. Comunque, da quella distanza, devo aver fatto un macello. Metto via l'arnese e, con la stessa calma serafica di Franco, vado a costituirmi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5023127480835577236?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5023127480835577236/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5023127480835577236' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5023127480835577236'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5023127480835577236'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/07/perche-franco-deve-sparare-al.html' title='perché Franco deve sparare al presidente'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-842766711768917347</id><published>2009-06-28T03:34:00.000-07:00</published><updated>2009-06-28T03:35:02.680-07:00</updated><title type='text'>scheggia</title><content type='html'>Mentalmente sono una scheggia, sono molto veloce. Se mi carico a caffé divento imprendibile. Saettando qua e là tra i pensieri strani (grazie, Vasco…) mi è capitato di vivere molte vite. Sono stato pugile, vincitore e sconfitto, sono stato ergastolano perduto, sepolto vivo in una cella di 4 metri per 4, libero solo dal contratto d’affitto.&lt;br /&gt;Sono stato porno attore, cantante, chitarrista, sono stato primo ministro con amanti in ogni angolo del paese. Sono stato serial killer perfetto, quello che non lascia traccia, e ladro gentiluomo, avido e mai domo. Sono stato guerriero stellare, cavaliere jedi, viaggiatore nel tempo, ordinary people del mid-west americano. Sono stato soldato. Sono anche morto e poi resuscitato. Sono sfuggito agli zombi, ai cannibali e ai mafiosi. Non ho visto, tra loro, molta differenza. Soprattutto: sono stato felice perché la mia condizione preferita è quella di semplice sognatore, viaggiatore di serie cadetta, biglietto di classe economica e orizzonti che non so evitare. Dove andiamo comandante Kirk? Di là…da quella parte. E cosa credi di trovare una volta in fondo? Nuove domande, spero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-842766711768917347?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/842766711768917347/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=842766711768917347' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/842766711768917347'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/842766711768917347'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/06/scheggia.html' title='scheggia'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-9083107002076139035</id><published>2009-06-16T05:26:00.001-07:00</published><updated>2009-06-16T05:26:48.510-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='violenza domestica'/><title type='text'>In famiglia</title><content type='html'>Tornò a casa e lo trovò al telefono. Gli lanciò un'occhiata fulminante. Lui capì dallo sguardo che lei ci era rimasta male. Faceva sempre così quando lo beccava al telefono. Pretendeva che lui le saltasse al collo per la felicità ogni volta che entrava in casa. Altrimenti faceva scenate. Allora lui cercò di stemperare l'atmosfera. Mise giù il telefono e disse: “Ho preparato la cena. Ti va un po' di insalata con il pesce? Ho fatto la cernia...”. “La cernia?” Pensò lei. “L'inter ha preso due gol con quelli stronzi del Malmoe e tu sei tutto contento...Hai fatto la cernia. Che romantico. Che pirla”. E così pensando diede un calcio al tavolo, con rabbia. “Non me ne frega un cazzo della cernia. E levati quel sorrisino dalla faccia. Deficiente”. Allontanò in malo modo il piatto che aveva davanti. “Ecco, mi hai fatto incazzare. Riesci sempre a farmi incazzare”. Lui cercò di recuperare: “Non fare così. L'ho cucinato per te. Ti ho aspettata tutto il giorno, pensando a cosa cucinarti e adesso ti incavoli con me? Ma che ti ho fatto?” “Non fare il piangina!” gridò lei mollandogli una sberla. “Mi dai fastidio quando fai quella vocetta. Hai sempre da piagnucolare? Te lo do io il motivo per piangere. Troio!”. Lui si coprì il viso con tutte e due le braccia. Una reazione istintiva, abituato com'era a prendere botte ad ogni cambio di umore della moglie. Una reazione che fece incazzare lei ancora di più. Perché, ormai, sua moglie non sopportava più quella faccia da coniglio bastonato, quel musetto ferito, quegli occhioni sofferti e carichi di rimprovero. Di che la rimproverava? Che voleva? Una donna va a spaccarsi la schiena al lavoro e poi deve anche fare la carina quando torna a casa? “Ma io ti spacco la faccia, brutto zoccolo che non sei altro. Rincoglionito e incapace.” E cominciò a menare con furia sulle braccia, sulla schiena e infine sulla testa e sul viso del marito sconvolto e indifeso. Il giorno dopo i lividi divennero grosse macchie blu. Non gli faceva tanto male il viso quanto la schiena. Lì, le botte erano state molto forti e, adesso, lui respirava a fatica. I vicini si erano accorti dell'ennesimo litigio o, dovremmo dire, dell'ennesimo pestaggio. Gli lanciavano, sulle scale, delle occhiate di compassione che lui scambiava per rimprovero. Perché stava ancora con quella mostra di donna? Perché non la denunciava e non scappava via? Eppure non era più amore, anche se un tempo si erano voluti bene. Cercò di non pensarci anzi: di non pensare assolutamente a nulla. Andò al super a comprare due cose che mancavano e corse a rifugiarsi a casa. Fino al tramonto era il posto più sicuro per evitare quegli sguardi invadenti di compatimento. Il posto più sicuro, finché non tornava lei. Dopo sarebbe tornato ad essere un piccolo, spaventoso, inferno. “Dio, dammi la forza” pregò lui con voce tremante. Mise i limoni in frigo e cercò di pensare a qualcosa da cucinare, per la sera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-9083107002076139035?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/9083107002076139035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=9083107002076139035' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/9083107002076139035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/9083107002076139035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/06/in-famiglia.html' title='In famiglia'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1985710414690107712</id><published>2009-04-21T13:07:00.000-07:00</published><updated>2009-04-21T13:12:29.925-07:00</updated><title type='text'>Josè Leaci (presentazione per scrittori sommersi)</title><content type='html'>Josè Leaci nasce a Milano l'undici settembre del 1967, con una penna in mano. Non sa che farsene fino al trentesimo compleanno quando, accidentalmente, scopre che i videogiochi si risolvono prima se segui le istruzioni: basta saper leggere. Scrivere diventa consequenziale, dapprima faticoso ma, poi, sempre più facile. Adesso è talmente rodato che riesce a firmare una cambiale senza guardare il documento. Il suo primo racconto era una raccolta di firme autografe di sé medesimo. L'evoluzione della scrittura attraverso la metamorfosi del segno. Titolo: “Dalla x al nome proprio, senza l'aiuto di mamma”. Vive sedato.&lt;br /&gt;___________________________________________________________     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Josè Leaci scrive per diletto da tanto tempo ma conta di rimanere nell'ombra fino a sessant'anni per maturare indisturbato. Non vorrebbe bruciarsi troppo in fretta.&lt;br /&gt;___________________________________________________________   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Josè Leaci? Chi? Senta, ho da lavorare io...mica tempo da perdere.&lt;br /&gt;___________________________________________________________   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Josè Leaci aveva grandi speranze ma poi la vita lo ha preso in pieno e adesso sbarca il lunario tra mille espedienti e non è escluso un suo prossimo coinvolgimento in politica. Tanto, più in basso di così...&lt;br /&gt;___________________________________________________________  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Josè Leaci mi deve dei soldi. Quindi se lo sentite, ditegli che mo' basta, capito? Altro che fare l'artista. Mortacci sua!&lt;br /&gt;___________________________________________________________   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jole Saeic frosse di lissedsia e non sciere più a monucicare rocchettamente. Atuio!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1985710414690107712?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1985710414690107712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1985710414690107712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1985710414690107712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1985710414690107712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/04/jose-leaci-presentazione-per-scrittori.html' title='Josè Leaci (presentazione per scrittori sommersi)'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6532164050151597987</id><published>2009-04-14T13:47:00.000-07:00</published><updated>2009-04-14T13:48:43.292-07:00</updated><title type='text'>Casildo López, el hombre más buscado del Paraguay en entrevista exclusiva para ECOTV</title><content type='html'>Casildo López, el hombre más buscado del Paraguay en entrevista exclusiva para ECOTV&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En la clandestinidad en un territorio impenetrable para las fuerzas de seguridad militares, policiales y judiciales el equipo de periodistas de la Televisión comunitaria Eco cultura TV se internó en los montes de la región norte del Paraguay y  entrevista en exclusiva al hombre más buscado del país el líder campesino Casildo López, con orden de captura por 7 acusaciones en su contra por la Fiscalía, perseguido,  con 13 allanamientos judiciales y militares para su captura. El operativo militar  “Jeroviaha” en la zona norte revolvió cada centímetro de monte y tierra y Casildo López estaba ahí con su figura emergiendo del bosque, venía a encontrarse con nosotros desde la espesura del monte que fue su refugio en la huida, el rostro quemado por el sol, su sombrero,  la barba al estilo del Che a quien admira y su infaltable pañuelo verde al cuello que es símbolo de su lucha por la tierra y la reforma agraria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sobrevivió al cerco policial – militar  y judicial del operativo Jeroviahá al que denomina operativo Ñemotí por su fracaso gracias a la solidaridad campesina. En explosivas declaraciones dispara municiones de grueso calibre  contra el Gobierno de Lugo al que califica de “Neoliberal” y que está quedando cautivo de los partidos tradicionales de derecha. Aunque niega tajante que sea miembro del EPP confirma no solo la existencia del Grupo Guerrillero Ejército del Pueblo (EPP) sino que está cada vez más fortalecido y robustecido, denuncia que lo quieren ejecutar y que por ello seguirá en la clandestinidad. Dice que en el campo crece la desesperanza y decepción con el Gobierno de Lugo porque es “yapú como los anteriores” al no cumplir sus promesas electorales con los pobres que lo llevaron al poder.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Denuncia que el Estado paraguayo está ausente en el campo y que estamos a las puertas de una explosión social. Plantea la Disolución del Congreso y la convocatoria a la Reforma Constitucional como únicas vías posibles para profundizar  el cambio en Paraguay. Se encuentra enfermo del corazón y su medicina le habían robado en los allanamientos policiales y militares sin órdenes judiciales, pese a que dice que es un “milagro que siga vivo” por la inmisericorde persecución en su contra se siente cada vez más fuerte en su “lucha para que el Paraguay camine al socialismo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Casildo López como te sentís, estas viendo nuestro proceso político desde la clandestinidad, ya que a medida que uno va en tu búsqueda va encontrando signos de la dictadura pasada con tu persecución política en este nuevo tiempo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es importante entender que estamos transitando por un tiempo de apertura política, pero esta apertura democrática no está siendo profunda para los intereses de la gente común, del pueblo trabajador y favorable para las organizaciones populares, que vienen luchando por una sociedad que beneficie a las mayorías y no a minorías. El proceso de cambio abierto con Lugo a la cabeza con el histórico triunfo del pueblo el pasado 20 de abril sin dudas es una etapa histórica nueva, con Lugo o sin Lugo el pueblo organizado va a avanzar en sus conquistas históricas y por su liberación, pero hay que reconocer que es solo un primer paso el que felizmente se dio para iniciar el camino del  cambio real.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Por otro lado, una  pequeña apertura es lo que conquistamos y la gran estructura que responde a la oligarquía no se ha desmantelado. Luego de valorar el inicio de un proceso de cambio, tenemos que ser realistas que los grupos de poder dominantes que por años oprimieron a nuestro pueblo, mantienen el control del Poder Judicial, el Congreso y de diversas estructuras del propio Gobierno actual. Son dueños y señores aún del Paraguay, ellos deciden sobre la vida de nuestro pueblo.  Esto impide un cambio estructural, profundo a favor de las mayorías, ya que pese a perder algunos privilegios estos grupos de poder siguen controlando gran parte del funcionamiento del Estado, un Estado que sigue hoy ausente en beneficio de los más pobres y excluidos.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Desde el momento que perdieron parte de sus privilegios que les da el poder absoluto y ante la posibilidad cierta de inicios de cambio, estos grupos se convierten en los principales frenos y obtaculizadores para que haya una verdadera democracia en el Paraguay.  Al existir una confrontación con estos sectores en la lucha por la tierra, porque hay que decir que en la lucha contra el latifundio, la reforma agraria integral,  comienza a darse las contradicciones y persecuciones a los dirigentes sociales y la criminalización de las luchas sociales.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En la actualidad  Estamos en manos de la dictadura judicial, nuestros fiscales y jueces, no están  preparados para intervenir en los conflictos sociales y constituyen el brazo largo represivo del sistema. Se arrodillan frente a los que tienen poder y responden a los intereses de las minorías dominantes  agravando los problemas sociales en el campo al criminalizar las luchas populares.    &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cómo llegas a convertirte en el hombre más perseguido y buscado por el sistema de seguridad en el Paraguay?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lucha campesina en Concepción históricamente  se ha caracterizado por ser rebelde, autónomo, crítico, sin responder a otro sector que no sea el pueblo, nadie podrá apuntarnos con el dedo de que alguna vez hemos traicionado o nos hemos confabulado con sectores de la Oligarquía. La lucha por la tierra, por los derechos del campesino pobre nos hizo ganar enemigos poderosos que hoy pretenden usando a un poder judicial corrupto mantenernos cautivos echando a nuestras espaldas acusaciones injustas, sumando en contra nuestra denuncias tras denuncias y condenándonos ante la sociedad como “delincuentes”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Denuncia que buscan eliminarlo físicamente&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hemos encabezado la lucha por un pedazo de tierra para el campesinado que está pasando hambre, eso fue nuestro pecado por el cual nos persiguen, tengo conocimiento que buscan condenarme por siete causas, todas ellas fraguadas con el interés de eliminarme o encarcelarme, porque creen que llevándome a prisión la lucha social muere o se debilita, y se equivocan porque igual si me apresan o acaban conmigo hay un pueblo de pie que seguirá resistiendo y luchando frente  a las injusticias.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buscan individualizar a los líderes para descabezar la lucha campesina y social en la zona norte, en mi caso ya sufrí 13 allanamientos, la mayoría fueron ilegales porque solo en dos oportunidades lo hicieron con orden judicial.  La última vez fue terrorífico porque unos 60 policías hicieron el allanamiento al mando de los mal llamados antisecuestros, causaron miedo,  atropellaron mi rancho y trajeron consigo hasta ambulancia, médicos forenses, lo cual me hace sospechar que el fin del operativo era eliminarme físicamente. Si me llegan a encontrar me meterán tiros, los allanamientos y el nivel de persecución que sufro me muestra que hay una confabulación policial-militar con ganaderos y latifundistas para descabezar a la dirigencia que lucha por la tierra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Te involucraron en la quema del destacamento militar en Tacuatí junto al Ejército del Pueblo Paraguayo (EPP), que decís a eso? Y cómo pese a la militarización no te pudieron capturar?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Operativo Ñemotì&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; El atropello y quema del destacamento Militar de Tacuatí yo estoy en desconocimiento de sus autores ya que no tiene nada que ver con nuestros métodos de lucha por la tierra. A consecuencia de ello sobrevino el operativo Yeroviahá que nosotros le denominamos operativo Ñemotí. Nosotros luchamos en forma pública y la quema no provino de nuestro sector que lucha por sus derechos en la legalidad. Este operativo antes que buscar a los que atropellaron supuestamente y quemaron el cuartel desató una persecución e intervención en las comunidades campesinas y asentamientos que nada tienen que ver con el hecho.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pese a que muchas veces los militares realizaron incursiones muy cerca de su escondite señala que pudo burlar el cerco policial – militar y judicial gracias a la solidaridad de los campesinos, quienes le tienen  aprecio por su lucha a favor de sus derechos por lo cual no lo delatarían ni entregarían a las Fuerzas de Seguridad. “Por el apoyo de los campesinos hasta ahora puedo mantenerme en la clandestinidad sin ser capturado”, afirmó.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Territorio que Gobierna la Mafia y el Narcotráfico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Los militares y el propio Ministro del Interior Rafael Filizzola manejan bien la realidad de la zona norte conocen que es una región dominada por grandes marihuaneros, personas con antecedentes penales con gran poder económico, estos son los verdaderos dueños de la región norte, el poder que es ley en esta parte del país. Esta mafia es la que gobierna en la región, los que sometieron por muchos años. La intervención militar no fue efectiva porque pese a que hicieron pequeña destrucción de plantaciones de marihuana, persiguieron a campesinos, el grueso del negocio de la droga y la mafia que la dirige sigue intacta. El Narcotráfico sigue operando con absoluta impunidad. Se levantó la presencia militar – policial por el poder de estos grupos y los escasos resultados obtenidos al resultar un fracaso. Los problemas en la zona norte no provienen desde  los sectores más pobres, de los campesinos, que no son la amenaza, sino de grupos poderosos que operan bajo el poder de la mafia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La ausencia del Estado no se combate con la militarización del campo, sino a través de la presencia efectiva de programas de solución a la pobreza, en áreas de la  salud, educación, reforma agraria, con asistencia integral y no por la vía de la represión militar o judicial, ya que éstos se pasan escribiendo acusaciones falsas en contra de los líderes campesinos y de esa forma no se trae la solución al problema del campo sino que agrava la situación al criminalizar las luchas sociales. Entiendo que el propio Presidente de la República Fernando Lugo habrá comprendido el fracaso de este tipo de operativos e hizo retirar las tropas militares del campo. Con atropellos, violencia contra las comunidades campesinas, violaciones a los derechos humanos quedó demostrado que no se solucionan los problemas sociales. Yo lo sufrí y lo sigo sufriendo en carne propia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Es posible dentro de este modelo de sociedad que tenemos hoy que se concrete la Reforma Agraria y que haya cambios profundos a favor del campesinado?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sin Reforma Agraria caminamos a una Explosión Social en Paraguay&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hasta hoy hay una gran expectativa y paciencia de parte de los luchadores sociales, el campesinado, la izquierda, hay como una gran esperanza aún, una fe y sobre todo una gran paciencia, todos los sectores progresistas buscan consensos, acuerdos, para cooperar en esta etapa empujando el carro para que las cosas mejores. Se inició un  proceso de búsqueda de llevar adelante la reforma agraria en el Paraguay con la creación del CEPRA (Coordinadora Ejecutiva para la Reforma Agraria), pero yo creo que fue boicoteado al no concederle las condiciones necesarias para desarrollar su labor a través de todas las instituciones involucradas, es una forma de debilitarle y desprestigiarle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Reforma Agraria en nuestro país debe hacerse necesariamente, ya que la estructura agraria no funciona al quedar la tierra en manos de una minoría, marginando de su tenencia a la gran mayoría del campesinado. Es una grave contradicción que debe resolverse en forma urgente. Sino se encara una política de Reforma Agraria se vienen tiempos difíciles con una explosión social.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;El pueblo está consciente, sabe que la paciencia tiene un límite y a medida que la situación empeora también se va dando una mayor maduración en los grupos sociales, de izquierda, la ciudadanía, que se va uniendo y puede levantarse y decir hasta aquí vamos ¡Basta!. Si siguen las persecuciones, la ausencia de respuestas concretas a los problemas sociales, creo que la gente dirá esto se acabó.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La militarización del campo se debió a la supuesta emergencia del grupo guerrillero EPP y se te vinculó con dicha organización armada, vos confirmas  que existe el EPP o solo fue una propaganda?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tajante afirmó que existe el EPP, pero negó toda vinculación con dicha organización, como un hombre conocedor de la realidad campesina y la zona norte señaló que hay un grupo revolucionario, una organización guerrillera. Carmen Villalba es de mi valle, que es una de las portavoces y yo creo en lo que dice, por los elementos que manejo puedo afirmar que existe el Ejército del Pueblo en nuestro país y que incluso está fortalecido y robustecido, el grupo guerrillero está muy desarrollado y arraigado porque acompaña los reclamos del pueblo, el campesinado siente su apoyo, la gente busca protección, donde creer si a los políticos, el gobierno, policía o militares?, y está quedando demostrado que estos grupos ya no son creíbles, sin embargo, el pueblo en la búsqueda de su liberación está viendo en quien depositar su confianza y ahí está surgiendo lo del EPP en el campo. En el caso mío debe expresar que no estaría aquí si estaba en la guerrilla, porque una organización armada tiene otro territorio, otra forma de lucha, no hace falta que yo diga si estoy o no nuestra práctica habla por uno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cómo ves el avance del proceso político con Lugo en Paraguay?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Me sorprende el Presidente Fernando Lugo cuando escuché por los medios de comunicación que firmó un documento con productores de San Pedro donde se iba a eliminar a los intermediarios, a los agro exportadores, porque ese cambio era muy radical, drástico, sin tener en cuenta el mercado, la producción y comercialización, como si iría a ser tan fácil despojarse de estos grupos de poder a favor del campesinado, en este caso los sesameros. Me sorprendió, no me esperé que un Gobierno un poco débil lo pueda hacer, pero mucho más me sorprendió lo que ocurrió después al no concretarse. Se Cedió ante los grupos empresariales, políticos, que decían que era un paso ilegal, al final fracasó una experiencia mínima de un modelo de comercialización a favor de los pequeños productores y ganaron los intermediarios. Si bien pensé desde un inicio que iba a ser muy resistida la propuesta de eliminar a los intermediarios, aquellos que se aprovechan del sudor del campesino, lo que ocurrió me decepcionó porque por lo menos iba a ser un inicio de acercar en forma directa la producción campesina a los mercados internacionales. Esto podría poner freno a los abusos de los agro exportadores y el próximo año podría encarar con mayor fuerza y experiencia un nuevo modelo que no pasó de ser un proyecto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esto nos da como lección que el Gobierno tiene un compromiso con los grupos neoliberales. Esto no pasa solo como responsabilidad del Ministro Vera Bejarano, ningún Ministro puede colocarse por encima de la decisión del Presidente, tampoco podemos hablar de una equivocación, por lo tanto es una clara opción a favor del sector neoliberal y oligarca de parte del Gobierno de Lugo. Este paso dado debe hacer repensar su posición a las organizaciones sociales y partidos de izquierda, hay que llamar a una serena y crítica  reflexión a Lugo para rectificar, reorientar su Gobierno hacia los sectores que más lo apoyaron y están comprometidos con un cambio real. Si el Presidente hace una autocrítica y retoma su compromiso con los sectores populares inicia una etapa de profundización podemos pensar que con Lugo se puede avanzar hacia un proceso de  cambio. Caso contrario los movimientos sociales y sectores progresistas deben evaluar  un cambio en su orientación con respecto a este Gobierno y asumir una posición crítica distanciándose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lugo debe definirse si va a gobernar para los pobres o para los ricos y las organizaciones sociales deben recuperar su rol movilizador frente a este giro a la derecha, al neoliberalismo, que se está dando en el Paraguay, o quedarán pegados a un Gobierno que no responde y que está en contra de los intereses populares.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Esperanza en Lugo se va perdiendo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hubo mucha expectativa y esperanza depositada en Fernando Lugo, porque hizo su aparición en el escenario político con una buena carta de presentación como un obispo con opción preferencial por los más pobres dentro de una teología de la liberación. Si bien no es un principio ideológico, lo social de sus ideas despertó gran entusiasmo y esperanza en el pueblo pobre. La esperanza ahora de lo que fue inicialmente bajó enormemente, porque no se creó las condiciones para que nuestra democracia se profundice a favor de los sectores populares, no se crearon espacios de participación popular en esferas de las decisiones gubernamentales a medida que se fueron dando las medidas administrativas. Se que las organizaciones sociales y progresistas de nuestro país están en etapa de revisión de esta situación, que hay esfuerzos de unidad y de lucha en común.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo que creo a esta altura es que a lo mejor Lugo no está a la altura de la historia, no estaba tan comprometido con el pueblo como decía en su discurso, va quedando cada vez más cautivo de los partidos tradicionales de  derecha. Hay muchas versiones sobre su comportamiento como ser que esta comenzando a pagar facturas de sus compromisos asumidos con sectores capitalistas que financiaron su campaña o motivos personales como que en el poder se fue olvidando de sus compromisos con la gente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lugo no demuestra un interés de avanzar con mayor agilidad hacia un cambio real en el Paraguay, no atropella,  y está optando por seguir en la misma senda anterior.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Te vas a entregar o permanecerás en la clandestinidad?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No pienso entregarme, no hay condiciones, me acusan de delincuente, secuestrador, marihuanero, guerrillero,  que dirijo una organización criminal. Esto apunta a descabezarme a través de las denuncias judiciales. Por lo tanto, seguiré mi lucha a favor del campesinado en la clandestinidad. Porque ellos pretenden encerrarme en la cárcel o eliminarme físicamente. Anuncia que no se entregará porque cautivo no podrá seguir su lucha.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tengo fe en la lucha organizada del pueblo que es único camino para el cambio en nuestro país. Anuncia movilizaciones populares para exigir los cambios que consistirán en ocupaciones de tierras, ocupaciones frente a instituciones públicas como la Fiscalía, para que se escuche la voz del pueblo. La organización y la movilización constituyen nuestras herramientas principales para conquistar nuestros derechos y comenzaremos a usarlos con más fuerza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La negociación con los sectores oligárquicos para obtener las reivindicaciones históricas ya no corren y es un camino equivocado para el pueblo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lugo no seas yapú cumplí con tu compromiso con el pueblo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le recordó como mensaje a Lugo su compromiso firmado con el pueblo pobre y humilde concepcionero que quedó hasta ahora en el papel. Siete puntos en un documento que tiene su puño y letra cuando estaba en la carrera electoral para la Presidencia. El campesinado espera que Lugo cumpla. De Nicanor y los demás gobiernos se podía esperar que se le mienta al pueblo, que sean yapú, pero ahora presidente Lugo demostrá que vos no sos yapú como ellos. Cuando el presidente Lugo llegue a Concepción la ciudadanía le reclamará el cumplimiento de sus promesas electorales.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Llama a la  Disolución del Congreso&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si queremos avanzar en el proceso de cambios debemos unirnos los sectores democráticos progresistas y comenzar a pensar seriamente en la Disolución del Congreso, cuya vigencia ya no tiene sentido ni le sirve al pueblo, al contrario nos arruina. El parlamento no aporta al cambio al contrario frena, así también tenemos un Poder Judicial del pasado que ya no nos funciona para este tiempo nuevo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;En breve tiempo hay que convocar a la Reforma Constitucional para impulsar los verdaderos cambios  que el Paraguay necesita con urgencia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6532164050151597987?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6532164050151597987/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6532164050151597987' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6532164050151597987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6532164050151597987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/04/casildo-lopez-el-hombre-mas-buscado-del.html' title='Casildo López, el hombre más buscado del Paraguay en entrevista exclusiva para ECOTV'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6872796796513128737</id><published>2009-04-11T03:09:00.001-07:00</published><updated>2009-07-25T01:42:41.331-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='musica e violenza'/><title type='text'>pranzo di famiglia</title><content type='html'>Per ovviare alla solita trama dominante degli ultimi grandi pranzi di famiglia, quella volta invitai, più che la famiglia, l'intera tribù. Zii, cugini, prozii, pronipoti e due sedicenti nonne assolutamente sconosciute si unirono alla selva di fratelli mamme e cognati d'ogni sesso (a tavola c'erano almeno tre sessi ben identificabili ed uno non ancora determinato). Un inatteso affine brasiliano si era presentato vestito da drag queen dicendo sulla suglia: “Vivo un momento di confusione sessuale. Passerà”. Fu accolto a braccia aperte. Le nonne originali fecero a cazzotti con le nonne imboscate e riuscirono almeno a farle mangiare su un tavolo a parte. Comunque, non fu cacciato nessuno. Prima che tutti prendessero posto e facessero scempio degli ultimi brandelli di rispetto reciproco (a questo serve, in genere, una grande riunione familiare) io proclamai che si trattava di una Mega riunione a tema. Il tema era la musica. Tutti sarebbero stati invitati a celebrare l'arte suprema difendendo un artista indifendibile, a costo della propria dignità e, soprattutto, a costo di non uscire vivi dalla trappola in cui si erano cacciati. Ma questo ancora non lo sapevano. Come furono tutti seduti feci circondare il perimetro da uomini armati, in tuta mimetica e con il simbolo degli squadroni della morte ben visibile sul petto. Li indicai e dissi: “Sono cocaleros messicani. Brutta gente. Parlano un dialetto sconosciuto ed obbediscono solo a me. Chi tenta di fuggire fa la fine del Chiapas”.&lt;br /&gt;“Con la esse?” chiese un mio cugino famoso per l'innato talento per la coltivazione ed il consumo della canapa indiana. Fu lui il primo a morire. Uno dei soldati aveva interpretato il mio sguardo di stupore come un segno “de muerte” e fece fuoco all'istante. Vedendo il mio sguardo successivo, chiese subito scusa a tutti ma, tanto, con quel dialetto del cazzo non lo capì nessuno. Andai oltre. Mentre gli schiavi pulivano il sangue e facevano sparire il cadavere gettandolo nella forra dei maiali selvatici (quelli neri e cattivi dei monti Nebrodi), io continuai a dettare le regole del “gioco”.&lt;br /&gt;“Vince la musica. Oggi, tutti voi dovrete perorare la causa di almeno un musicista in difficoltà perché sarebbe troppo facile parlare bene di un Morricone (al solo pronunciar cotanto nome, gli schiavi malgasci si inchinarono devoti) o di un Vivaldi (gli schiavi si sdraiarono interamente per terra graffiandosi il viso sulla nuda pietra. Dio, come li avevo addestrati bene!). No, cara cugina Elisa che hai lo sguardo da alga sommersa e mi guardi un po' troppo perplessa. Voglio che applichiate il cuore e la mente e tu, che sei la più stronza di tutti, comincerai per prima. Intanto, gli altri capiranno meglio. Difendi Madonna!”. E mi sedetti. Con gli occhi spaesati e la solita embolia celebrale in atto, la cara cugina Elisa disse: “Madonna non mi piace, preferisco i cantautori”. Due macheteros hondureñi la portarono via tra darioargentei schizzi di sangue. Fecero sei viaggi.&lt;br /&gt;“I macheteros erano una sorpresa. Spero vi siano piaciuti! Ora tocca a te, zia Patrizia. Che ne pensi della Pausini?”&lt;br /&gt;“Sì...” disse lei tremante “posso pensarci un attimo?”&lt;br /&gt;“Fai pure, ti concedo un minuto” e cominciai a guardare l'orologio da polso. Sua figlia Smeralda le sussurrò qualcosa e fu subito abbattuta da un cecchino appostato sul terrazzo.&lt;br /&gt;“Non sono ammessi aiutini” squittii morbido in direzione delle zia: “Ti restano dieci secondi...”&lt;br /&gt;“La Pausini è bella!”, gridò gridando, in realtà, il suo amore per la vita.&lt;br /&gt;“Capisco la tua apprensione, zia, ma ti sembra un argomento serio?”&lt;br /&gt;“L'arte è bellezza e, dunque, chi più di un'artista bella può trasmettere un senso di armonia e completezza ad una platea felicemente intuitiva?”. Era la voce di suo marito Orlando, zio acquisito detto il Tirchio. Grande mente e piccolo cuore, lo avevo sottovalutato e avevo sottovalutato il suo amore per la zia. Rischiava di morire suggerendo una risposta per salvare la vita della moglie. Era una voce d'amore e, a modo suo, mi piacque.&lt;br /&gt;“Pur non condividendo l'idea che la Pausini sia bella, concedo validità al tuo rischioso intervento. Hai vinto la paura della morte e hai parlato per amore. In sintesi: cosa credi di aver fatto?”&lt;br /&gt;“Un atto disperato?” chiese lui intimidito. Aggrottai le sopracciglia.&lt;br /&gt;“Un atto di coraggio!” si corresse prontamente. Scossi il capo. Comparvero quattro ustasha croati (una fatica trovarli, coi Balcani in pace) che gli misero un cappuccio nero in testa. Lo legarono ad un palo e si disposero davanti a lui.&lt;br /&gt;“Posso pagare grosse cifre!” gridava lui da sotto il cappuccio.&lt;br /&gt;“Qualcuno vuole aiutarlo?” domandai minaccioso alla platea. Si alzò il cugino Mario e disse:&lt;br /&gt;“Mio padre, difendendo mia madre, ha fatto musica perché l'ha fatto con amore”.&lt;br /&gt;“Bravo. Adesso te ne vai al suo posto e mentre sei legato al palo mi difendi Pupo”. Era un colpo basso, lo so. Anche lui rimase in dignitoso e sprezzante silenzio mentre il plotone croato lo usava come tirassegno. Non provavo alcun rimpianto. Aveva avuto la sua occasione e se l'era giocata con uno sguardo di sdegno invece che con una risposta apprezzabile. Io avevo usato una carta velenosa ma lui voleva avere ragione con me che ho l'animo “narciso”. Mai! Cominciavo a stancarmi. Feci un segnale convenuto e tutti i parenti furono legati alle sedie. Quelle, a loro volta, furono inchiodate al terreno. Due ex SS ormai centenari, coi visi mummificati e le movenze da tartarughe, applicarono esplosivi al plastico sotto tutta la tavolata e, qua e là, sotto le chiappe dei commensali. Vecchi com'erano, ci misero una vita. La tortura stava proprio nel tempo infinito che il geriatrico duo impiegava a disporre gli esplosivi.&lt;br /&gt;“Siccome mi sono scocciato, faccio una provocazione collettiva: difendete Al Bano!”. Silenzio. Il dito mi tamburellava nervoso sulla tastiera che azionava gli ordigni. Ogni bottone avrebbe fatto il grande botto e messo fine all'imbarazzante ignoranza del parentado. Mi trattenni un attimo poi li guardai gelido. Ancora silenzio. Interpellai il telepate di corte, un fachiro indiano appassionato di Sanremo e lui, le mani giunte e gli occhi chiusi a serranda, spiò nelle menti degli astanti. Il resoconto fu impietoso: “Maestro, c'è un vuoto totale. A parte il giusto terrore, non c'è nulla nelle loro menti. Tanto meno pensieri musicali...aspetti! Uno là in fondo sta pensando ad Al Bano. Dice che fa un ottimo vino rosso”. Li guardai schifato. Era dunque questa la cultura musicale in tutta la tribù? Vuoi vedere che avevo fatto fucilare l'unico in grado di apprezzare l'arte quanto me? Peccato. Presi un mattone per schiacciare tutti i bottoni della tastiera contemporaneamente e farla finita con un'unica, tonante, deflagrazione. Invece mi corse accanto un portaordini andino, alto come un panettone ma instancabile corridore. Si tolse dalla bocca l'impiastro di foglie di coca e:&lt;br /&gt;“Maestro. È morto Paul Anka!”&lt;br /&gt;“Stanotte?”&lt;br /&gt;“Sì”&lt;br /&gt;Presi fiato: “È con l'autunno nel cuore che dichiaro l'amnistia. Siete liberi, scusate se vi ho fatto paura ma il mio era solo un modo creativo di trasmettere il mio amore per la musica. Ora io vado al funerale del grande Paul e voi siete tutti invitati qui, esattamente a Pasqua, per un'altra grande riunione familiare. Vi aspetto!”. E corsi via lasciandoli un po' scioccati e ancora molto legati. Le cariche cominciarono ad esplodere quando ormai ero troppo lontano per sentire il cacofonico bum bum.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6872796796513128737?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6872796796513128737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6872796796513128737' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6872796796513128737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6872796796513128737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/04/pranzo-di-famiglia.html' title='pranzo di famiglia'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5840791579741382232</id><published>2009-04-02T07:12:00.001-07:00</published><updated>2009-04-02T07:12:49.858-07:00</updated><title type='text'>parto</title><content type='html'>Parto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sveglia alle cinque ma niente caffè. Erano sette giorni che non me ne facevo neanche uno. Arrivai in stazione con mezz'ora di anticipo, il treno partiva alle 6 precise. Mi diressi al bar e mi sparai tre caffè. Adesso ero pronto. La botta di caffeina e adrenalina mi faceva sentire come Batman in mezzo ai cattivi. Quando arrivò il bruco meccanico, affettuosamente ribattezzato “carro merci”, salimmo tutti alla disperata. Io menavo come lo psicopatico nottambulo e mascherato di cui sopra ma, davanti a me, c'era un gruppo di ragazzine professioniste dell'arrembaggio. Si erano chiuse a testuggine e sgomitavano come se stessero pogando al Leonkavallo. Impossibile passare. Salii in vettura dal finestrino. Una di loro vide che comunque ero passato davanti e mi fece il segno tipo: “Ti taglio la gola”. Ma ormai ero a bordo. Spazio per la valigia, ovviamente, non ce n'era. Meglio così. Se la tieni in braccio almeno sei sicuro che non te la rubino. Finché sei sveglio. Mentre dormi, si sa che può succedere di tutto. Il vecchietto al mio fianco mise gli occhiali e disse: “Senza di questi, non ci sento” (l’auricolare incorporato nella montatura si notava appena). Aveva un accento che sapeva di oriente, di mari tropicali e clandestini alla deriva. In altre parole, parlava in siciliano. Anni e anni di allenamento nel Salento selvaggio mi permisero di capire tutto quello che diceva. E non era poco. Parlò ininterrottamente per duecento chilometri, raccontando minuziosamente ed accuratamente nulla: una mega bolla di luoghi comuni sul tempo, il caldo sui treni e le mezze stagioni di una volta. Poi, si accomiatò dicendo: “Sono arrivato”. Sparì agile come un gattopardo, calpestando gli accampati nel corridoio. Io, stremato da tanto ascoltare e furioso con me stesso per la mancata reazione, mi addormentai sfinito, sognando fiera vendetta.&lt;br /&gt;E nel sogno ero molto più alto ma ero sempre io. Salivo sullo stesso treno vestito come un vampiro col mantello nero. Un'aura di fiera malignità mi avvolgeva mentre calpestavo tutti i morti di fame sdraiati in corridoio. Occupavo, subdolo e abusivo, un posto prenotato a peso d'oro. Dentro di me una vocina tipicamente italiana cantava “Chissenefrega”. Tonalità: do maggiore strafottente. Il vecchio era ancora lì, nel mio sogno di vendetta non era ancora sceso e non poteva immaginare ciò che lo aspettava. “Benvenuto in mia carrozza”, gli dissi, slavo e carpazico. “Ora, dopo tutte quelle palle sul tempo, tocca a me. E non azzardarti a scendere finché non avrò finito il mio racconto”. Avevo lo sguardo di fuoco, come quello di Schillaci quando si mangiava un gol fatto. “Ascoltami, vecchio. Era una notte buia e tempestosa. Me ne stavo per conto mio, avvolto nell'oscurità e nell'ombra, intento alla delicata operazione che i medici chiamano misteriosamente: “minzione”. Mi senti vecchio? Era notte fonda e spessa. Avevo timore di fare brutti incontri e recavo meco, come unica arma, un cacciavite rinvenuto nella guardiola del giardiniere tutto fare. Ad un tratto fui assalito da un enorme lupo, sicuramente mannaro, e non potei evitarne il morso e la maledizione. Ma alla belva feroce non andò molto meglio, sai vecchio?”. Gli altri quattro seduti in carrozza sgranarono gli occhi e chiesero all'unanimità: “La uccidesti, o Principe delle tenebre?”&lt;br /&gt;“Zitti voi! Non intrigatevi nelle vicende altrui! Ascolta vecchio. Il cacciavite che recavo in tasca ha trasmesso al lupo la mia maledizione ed ora egli vaga metà bestia e metà utensile. Mi ascolti vecchio? Comprendi l'enormità di ciò che dico? Capisci l'italiano o ti viene mal di testa se metti in funzione il tuo unico neurone? O è un prione?”. Bella battuta. Lo tenevo in un angolo, era mio. Potevo sentire l'odore trinacrio della sua paura. Invece il mio rivale di chiacchera infilò gli occhiali e disse: “Senza di questi non ci sento”. Poi si accomiatò con un allegro: “Sono arrivato” e uscì dalla carrozza e dal sogno calpestando nuovamente i poveracci sdraiati in corridoio. Mi svegliai più depresso di prima; in bocca un senso di amaro e tracce di sconfitta. Il carro merci, intanto, entrava trionfalmente nella stazione d'arrivo, con solo due ore di ritardo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5840791579741382232?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5840791579741382232/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5840791579741382232' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5840791579741382232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5840791579741382232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/04/parto.html' title='parto'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1662225864434362513</id><published>2009-03-14T17:33:00.000-07:00</published><updated>2009-03-14T17:34:11.945-07:00</updated><title type='text'>zucchero di canna</title><content type='html'>La porta si aprì lentamente. A parte la fiamma giallastra della lanterna, nulla - in casa - si mosse. Nessuno cercò di scappare. Rimasero tutti intorno al vecchio tavolo di legno posto in mezzo alla stanza. Il gigantesco nero si affacciò sulla soglia e lì rimase, immobile come una statua, come un muscoloso semidio, demone minaccioso e possente. Il padre disse piangendo: “I bambini risparmiali, ti prego”. La madre ne stringeva due al petto. La figlia grande era in piedi, con i vestiti e i piedi bagnati. Se l'era appena fatta addosso e non se n'era neanche accorta. Il gigante alzò le braccia come un uccello che spalanca le ali, quasi a voler abbracciare idealmente l'intera famiglia. Poi, sorrise mostrando tutti i denti d'oro che gli brillavano in bocca con una luce cattiva. Due uomini entrarono passando sotto le sue lunghe braccia. Gli misero un machete in mano e gli fecero un cenno, un semplice cenno col capo. Allora il gigante scatenò la sua furia contro i cinque occupanti inermi, facendo il giro intorno al tavolo, tagliando tutto ciò che poteva con forza e rabbia immotivate, una crudeltà senza senso. Finita la mattanza, gli stessi due uomini gli tolsero il machete e gli porsero uno straccio con cui asciugarsi il sangue schizzatogli addosso. Poi andarono via tutti, lasciando la porta spalancata e la luce della lanterna a traballare un po', prima di spegnersi del tutto smorzata dal vento fresco della sera.&lt;br /&gt;La mattina seguente, tutto il campo dei tagliatori sapeva quello che era successo. Se lo aspettavano. Marcelo aveva cercato di fuggire attraverso gli sterminati campi di canna da zucchero e non c'era riuscito. Era mancato tre giorni dal lavoro, la sua zona era rimasta indietro col taglio e, cosa ancor più grave, molti cominciavano a credere che ce l'avesse fatta. Il successo di uno solo dei fuggiaschi avrebbe creato uno spiraglio, una piccola preziosa speranza nei cuori di tutti i tagliatori. Questo, Ruggero Colòn lo sapeva. Ogni capataz sa che la speranza, per quanto piccola, è un danno enorme per un sistema basato sul terrore assoluto. “Nei miei campi si lavora e basta”, disse ai braccianti e alle loro famiglie radunate in strada (se si può chiamare strada il fango maleodorante di una baraccopoli nascosta tra le canne da zucchero). Lui passava davanti a quella sorta di schiera fantasma fatta di uomini, donne e bambini magri come le canne brunite dal sole e intontiti dalla fame, senza temerne l'odio o il rancore, forte dei fucili imbracciati dagli uomini appostati ovunque. In sella al suo mustang pezzato, parlava tenendo la mano sul calcio della pistola. “La prossima volta che uno cerca di scappare vi ammazzo tutti”. Era abbastanza sincero. Non l'avrebbe mai fatto davvero ma, sotto sotto, quello era il suo sogno: ammazzare tutti quegli incapaci tagliatori di canna da zucchero che gli erano capitati. Non sopportava la loro inettitudine, pensava che tagliassero poco e che tagliassero male. E poi erano deboli: si ammalavano sempre prima dei tagliatori degli altri campi. Quando si incontravano tra loro, i capataz bevevano e si confidavano a lungo. Così Ruggero aveva scoperto che gli altri, mediamente, raccoglievano il venti per cento in più di quanto non raccogliesse lui. Certo qualche collega si era forse vantato oltre misura dei propri schiavi ma, alla fine, era vero: i suoi zombi morivano prima di quelli delle altre piantagioni. Non molto prima ma abbastanza da fare la differenza. La canna da zucchero rovina gli occhi dei tagliatori con la polvere che consegue al taglio, il resto del danno lo fa il machete. È impossibile non fare errori quando si lavora tagliando. E quando si sbaglia, ci si ferisce a fondo. Le infezioni dei tagli sono quasi scontate, vista l'assenza di assistenza sanitaria. Quello che non fa il machete, lo fa la canna stessa. Il taglio diagonale con cui si pota, crea un esercito di piccole lance pronte ad infilzare i piedi e le mani di chi inciampa o di chi solo si distrae. Il capataz guardò quel piccolo popolo di disperati come un ammiraglio guarda la ciurma ammutinata e stracciona. Provava rancore: come faceva a diventare qualcuno se quegli incapaci non facevano il loro dovere? Puntò la sua pistola contro una donna. Gridò: “Spostati!”. Dietro di lei comparve Martìn, diciott'anni da poco, da cinque schiavo nell'inferno delle canne da zucchero. “Mi hanno detto che stai preparando una fuga di gruppo. Oggi pomeriggio, vieni a parlare con me. Passa dal mio ufficio, Martìn”. Il ragazzo sbatté le palpebre pensando in fretta a cosa fare. Sapeva che non sarebbe tornato vivo dall'ufficio di Ruggero quindi si voltò di scatto e cominciò a correre verso il canneto. Gli spararono addosso un paio di colpi ma nessuno andò a segno. Martìn aveva raggiunto le prime canne. Ruggero ordinò: “Liberate i cani”. Mezz'ora dopo due guardie a cavallo tornarono al campo trascinando quello che rimaneva del diciottenne. Non era rimasto granché, i cani lo avevano azzannato un po' dappertutto e la parte del corpo che ora toccava terra era completamente scorticata, grattata via come uno strato di sporco. Il capataz era furibondo: “Qui ci vuole una strategia”, disse ai suoi fedelissimi “Ci sono trecento persone da tenere a bada. Da tenere qui! Non deve più provarci nessuno altrimenti ammazzo anche voi. Spargete la voce che, da oggi, Oro sarà liberato ogni notte. Per sempre”.&lt;br /&gt;“Capo, Oro è matto come un cavallo. È troppo violento, affetterebbe anche noi”.&lt;br /&gt;“Lo terremo fisso nella boscaglia e intorno ai primi canneti. Se fa qualcosa di sbagliato gli piazziamo una pallottola in testa. L'importante è che i creoli credano che lui sia lì. Se poi Oro smette di respirare non lo racconteremo a nessuno, okay?”.&lt;br /&gt;Oro fu liberato a ridosso della boscaglia, in pieno coprifuoco. Il pericolo era duplice: non solo poteva aggredire i controllori ma poteva sconfinare nell'area accanto dove, non essendoci guardiani preparati, il gigante avrebbe creato più gravi problemi. Problemi significa: numero di morti. Non avevano mai liberato quel pazzo sanguinario in uno spazio aperto e senza vittime da maciullare. Una volta privo di catene, Oro sorrise. I suoi denti d'oro brillavano nella notte. Aprì il palmo della mano aspettando che uno dei quattro uomini che lo avevano accompagnato fin lì gli porgesse un machete ma non successe nulla. Tenne le braccia larghe aspettando un cenno ma il cenno non arrivò. Smise di sorridere, non capiva. Respirò impaziente guardando i suoi padroni.&lt;br /&gt;“Stai calmo. Se passa qualcuno potrai sfogarti, finalmente. Ma se non passa nessuno, devi stare buono”. Quello che aveva mosso le labbra non sapeva due cose: la prima era che Oro non sapeva aspettare. Da anni lo liberavano solo per tagliare teste, gambe e braccia. Era una situazione automatica: libertà - machete - sangue – catene. Oro lo voleva e ci sperava. Non era importante che, dopo, lo rinchiudessero per giorni in una cella vuota. Tanto poi lo avrebbero liberato di nuovo e lui avrebbe fatto tutto quello che voleva. Tutto. La seconda cosa che il guardiano non sapeva era che Oro, come tutti i sordi profondi, non sentiva i toni di voce, non capiva le minacce velate o le allusioni. Per questo aspettava il cenno del capo prima di agire. Aspettava un segnale e poi colpiva. Tutto qui. Con lui parlare non aveva senso e non otteneva esito. Anche in quella situazione, stava soltanto perdendo tempo aspettando il machete e il permesso di colpire. Ma il segnale non arrivava. I guardiani, intanto, erano scesi dai cavalli e si preparavano ad accendere il fuoco. Due di loro erano di fronte al gigantesco nero, coi fucili in braccio. Oro chiuse gli occhi e dilatò le narici. Sentì l'odore  di uno degli uomini che gli sedeva affianco. Sorrise. Si lanciò sul più vicino estraendo il machete dalla guaina legata alla cintola. Corse verso la boscaglia colpendo il guardiano immediatamente accanto. La testa dell'uomo cadde qualche metro in là per l'impeto con cui era stata recisa. Quando toccò terra, Oro era già scomparso tra i rami e l'oscurità. Nessuno dei tre rimasti vivi pensò minimamente di inseguirlo. Uno di loro esplose due colpi in rapida sequenza, dopo un paio di secondi, sparò altri due colpi. Lo schema significava: “Oro è fuori controllo”. Ruggero Colòn fu avvisato subito. Fece svegliare tutti i guardiani e qualche tagliatore di canne più fedele, radunò il piccolo esercito e spiegò: “Su Oro non si può più contare. Va abbattuto al più presto, prima che faccia altri danni ai nostri uomini. Organizzate ronde di quattro per gruppo. Usate i cani. E mirate al cuore”. Sembrava preoccupato invece, in fondo, questo era un desiderio che si avverava. Una caccia in grande stile contro un gigante demente con le gengive borchiate d'oro. Il vero nome del mostro non lo conosceva nessuno. Arrivato da chissà dove, trovato nel bosco qualche anno prima sempre con una luce folle negli occhi ed una rabbia che esplodeva senza motivo, era stato preso in cura dal capataz (che ne aveva compreso il potenziale) come spalla per tutte le malefatte commesse contro i creoli. Ruggero Colòn ne aveva fatto l'essenza stessa del terrore, un mito temuto come il destino, sinonimo per tutti di castigo e morte. Ora il gioco era finito. Tra poco avrebbe liberato lui stesso il villaggio dal demone che aveva inventato. Le ronde cercarono dappertutto ma la notte passò senza che il gigante fosse anche solo avvistato. La mattina il capataz fu svegliato da un guardiano: “Capo, abbiamo un problema. Nessuno dei tagliatori vuole andare a lavorare. Hanno paura di incontrare Oro e vogliono tutti una grossa scorta”. In genere, per un gruppo di sei tagliatori bastava un solo uomo a cavallo, armato di fucile più per impedire fughe che per proteggere qualcuno. “Li accontenteremo” fu la replica di Ruggero. Portarono tutti i tagliatori nella stessa area e si disposero in cerchio attorno a loro. Il lavoro fu portato a termine. Furono tagliate una tonnellata e mezza di canne a testa, il minimo richiesto dai proprietari terrieri. Ma quello schieramento di forze fu contro producente. Gli zombi, come li chiamavano i guardiani, avevano capito che il rischio era elevato. Con il matto in circolazione non intendevano più uscire di casa, altro che andare a tagliare: o era troppo rischioso o troppo stupido. Colòn cercò prima di rassicurarli poi di minacciarli. Nessuno si mosse. In questa situazione di stallo, occorreva una mano esterna a far chiudere quel capitolo prima che i padroni nominassero un altro capataz. Ruggero corse a chiedere aiuto al collega della piantagione confinante. Questi lo accolse e lo ascoltò con molta preoccupazione. Le argomentazioni di Colòn erano forti: “Se i creoli imparano ad incrociare le braccia, noi perdiamo la nostra posizione. E se Oro arriva da voi ci saranno un sacco di vittime. O lo fermiamo subito o anche i tuoi creoli smetteranno di tagliare. Ti conviene?”&lt;br /&gt;“Mi chiedi di aiutarti...ma in cambio di cosa dovrei rischiare i miei uomini?”&lt;br /&gt;“Stai già rischiando. Tra un po' lo sapranno tutti. Avrai il raccolto fermo e non potrai evitare di perdere qualcuno dei tuoi guardiani”.&lt;br /&gt;L'altro ci pensò un po' su e poi disse: “Aspetta un attimo. Forse so come risolvere il problema”.&lt;br /&gt;Uscì chiamando il suo secondo a gran voce. Qualcuno chiuse le persiane della casa. I ferri alle porte cigolarono sinistri. Nella penombra soffocante, Colòn capì di essere in trappola ancor prima di scorgere la massa scura muscolosa, armata di machete, entrare nella stanza. Il sudore gli appiccicò la camicia al petto. Dall'esterno sentiva ridere e gridare: “Dale, Oro!. Dale!”. Colòn non mosse un muscolo. Smise quasi di respirare. Sapeva che il minimo gesto avrebbe dato inizio all'assalto del gigante perciò rimase seduto con lo sguardo fisso nel vuoto. Deglutì. Improvvisamente si alzò cercando di estrarre la pistola dalla fondina mentre il braccio destro gli si staccava all'altezza del gomito. Il dolore fortissimo gli bloccò il fiato. Si lasciò cade in terra schivando senza volere un altro colpo diretto alla testa. Istintivamente, cercò di infilarsi tra le poltrone e un comò, sentendosi ridicolo in quel suo strisciare come i bambini che si rifugiano sotto il letto per non prendere la medicina. Annaspò sul pavimento pieno di sangue come un'anguilla disperata, sentiva i colpi del machete che gli staccavano un piede e gli aprivano quasi in due una gamba. Ma il dolore era svanito. Colòn non sentiva più nulla, solo un cupo ronzio nel orecchie. Chiuse gli occhi mentre il gigante lo tirava fuori dal misero nascondiglio e finiva di farlo a pezzi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1662225864434362513?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1662225864434362513/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1662225864434362513' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1662225864434362513'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1662225864434362513'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/03/zucchero-di-canna.html' title='zucchero di canna'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8671978999301393303</id><published>2009-03-01T01:37:00.001-08:00</published><updated>2009-03-01T01:37:55.591-08:00</updated><title type='text'>Intervista a Gioacchino Genchi:</title><content type='html'>"Io svolgo l'attività di consulente tecnico per conto dell'autorità giudiziaria da oltre vent'anni, lavoro nato quasi per caso quando con l'avvento del nuovo codice di procedura penale è stata inserita questa figura, come da articoli 359 e 360 che danno al Pubblico Ministero la possibilità di avvalersi di tecnici con qualunque professionalità allorquando devono compiere delle attività importanti. Mi spiace che Martelli se lo sia dimenticato, Cossiga me lo abbia ricordato, proprio il nuovo codice di procedura penale che ha promulgato il presidente Cossiga inserisce questa figura che è una figura moderna. Che è nelle giurisdizioni più civili ed avanzate, mentre prima il Pubblico Ministero era limitato, e doveva per accertamenti particolari avvalersi solo della Polizia giudiziaria, il nuovo codice ha previsto queste figure.&lt;br /&gt;Per cui per l'accertamento della verità, nel processo penale, accertamento della verità significa anche a favore dell'indagato o dell'imputato, il Pubblico Ministero non ha limiti nella scelta delle professionalità di cui si deve avvalere. Io ho fatto questa attività all'interno del Dipartimento della Pubblica sicurezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo svolto importanti attività con Arnaldo La Barbera, con Giovanni Falcone poi sulle stragi. Quando si è reso necessario realizzare un contributo esterno per il Pubblico Ministero, contenuto forse scevro da influenze del potere esecutivo, mi riferisco a indagini su colletti bianchi, magistrati, su eccellenti personalità della politica, il Pubblico Ministero ha preferito evitare che organi della politica e del potere esecutivo potessero incidere in quelle che erano le scelte della pubblica amministrazione presso la quale i vari soggetti operavano.&lt;br /&gt;Nel fare questo ho fatto una scelta deontologica, cioè di rinunciare alla carriera, allo stipendio, per dedicare tutto il mio lavoro al servizio della magistratura. Questa scelta, anziché essere apprezzata è stata utilizzata dai miei detrattori che fino a ieri mi hanno attaccato in parlamento, al contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il ministro Brunetta non poteva non riferire che la concessione dell'aspettativa non retribuita che io avevo chiesto era perfettamente regolare, è stata vagliati da vari organi dello Stato, dal Ministero dell'Interno, dal Ministero della Funzione pubblica e dalla presidenza del Consiglio dei Ministri di Berlusconi, la stessa che mi ha attaccato in maniera così violenta e così assurda dicendo le fandonie che hanno fatto ridere gli italiani perché tutto questo can can che si muove nei miei confronti, questo pericolo nazionale, cioè una persona che da vent'anni lavora con i giudici e i Pubblici Ministeri nei processi di mafia, di stragi, di omicidi, di mafia e politica più importanti che si sono celebrati in Italia, rappresenta un pericolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse per loro! Per tutti quelli che mi hanno attaccato perché poi la cosa simpatica (è chiaro che ora sto zitto, non posso parlare sono legato al segreto) ma mi scompiscio dalle risate perché tutti i signori giornalisti che mi hanno attaccato, da Farina a Luca Fazzo a Lionello Mancini del Sole 24 ore, al giornalista della Stampa Ruotolo, sono i soggetti protagonisti delle vicende di cui mi stavo occupando. Questo è l'assurdo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stessi politici che mi stanno attaccando, sono gli stessi protagonisti di cui mi stavo occupando. Da Rutelli a Martelli, Martelli conosciuto ai tempi di Falcone. Parliamo di persone che comunque sono entrate nell'ottica della mia attività. Martelli nei computer di Falcone quando furono manomessi, Rutelli perché è amico di Saladino usciva dalle intercettazioni di Saladino, Mastella per le evidenze che tutti sappiamo e così via, poi dirò quelli che hanno parlato alla Camera al question time, quel giornalista che gli ha fatto il comunicato, cose da ridere! Tra l'altro questi non hanno nemmeno la decenza di far apparire un'altra persona.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, compaiono loro in prima persona! Sapendo che loro entravano a pieno titolo nell'indagine. Questo è assurdo. Io continuo a ridere perché il popolo italiano che vede questo grande intercettatore, che avrebbe intercettato tutti gli italiani, ma che cosa andavo ad intercettare agli italiani? Per farmi sentire dire che non riescono ad arrivare alla fine del mese? Per sentir dire che i figli hanno perso il posto di lavoro o che sono disoccupati? Che c'è una crisi economica? Ma perché mai dovrei andare ad intercettare gli italiani? Ma quali sono questi italiani che hanno paura di Gioacchino Genchi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quelli che hanno paura di Gioacchino Genchi sono quelli che hanno la coscienza sporca, e quelli che hanno la coscienza sporca sono quelli che mi hanno attaccato. E con questo attacco hanno dimostrato di valere i sospetti che io avevo su di loro. Anzi, più di quelli di cui io stesso mi ero accorto, perché devo essere sincero, probabilmente io avevo sottovalutato il ruolo di Rutelli nell'inchiesta Why not.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rutelli ha dimostrato probabilmente di avere il carbone bagnato e per questo si è comportato come si è comportato. Quando ci sarà la resa della verità chiariremo quali erano i rapporti di Rutelli con Saladino, quali erano i rapporti del senatore Mastella, il ruolo di suo figlio, chi utilizzava i telefoni della Camera dei Deputati... chiariremo tutto! Dalla prima all'ultima cosa. Questa è un'ulteriore scusa perché loro dovevano abolire le intercettazioni, dovevano togliere ai magistrati la possibilità di svolgere delle intercettazioni considerati i risultati che c'erano stati, Vallettopoli, Saccà, la Rai eccetera, la procura di Roma immediatamente senza problemi però apre il procedimento nei confronti del dottor Genchi su cui non ha nessuna competenza a indagare, perché la procura di Roma c'entra come i cavoli a merenda. C'entra perché l'ex procuratore generale di Catanzaro ormai fortunatamente ex, ha utilizzato questi tabulati come la foglia di fico per coprire tutte le sue malefatte e poi le ha utilizzate come paracadute per non utilizzarle a Catanzaro, dove probabilmente il nuovo procuratore generale avrebbe immediatamente mandato a Salerno.&lt;br /&gt;Perché in quei tabulati c'è la prova della loro responsabilità penale. Non della mia. Quindi, non li manda a Salerno che era competente, non li manda al procuratore della Repubblica di Catanzaro che avrebbe potuto conoscere quei tabulati e quello che c'era, non li manda al procuratore della Repubblica di Palermo dove io ho svolto tutta la mia attività ma li manda a Roma che non c'entra niente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi si va a paracadutare questi tabulati sbagliando l'atterraggio perché in una procura che non ci azzecca nulla. Perché tra l'altro in quei tabulati c'erano delle inquisizioni che riguardavano magistrati della procura della Repubblica di Roma! Su cui stavamo indagando. Ora la procura di Roma indaga su di me e sui magistrati della procura della Repubblica di Roma. Si è ripetuto lo scenario che accadde tra Salerno e Catanzaro e si è ripetuto lo scenario che era già accaduto tra Milano e Brescia all'epoca delle indagini su Di Pietro. Con la sola differenza che all'epoca si chiamava Gico l'organo che fece quelle attività, adesso si chiamano Ros, ma sostanzialmente non è cambiato nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ultima analisi dico che io sono comunque fiducioso nella giustizia. Hanno cercato di mettermi tutti contro, hanno cercato di dire ad esempio, nel momento in cui c'era un rapporto di collaborazione con la procura di Milano anche fra De Magistris e la procura di Milano, un'amicizia personale fra De Magistris e Spataro, che siano stati acquisiti i tabulati di Spataro. Assurdo! Non è mai esistita un'ipotesi del genere. Nemmeno per idea! Come si fa a togliere a De Magistris l'appoggio della magistratura associata? Diciamo che ha preso i tabulati di Spataro. Come si fa a mettere il Csm contro De Magistris? Diciamo che ha preso i tabulati di Mancino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Adesso i Ros dicono che nei tabulati che io ho preso ci sono, non so quante utenze del Consiglio superiore della magistratura. Non abbiamo acquisito tabulati del Csm, sono i signori magistrati di cui abbiamo acquisito alcuni tabulati, quelli sì, tra cui alcuni della procura nazionale antimafia ben precisi, due, solo due, che hanno contatti col Csm.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha inquisito il Quirinale! Ma quando mai? Se però qualcuno del Quirinale ha chiamato o è stato chiamato dai soggetti di cui ci siamo occupati validamente, bisogna vedere chi dal Quirinale chi ha avuto contatti con queste persone, ma io non ho acquisito i tabulati del Quirinale. A parte che se fosse stato fatto sarebbe stata attività assolutamente legittima perché, sia chiaro, le indagini in Italia non si possono fare soltanto nei confronti dei tossici e magari che siano pure extracomunitari, oppure quelli che sbarcano a Lampedusa nei confronti dei quali è possibile fare di tutto, compresa la creazione dei lager.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La legge è uguale per tutti. Tutti siamo sottoposti alla legge! Perché sia chiaro. Questo lo devono capire. Nel momento in cui a questi signori li si osa sfiorare solo da lontano, con la punta di una piuma, questi signori si ribellano e distruggono le persone che hanno solo il coraggio di fare il proprio lavoro.&lt;br /&gt;Gli italiani questo l'hanno capito. E hanno capito che questo dottor Genchi di cui hanno detto tutte le cose peggiori di questo mondo... e io adesso pubblicherò tutti i miei lavori, dal primo sino all'ultimo pubblicherò tutte le sentenze della Corte di Cassazione, delle Corti d'Appello, delle Corti di Assise, dei tribunali che hanno inflitto centinaia e centinaia di anni di carcere col mio lavoro.&lt;br /&gt;Ma le sentenze di cui io sono più orgoglioso non sono le sentenze di condanna, ma sono le sentenze di assoluzione! Sono quelle persone ingiustamente accusate anche per lavori fatti dal Ros che sono state assolte grazie al mio lavoro e che rischiavano l'ergastolo! E che erano in carcere. Persone che erano in carcere perché avevano pure sbagliato l'intestatario di una scheda telefonica. E adesso questi signori vengono ad accusare me di avere fatto lo stesso lavoro che loro... ma non esiste completamente!&lt;br /&gt;Tutte queste fandonie e la serie di stupidaggini che sono state perpetrate addirittura in un organismo che è il Copasir! Che si deve occupare dei servizi di vigilanza sulla sicurezza, non sui consulenti e sui magistrati che svolgono la loro attività sui servizi di sicurezza! Noi abbiamo trovato delle collusioni di appartenenti ai servizi di sicurezza, con delle imprese che lavorano per i servizi di sicurezza, che lavorano nel campo delle intercettazioni, che costruiscono caserme con appalti dati a trattativa privata per milioni di euro, noi stavamo lavorando su quello! Stavamo lavorando su quello e ci hanno bloccato perché avevano le mani in pasta tutti loro! Questa è la verità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la verità e adesso mi hanno pure dato l'opportunità di dirla perché essendo indagato io non sono più legato al segreto perché mi devo difendere! Mi devo difendere con una procura che non ci azzecca nulla con la competenza, la procura di Roma, mi difenderò alla procura di Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però sicuramente la verità verrà a galla! E non ci vogliono né archivi né dati perché sono tre o quattro cose molto semplici. Le intercettazioni di Saladino utili saranno una decina, quando fu intercettato prima che De Magistris iniziasse le indagini, ma sono chiarissime! E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso!&lt;br /&gt;Ancora nessuno ha detto che io sono folle. Anzi, sarò pericoloso, terribile ma che sono folle non l'ha detto nessuno. Bene allora quello che io dico non è la parola di un folle perché io dimostrerò tutte queste cose. E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia. A cominciare dalle stragi di via D'Amelio alla strage di Capaci. Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8671978999301393303?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8671978999301393303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8671978999301393303' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8671978999301393303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8671978999301393303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/03/intervista-gioacchino-genchi.html' title='Intervista a Gioacchino Genchi:'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7568774023459110035</id><published>2009-02-18T10:45:00.000-08:00</published><updated>2009-02-18T10:46:19.163-08:00</updated><title type='text'>Sanremo 2009</title><content type='html'>Il solito maledetto Sanremo in cui si salva veramente poco. Fino a quando riusciranno a tradire le nostre aspettative? Meno male che ci sono i giovani come  Malika che imita Giusy Ferreri. Meno male che la giuria di qualità non è composta da giornalisti di regime e sportivi di successo che nulla hanno a che vedere con la musica. Povero Sanremo che ha dei siparietti comici da quattro soldi, e meno male che non c'è Baudo altrimenti i siparietti sarebbero da 1 soldo (di disperazione). Non si salva nessuno dei grandi. Possiamo affermare tranquillamente che non ci ricorderemo di questo Sanremo per le musiche ma solo per qualche testo ed un paio di interpretazioni. In mezzo alla pochezza attuale va rivalutato l'ossidabile Albano che comunque ha un'estensione vocale che ancora fa la sua porca figura. Patti Pravo stonava come un sordo ubriaco, Alexia gridava come una matta per coprire le stonature di Lavezzi. I testi di Mogol sembravano scritti dal mio commercialista. Il mio commercialista ha letto 'sta critica ed è incazzato come una jena. Interessanti le liriche dei Gemelli Diversi e di Jovanotti, il resto è fuffa secolare, ingiusta retorica da sottoscala sanremese. Irene ha una buona voce, potente ma testo e musica sono altre “perle” che avremmo voluto non ascoltare mai. Iva Zanicchi dovrebbe tornare a fare politica (l'ha mai fatta?) o programmi per la tv di regime. Sal Da Vinci ha scoperto la vena neomelodica: sangue da tutte le parti. Fausto Leali cerca la lacrimuccia parlando dei figli e di come li vedono i padri. Ah, che ruolo ingrato! Tricarico sembra il solito flippato. Si disintossicasse, prima di salire sul palco. Marco Carta: boh? Che dire? Eviterei di dire nulla e gli ho fatto un favore. Masini... dopo l'istant book e l'istant movie, ecco a voi l'istant song fatta di stralci rubati alla cronaca e pensieri poco arguti per un fine ultimo ampiamente raggiunto: l'assoluta mancanza di ispirazione. Mentre scrivo arriva quest'altra (Simona Molinari) che canta uno swing che chiamare “già sentito” è parecchio eufemistico. In questo schifo senza limiti inneggio al sassofono di Di Battista che da solo e senza un perché accarezza le nostre mortificate orecchie. È troppo bravo: non ha capito che sta a Sanremo? È una specie di aspirina dopo il massacro di Forte Apache. Potrebbe non bastare ma noi ci consoliamo con poco. Povero Povia che meno male che c'è stata la polemica perché il testo non offende e nemmeno interessa a nessuno. Gli Afterhours che se la tirano come “esseri affascinanti” atterrati in riviera per donarsi a noi umili ascoltatori. Hanno uno dei tre testi al di sopra della sufficienza ma la musica, obiettivamente, è quel (poco) che è. Arriva l'ultimo: Filippo Perbellini. Musica di Cocciante e parole di Cheope. Incrocio le dita. Ha una voce come il suo compositore, ma quanto lo starà imitando e quanto sarà realmente la sua voce? Lo scopriremo solo vivendo. Cheope, come al solito, è un buon professionista, ormai scrive meglio del padre (Mogol) ma si sente, purtroppo, il “mestiere”. La musica di Riccardo, invece, è la più bella del festival, glielo riconosco. Grande Cocciante. Infine un'impressione sconvolgente: mi sa che Dolcenera vince il festival.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7568774023459110035?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7568774023459110035/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7568774023459110035' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7568774023459110035'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7568774023459110035'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/02/sanremo-2009.html' title='Sanremo 2009'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8357880678866259885</id><published>2009-01-13T14:59:00.000-08:00</published><updated>2009-01-13T15:05:02.802-08:00</updated><title type='text'>double bind- doppio legame e i paradossi della comunicazione</title><content type='html'>questo è un articolo bellissimo e lunghissimo, a cura di Simona Carloppi, tratto da DIGILOGICA n° 2/2005. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Formulata negli anni 50 da Gregory Bateson e altri a partire da studi sulla genesi della schizofrenia e approfondita dalla famosa "Scuola di Palo Alto", la teoria del double bind (doppio legame) riguarda le conseguenze di una relazione costantemente invalidata da comunicazioni paradossali tra due individui di cui uno dipende dall'altro emotivamente e/o per la propria sopravvivenza fisica.&lt;br /&gt;Esempi di messaggi double bind sono: &lt;br /&gt;«Sii spontaneo» &lt;br /&gt;«Devi amarmi»&lt;br /&gt;«Voglio che tu mi domini» &lt;br /&gt;«Devi essere felice di giocare con i bambini come tutti gli altri padri»&lt;br /&gt;«Non essere così obbediente»&lt;br /&gt;«Sei libero. di andartene, caro. Non fare caso se comincio a piangere»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta cioè di paradossi che intrappolano, togliendo la possibilità di intraprendere un'azione "vincente". La vittima sbaglia se obbedisce e sbaglia se disobbedisce, o addirittura non pub obbedire, e finisce per subire comunque conseguenze negative. La teoria della comunicazione che analizza il modello double bind include la gerarchia di "tipi logici" definita da Bertrand Russell. Russell afferma che alcuni messaggi parlano direttamente di cose, si riferiscono a realtà esterne al parlante e hanno principalmente carattere cognitivo ed espressione verbale. Altri, invece – i cosiddetti "meta- messaggi" – si riferiscono ad altri messaggi, sono comunicazioni sulla comunicazione e hanno prevalentemente natura affettiva e forma non verbale. I paradossi nascono dalla difficoltà di mantenere distinti differenti livelli logici. Nei casi di double bind si ricevono, su piani diversi, messaggi contraddittori e minacciosi da una figura autorevole e c'è anche la proibizione di discutere la contraddizione. Non si può vincere, non si può pareggiare e non si può neppure smettere di giocare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa si intende con double bind &lt;br /&gt;Entrando nel dettaglio, gli elementi costituenti di una situazione double bind secondo Bateson sono: &lt;br /&gt;1) Due o più persone, tra cui una soltanto svolge il ruolo di vittima. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le relazioni prevedono spesso forme di subordinazione e di potere in cui le posizioni reciproche sono definite dal contesto e in'cui la distanza tra persone differisce anche molto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una famiglia, in genere la vittima è uno dei figli con genitori e fratelli che ricoprono ruoli ben distinti e complementari. In un'azienda possiamo pensare al fattorino, al portiere o a un dipendente che lavora contemporaneamente a più progetti. Tutti questi individui sono continuamente sottoposti a richieste contrastanti da fonti diverse. In alcuni casi l'ordinamento gerarchico può fornire un ordine di priorità, ma talvolta i richiedenti hanno una posizione organizzativa equivalente. Inoltre la conoscenza personale e legami di amicizia con alcuni dei colleghi possono ulteriormente complicare la situazione. &lt;br /&gt;2)  Il ripetersi dell'esperienza sgradevole. &lt;br /&gt;Il doppio legame è uno schema ricorrente nel vissuto della vittima, ripetuto fino a quando finisce per diventare un'aspettativa abituale che porta a confondere rispetto e paura. &lt;br /&gt;3)  Un' ingiunzione primaria, generalmente negativa, che può assumere due forme: &lt;br /&gt;Non fare questo e quello o ti punirò Se fai questo e quello io ti punirò. Si tratta quindi di un contesto di apprendimento basato sull'evitamento di una punizione e non sulla ricerca di una ricompensa. In teoria il doppio legame può funzionare anche nel secondo caso, ma, soprattutto per soggetti "deboli", la paura pare essere un'emozione più forte e, quindi, una motivazione più importante del desiderio. In ambito familiare la punizione può essere costituita da espressione di rabbia o odio, ritiro dell'affetto o abbandono del bambino a se stesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4)   Un' ingiunzione secondaria in conflitto con la prima su un piano più astratto e, come la prima, rinforzata da una punizione o da un segnale di minaccia a benessere e sopravvivenza. Questo secondo messaggio è più difficile da descrivere del primo. In primo luogo perché in genere viene comunicato in modo non verbale tramite postura, gesti, tono di voce, azioni significative e implicazioni nascoste delle parole. In secondo luogo può riguardare uno qualunque degli elementi costitutivi della prima affermazione, quindi può assumere una grande varietà di forme.&lt;br /&gt;Ad esempio:&lt;br /&gt;«Non considerarla una punizione» &lt;br /&gt;«Non sono io che ti punisco» &lt;br /&gt;«Fa più male a me che a te» &lt;br /&gt;«Non sottometterti alle mie proibizioni» &lt;br /&gt;«Non pensare a ciò che non devi fare» &lt;br /&gt;«Non avere dubbi sull'amore (la stima) che nutro per te, perché questa proibizione ne è una prova» &lt;br /&gt;5) Un' ingiunzione terziaria negativa che proibisce alla vittima di uscire dal dilemma, di fare commenti, chiedere spiegazioni o protestare. &lt;br /&gt;Potrebbe sembrare inutile trattare questo come un elemento separato, poiché il rinforzo alle altre due ingiunzioni è una minaccia sufficientemente forte e se il double bind viene imposto a qualcuno fortemente subordinato, una via d’uscita, appare impossibile. Comunque sembra che, in alcuni casi, vengano utilizzati alcuni espedienti che non sono puramente negativi. Come ad esempio promesse di affetto "capricciose" o il labeling, cioè l'etichettare una persona, includendola in una categoria comportamentale rigida che permetta di interpretare tutto il suo comportamento e le sue intenzioni indipendentemente da quello che esprime: &lt;br /&gt;«Sei piccolo, certe cose non le puoi capire» &lt;br /&gt;«Sono io il capo. So io cosa è meglio per te» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;6) Quando poi la vittima, attraverso la ripetizione, si è abituata a percepire l'universo secondo schemi a "doppio legame", non è più necessaria la presenza di tutti gli elementi suddetti. Quasi ogni parte della sequenza è sufficiente da sola a causare una reazione di panico o di rabbia. &lt;br /&gt;Da un punto di vista formale, Paul Watzlawick ha individuato quattro categorie di paradossi double bind: &lt;br /&gt;a) «Sii spontaneo» &lt;br /&gt;Si richiede o addirittura ordina di fare qualcosa spontaneamente. &lt;br /&gt;b) «Sei così confuso (stai così male) da non poter sapere come ti senti realmente. Io lo so meglio di te» &lt;br /&gt;Viene punita una corretta percezione della realtà. Si impone alla vittima di non dare peso alle proprie percezioni e di accettare la descrizione della situazione data da altri, costringendo così a spendere un grande ammontare di energia psichica per capire come ogni situazione "deve essere interpretata". &lt;br /&gt;C) «Devi essere felice di svolgere il tuo compito» &lt;br /&gt;In questo caso vengono confutate sensazioni, emozioni e sentimenti, con il rischio di far sentire in colpa chi "sente in modo sbagliato". &lt;br /&gt;d) «Devi essere leale e raggiungere il tuo obiettivo a ogni costo» &lt;br /&gt;In questa imposizione (la seconda parte della quale è quasi sempre implicita) si chiede e si proibisce la stessa cosa nello stesso momento, obbligando a disobbedire per poter obbedire. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1967, inoltre, Sluzki e collaboratori hanno individuato cinque "schemi di squalificazione" cioè metodi attraverso cui l'esperienza diretta di una persona viene invalidata attraverso il double bind: &lt;br /&gt;Evasività e cambio di argomento. &lt;br /&gt;Si verifica quando un'affermazione che non chiude una discussione viene seguita da un'altra che fornisce una risposta negativa implicita, cambiando argomento &lt;br /&gt;A: «Possiamo andare al parco a giocare a calcio» &lt;br /&gt;B: «E’ una giornata splendida per lavorare in giardino»&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gioco di prestigio. &lt;br /&gt;La seconda frase è una risposta alla prima, ma ne cambia il contenuto &lt;br /&gt;A: «Siamo sempre andati d'accordo» &lt;br /&gt;B: «Sì, ti ho sempre voluto bene» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Litteralizzazione. &lt;br /&gt;Il contenuto della prima proposizione è trasposto in senso letterale nella seconda, senza che il cambio di contesto venga segnalato. &lt;br /&gt;A: «Mi tratti come un bambino» &lt;br /&gt;B: «Ma tu sei un bambino!» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Imposizione di status &lt;br /&gt;Status personale superiore, maggiore esperienza o migliori conoscenze vengono usati per contestare il contenuto delle affermazioni altrui, spesso rivolgendosi a terze parti. &lt;br /&gt;A: «Ho notato che non interagisce bene con gli altri…»&lt;br /&gt;B: «Ma io lavoro bene in gruppo!»&lt;br /&gt;A: «È appena arrivato, non può sapere cosa sia un'interazione efficace...» &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uso di domande retoriche. &lt;br /&gt;Implicano dubbi o disaccordo, pur senza esprimerli apertamente: &lt;br /&gt;A: «Vado d'accordo con tutti» &lt;br /&gt;B: «Con tutti? Davvero?»&lt;br /&gt;La ripetizione di questi pattern finisce per imporre e consolidare modelli idiosincratici di interazione, che implicano un certo stile di relazione con il resto del mondo. Questo stile prevede la negazione sistematica di certi stimoli, la repressione sistematica di certi significati, il rinforzo e la ricompensa del fraintendimento e la punizione di ogni tentativo di fare chiarezza. Secondo Jay Haley, una regola fondamentale della comunicazione comporta che «è virtualmente impossibile per chiunque evitare di definire o controllare completamente la definizione della propria relazione con un'altra persona)). In altre parole, in ogni relazione una delle prime cose che è necessario concertare è quale tipo di relazione portare avanti. Le relazioni possono essere complementari o simmetriche. In quelle complementari il comportamento di un componente completa quello dell'altro: c'è un dare e un avere, ad esempio tra maestro e allievo c'è chi insegna e chi impara. In quelle simmetriche c'è invece somiglianza e corrispondenza tra i comportamenti dei due partecipanti. Se uno parla di una vacanza che ha fatto, l'altro interverrà raccontando una sua esperienza o i suoi progetti. È dunque presente una tendenza alla competizione. Con il passare del tempo la natura di una relazione può cambiare. Ci possono essere aggiustamenti e conflitti e quasi tutti avvengono sul piano della comunicazione. O meglio sui molteplici piani della comunicazione, poich6 quasi tutti i messaggi che inviamo e riceviamo sono misti e spesso conflittuali. L'abilità comunicativa consiste nel saper riconoscere e commentare i conflitti di significato. Il double bind, la conseguente perdita di senso con I'inestricabile confusione che comporta e le reazioni negati- ve, o addirittura patologiche, di chi è costretto a subirlo, comportano l'impossibilità e la non volontà di definire apertamente la natura di una relazione. Chi è costretto a subire paradossi senza via d'uscita infatti, può finire per cercare di annullare la comunicazione negando: a) di aver comunicato qualcosa b) che sia stato comunicato qualcosa C) che la cosa sia stata comunicata all'altra persona d) il contesto in cui è avvenuta la comunicazione. L'unico modo reale per sfuggire alla trappola però risiede nell'analisi, nel riconoscere il double bind e nel ricostruire correttamente l'organizzazione gerarchica dei livelli di comunicazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunicazione double bind in azienda &lt;br /&gt;Il double bind è particolarmente dannoso se chi lo subisce è un bambino nel proprio contesto familiare perché va a interferire con il processo di sviluppo psicologico. Una crescita corretta, infatti, passa attraverso i tre stadi di dipendenza infantile, transizione e indipendenza. Il "doppio legame", invece, crea un conflitto tra il desiderio di essere autonomi e quello di essere perfetti, bloccando la costruzione di una individualità sana. Le conseguenze possono andare da crisi di ansia e attacchi di aggressività e autoaggressività ricorrenti e apparentemente senza causa, fino alla genesi di disturbi psicotici, borderline o addirittura schizofrenia. Se la vittima è un adulto e l'ambito della situazione è meno emotivamente connotato di quello familiare, sicuramente i danni saranno meno gravi. Tuttavia una realtà del genere, radicata all'interno di un’azienda, dà comunque origine a conseguenze negative sia per i singoli che per l'organizzazione. Infatti comporta la distruzione della capacità. di dare un significato corretto alla comunicazione e quindi di reagire in modo adeguato. È uno spreco di energie e di risorse, una pratica disfunzionale che danneggia efficacia ed,efficienza degli individui e del sistema nel suo complesso. In casi estremi, inoltre, pub causare anche una serie di comportamenti anomali e disturbi emotivi (stress, demotivazione, burn out, ecc.) che affliggono la vita lavorativa che per un adulto della nostra cultura assorbe gran parte della giornata -e possono avere riflessi su benessere e salute generale. E comunque una situazione piuttosto diffusa. Molto più diffusa di quanto si pensi. Pub coinvolgere un'intera impresa: basti pensare al caso in cui l'alta dirigenza racco- mandi di avere "un atteggiamento proattivo", ma ordini di portare avanti il lavoro come al solito, quando appare evidente che si verificheranno cambiamenti in un futuro prossimo. Il primo messaggio richiede di "anticipare il futuro e cambiare adesso", il secondo ordina di "ignorare i segnali e non cambiare". Più in generale, capita spesso che la comunicazione tra top manager ed esecutivi prenda la seguente forma: messaggio "questo è il principio", meta-messaggio: "non seguite il principio" e per principio possiamo intendere ogni tipo di visione, obiettivo o norma definiti in una realtà lavorativa. Questo inevitabilmente porterà a un aumento della sfiducia, intesa sia come sensazione generale che come diffidenza tra differenti livelli gerarchici. Più frequentemente, però, il double bind coinvolge gruppi più ristretti di persone. Ad esempio avviene spesso che nei progetti che richiedono una presentazione ai clienti o a entità esterne all'azienda, il management negozi una certa data con i destinatari finali, comunicandone poi un'altra molto più vicina ai team di progetto, per ((essere sicuri di veder rispettata la scadenza che ci è stata richiesta)). In questo caso il double bind va a colpire i quadri intermedi che vengono informa- ti del "trucco", ma devono tenerlo nascosto agli altri, trovandosi così a vivere una contraddizione tra la lealtà verso la dirigenza e quella verso il gruppo di lavoro di cui fanno parte. E, in realtà, bisogna osservare che il verificarsi di paradossi legati a doppie verità e doppie appartenenze è un'evenienza molto comune nell'esperienza di quadri e middle management, quasi una caratteristica costitutiva di questo tipo di figure aziendali che finiscono quindi spesso per trovarsi in una situazione relazionale assai delicata. La forma più comune in cui,il double bind si presenta, comunque, è l'invio di messaggi contraddittori da un capo ai diretti subordinati. Un'eventualità estremamente diffusa consiste nel chiedere ai propri collaboratori di essere creativi, per- ché la creatività è la principale fonte di valore aggiunto in una collaborazione. Quando però vengono presentati i risultati di un lavoro, il boss muove un'infinità di appunti, osservazioni e correzioni. Anche se questo comportamento viene giustificato dalla massima «è necessario cercare ogni possibilità di miglioramento del nostro lavoro» il risultato è che l'iniziativa dei subordinati non appare mai all'altezza di quello che il dirigente richiede. La richiesta implicita che viene avanzata è «dovete adattare i vostri sforzi a quello che voglio fin dall'inizio». In pratica c'è un messaggio "siate creativi" che contrasta con il meta-messaggio "adeguatevi". Una situazione simile si verifica quando un capo chiede ai subordinati di essere indipendenti, ma poi interviene continuamente sul loro modo di agire dando suggerimenti su come fare le cose, partecipando a tutte le riunioni, andandoli a trovare alle loro scrivanie, osservando e commentando quanto stanno facendo e chiedendo ripetutamente di elencare compiti futuri e lavori in sospeso. Interventi eccessivi affermano indirettamente "io vi controllo". Quindi il messaggio è: "siate indipendenti", mentre il meta-messaggio afferma: "siete completamente sotto il mio controllo". Nel caso poi di un quadro intermedio integrato in una struttura gerarchica complessa che segue una gestione per obiettivi, una fonte di paradossi può provenire dal sistema di negoziazione dei target da raggiungere. Sapendo che il management superiore tenderà sempre a fissare gli standard ai livelli più alti possibile, un responsabile può chiedere al suo team di limitare gli obiettivi dichiarati per evitare il rischio di fallimenti. Se però, nella routine quotidiana dimostra aspettative sulla qualità più alte di quelle dei suoi sottoposti, finirà per veicolare I'osservazione implicita: «dovete porvi obiettivi più alti». Messaggio: "fissate obiettivi più limitati", meta-messaggio: "fissate obiettivi più ambiziosi". Infine una fonte di forte confusione può provenire dai registri linguistici utilizzati.&lt;br /&gt;Soprattutto nei casi di aziende con personale di diversa nazionalità (ma non solo) può avvenire che il capo raccomandi, per chiarezza, di utilizzare un linguaggio "a bassa contestualizzazione". Un modo di esprimersi cioè in cui la maggior parte dell'informazione venga esplicitata nella forma pi2i semplice possibile, limitando metafore, forme umoristiche, ambiguità e riferimenti indiretti. Nonostante le indicazioni date agli altri però, può continuare a esprimersi in modo sofisticato e ricercato per abitudine o Come modo per affermare inconsciamente il suo status superiore, utilizzando artifici, figure retoriche e motti di spirito. Per dipendenti di altri Paesi può così diventare molto difficile interpretare le sue parole e afferrarne rapidamente il significato con spreco di tempo ed energie. In forma più attenuata, e soprattutto per ciò che riguarda battute e doppi sensi, poi, il problema può presentarsi anche tra connazionali provenienti da regioni o contesti sociali molto distanti tra loro. in questo caso il messaggio è "attenetevi al senso letterale", il meta-messaggio: "non prendete le mie parole in senso letterale". In genere poi, una realtà in cui compaiono forme di comunicazione double bind non presenta una sola, ma numerose contraddizioni che sono interrelate e si rinforzano a vicenda. .Se, ad esempio, in un'impresa compaiono contemporaneamente la seconda, terza, quarta e quinta aporia, possiamo osservare come la confusione tra senso letterale e figurato non farà altro che aggravare le altre contraddizioni tra richieste esplicite e implicite. Analizzando la situazione dall'esterno, quindi senza i condizionamenti dovuti a potere ed emotività, appaiono evidenti due possibili linee di azione: Il capo (o il management) adegua le parole agli atti. Il capo adegua gli atti alle parole. Nel primo caso, rispetto agli esempi esaminati dovrà smettere di chiedere creatività e indipendenza, assumere di essere il più creativo, prendere tutte le decisioni in prima persona, diventare molto più direttivo, permettere l'uso di una comunicazione "fiorita" e divertente, accettando le possibilità di fraintendimento che ne derivano, e obbligare i subordinati a prefissarsi obiettivi elevati fin dall'inizio(probabilmente quest'ultima è la cosa meno assurda). L'applicazione del secondo tipo di intervento appare più realistica. Il capo dovrà minimizzare commenti e critiche, accettando la scarsa creatività altrui, limitare le forme di controllo diretto pur sapendo di doversi assumere la responsabilità di eventuali fallimenti dei sottoposti, dovrà abbandonare il linguaggio aulico o indicare in anticipo che sta parlando in senso figurato e fisserà obiettivi elevati fin dall'inizio. Esiste però anche una terza soluzione che prevede che siano i subordinati a cambiare, modificando il proprio schema di interazione con il superiore da complementare a simmetrico.&lt;br /&gt;Un atteggiamento complementare consiste infatti nel rispondere a commenti e critiche cercando di soddisfare tutte le richieste (adattamento), agli interventi di controllo cercando di obbedire alle indicazioni (obbedienza), ad aspettative di qualità alte cercando di raggiungere i risultati auspicati (adeguamento), e a un linguaggio complesso cercando di capire il reale significato da soli (interpretazione). Un atteggiamento complementare, invece, porterà a rispondere alle richieste con proprie richieste, alle aspettative con proprie aspettative, al controllo con un'altra forma di controllo e alle battute di spirito con altre battute, e questo finirà per smontare, "mandare in corto circuito" il meccanismo double bind. Il vero danno infatti deriva dalla reazione complementare alla contraddizione tra messaggio e meta- messaggio, più che dalla contraddizione in se stessa. È evidente come nella vita di ogni giorno capiti assai spesso di osservare incongruenze tra la comunicazione verbale e quella non verbale. Si può dire che si tratta di una discrepanza presente in diversa misura in ogni individuo. Il problema vero risiede nel rapporto di potere, nella rigidità delle norme che regolano una determinata situazione e nella possibilità per ogni partecipante di mettere in discussione le "regole del gioco". In altre parole, la gravità del danno che una comunicazione paradossale può crea- re a un'organizzazione è strettamente dipendente dalla cultura organizzativa, dal sistema di comunicazione e dalle forme di partecipazione che la struttura mette in atto. I problemi maggiori si avranno in compagini rigide e fortemente gerarchizzate. Al contrario, organismi più fluidi, che prevedono possibilità di scambio e confronto aperto, potranno ammortizzare facilmente questo tipo di contraddizione, perché, per loro stessa natura, dispongono già di meccanismi -più o meno consci e formalizzati -destinati a risolvere contrasti, opposizioni e antinomie. Ciò emerge in modo ancora più chiaro se consideriamo che, qualunque sia l'opzione scelta tra le tre alternative possibili, il primo passo per arri-vare a una soluzione consiste nel condividere l'analisi della situazione tra tutti i soggetti coinvolti. Superiore e subordinati devono capire di trovarsi in mezzo alla confusione generata da messaggi contraddittori, deva- no condividere una comune comprensione della situazione, perché un improvviso cambio di atteggia- mento che avvenga senza spiegazioni servirà soltanto ad aumentare la sfiducia reciproca. Soprattutto è importante capire che l'atteggiamento .in grado di rendere inefficace ogni tentativo di soluzione è costituito dalla richiesta espressa dal capo di cercare "una via di mezzo" con i sottoposti. Questo comportamento genera un ulteriore double bind in cui il creatore stesso. del dilemma (il dirigente) finisce per eliminare, rendere inapplicabili, tutte le possibili soluzioni. Anche perché da un lato afferma, con il messaggio "trovare una via di mezzo", l'impossibilità di giungere a una soluzione netta e unilaterale del dilemma, mentre con il meta-messaggio dimostra che sta prendendo un'iniziativa in prima persona per risolverlo. L'analisi delle tre soluzioni fa apparire evidente che in casi come questo non può esistere una "via di mezzo". Utilizzando una metafora, possiamo dire che se abbiamo il prodotto "-5 x 3" e cambiamo il segno di entrambi i fattori in "5 x -3" otterremo lo stesso risultato negativo. Soltanto cambiando uno solo dei due segni è possibile cambiare il risultato. &lt;br /&gt;Il processo di gestione del problema può essere riassunto nella seguente tabella: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come risolvere una situazione double bind?&lt;br /&gt;I fase:     Comprendere la situazione &lt;br /&gt;Comprendere che ci si trova in presenza di una situazione double bind &lt;br /&gt;Comprendere perché ci si trova in una situazione del genere &lt;br /&gt;Comprendere che non può esistere una soluzione "via di mezzo" &lt;br /&gt;Il fase:     Scegliere una tra le possibili soluzioni &lt;br /&gt;Il capo adegua le parole agli atti &lt;br /&gt;Il capo adegua gli atti alle parole &lt;br /&gt; I subordinati cambiano il loro atteggiamento verso il capo da complementare a simmetrico &lt;br /&gt;In conclusione, in un'organizzazione esiste la possibilità di parlare delle contraddizioni esistenti. Non farlo. per paura di essere considerati "privi di spirito di squadra" o "disfattisti" vuol dire sottomettersi volontariamente a un double bind. Ovviamente pub essere anche molto difficile per un singolo riconoscere una situazione double bind e scegliere la risposta più appropriata. Un aiuto estremamente prezioso può venire da persone esterne al sistema disfunzionale: parlare con la propria famiglia o con amici e conoscenti-se non si vuole o si è nell'impossibilità di rivolgersi a professionisti come coach o consulenti -può servire a ottenere punti di vista e pareri non condizionati, liberi e, quindi, spesso illuminanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Donne, organizzazioni e double bind &lt;br /&gt;Negli ultimi anni è sorto un grande interesse -che ha portato a un notevole numero di studi -sui problemi comunicativi derivanti dalle differenze di linguaggio tra uomini e donne. Per quanto le evidenze statistiche siano contestate da alcuni ricercatori sembra ormai accertata l'esistenza di un "dialetto femminile". Si tratterebbe di un modo si esprimersi molto descrittivo e attento ai dettagli, che evita espressioni troppo forti o aggressive; utilizza forme deboli, dubitativo-ipotetiche, domande retoriche e forme interrogative anche quando vuole affermare qualcosa; impiega un gran numero di aggettivi; presenta pronunciate differenze di intonazione; attribuisce grande importanza a non verbale e paraverbale; mostra evidenti cambiamenti di stile condizionati da contesti e interlocutori, una forte dipendenza dal contesto che porta a lasciare impliciti buona parte dei contenuti di una conversazione e un grado di ambiguità di significato assai alto. &lt;br /&gt;Lakoff lo descrive come powerless language usando la locuzione sia nel senso di linguaggio usato da soggetti privi di potere, che nel senso di linguaggio inefficace. L'idea sembra confermata dal lavoro di West e Zimmermann che hanno rilevato l'alta frequenza con cui una donna viene interrotta da un interlocutore maschio, in contrasto con la bassa frequenza dell'evenienza contraria e i problemi che una donna incontra nell'utilizzo di espressioni gergali o confidenziali in contesti semi-pubblici (i.e. le conversazioni da bar o da sala mensa). Secondo Michell, il linguaggio appare condizionato anche dalle strategie di autoaffermazione ritenute più appropriate, rispetto alle risorse sociali disponibili e, in questo senso, le forme indirette del linguaggio femminile (mezze verità e reticenze) sembrano essere una risposta ragionevole e, in certa misura efficace, alle difficoltà di adattamento a una società spesso ancora fortemente maschilista. &lt;br /&gt;Per Cheryl Kramer, invece, la differenza più significativa tra linguaggio maschile e femminile è che il secondo appare "more restricted", cioè può essere utilizzato in un numero di contesti più ristretto, è meno adatto a trattare una serie di argomenti (tra cui anche finanza e politica), ed è meno enfatico, potendo disporre di un numero minore di esclamazioni e oscenità. A ben vedere le differenze elencate sembrano strettamente legate agli stereotipi sessuali tradizionali per cui alcuni autori hanno insinuato che le ricerche sul linguaggio siano troppo influenzate da pregiudizi e preconcetti e poco supportate da prove concrete. Ciò che però appare innegabile è che il sesso di un parlante è un elemento condizionante per i suoi ascoltatori, poiché comporta differenze nelle aspettative e nelle percezioni di quanto viene detto. In altre parole si può contestare che le donne si esprimano realmente in modo diverso dagli uomini, ma non si può contestare che chi le ascolta si aspetta che si esprimano in modo diverso e giudica diversamente cosa sia comunicativamente appropriato e cosa non lo sia. La situazione, per quanto sgradevole, appare abbastanza chiaramente definita nei contesti familiari e di vita quotidiana, ma le cose si complicano in ambito lavorativo. In tale settore infatti, può non essere cosi semplice stabilire se la propria controparte preferisca una "tradizionale leggiadria" o comportamenti più assertivi, sicuri o addirittura aggressivi. Inoltre facilmente compariranno differenze tra quello che può risultare opportuno tra un capo (uomo) e una collaboratrice, tra uno o più collaboratori e un capo (donna) e tra colleghi pari grado. Ad esempio, l'utilizzo di forme interrogative e condizionali per avanzare una proposta durante una riunione mista può dare l'impressione di insicurezza, favorendo la possibilità di essere ignorate e interrotte, ma d'al- tra parte affermazioni troppo secche e dirette possono suonare aggressive e suscitare ostilità. Negli ambienti a forte predominanza maschile questo tipo di ambivalenza appare molto evidente. Una donna che ricopra un incarico di responsabilità dovrà assolutamente dimostrare di essere forte, competente e sicura per ottenere il rispetto dei colleghi, ma, nello stesso tempo, questo atteggiamento la farà apparire minacciosa e potrebbe crearle conflitti interni rispetto ai metodi di comportamento che le sono stati inculcati durante infanzia e adolescenza. &lt;br /&gt;Un altro problema sorge poi riguardo a doppi sensi e umorismo a sfondo sessuale. Se una donna si dimostra offesa, rischia di essere considerata asociale e snob, se ride, rischia di vedere messa in dubbio la propria moralità. &lt;br /&gt;Si tratta, insomma, di classici esempi di situazioni double bind del tipo: "sbaglio se mi adeguo e sbaglio se non mi adeguo". &lt;br /&gt;I vari tipi di "azioni positive" e interventi in favore dell'integrazione delle donne nel mondo del lavoro non hanno, fino a oggi, preso in considerazione questo aspetto. Un punto di partenza può essere ancora una volta, come in tutte le realtà in cui compare un doppio legame, I'esplicitazione del problema. Solo attraverso momenti di confronto libero o strutturato (role-playinge altri tipi di gioco e dinamiche di gruppo) si potrà arrivare, nel tempo, al riconoscimento e alla decostruzione di questi meccanismi costrittivi e alla creazione di ambienti che permettano maggiore libertà agli individui e un migliore utilizzo delle risorse umane disponibili. In ogni caso. secondo Coates, le donne sembrano essere estremamente sensibili, pronte e disponibili a cogliere ogni evoluzione e cambiamento del linguaggio disponendo di una plasticità espressiva tale da permettere loro di cambiare gli schemi utilizzati non appena se ne presenti l'occasione e questo pub essere un’ottima fonte di speranza per ilfuturo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il double bind danneggia anche chi lo crea?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fino a ora abbiamo parlato degli effetti negativi sulle vittime, ma in realtà il double bind danneggia anche i "persecutori". &lt;br /&gt;A ben vedere infatti risulta chiaro che si tratta di un comportamento apertamente manipolativo che: &lt;br /&gt;Può suscitare comportamenti apertamente ostili nella controparte e quindi scontri anche accesi. &lt;br /&gt;È una forma di controllo piuttosto rozzo, ottenuta portando alla paralisi attraverso un contrasto tra repulsione e desiderio, ma è pienamente efficace soltanto su soggetti deboli, semplici e:privi di esperienza. L'applicazione ripetuta di questo schema di comportamento porta alla solitudine e a vivere le altre persone come minacciose. Il creatore di paradossi finisce per vivere in un universo di continua lotta per il controllo e il dominio, in cui non è ammissibile essere in torto. La continua lotta per il potere finisce per portare a una povertà emotiva in cui non ci si può fidare di nessuno. Diventa necessario nascondere sempre le proprie vere intenzioni. Se si viene ignorati, se non c'è opposizione, diviene impossibile recitare il ruolo di virtuoso, scopo ultimo di questo tipo di comportamento. Quindi, in ogni caso, chi genera situazioni double bind è costretto a sprecare un enorme ammontare di energia psichica per mantenere in piedi la propria recita e, se non riesce ad avere un pubblico, finisce per crollare e restare preda della paralisi che voleva infliggere agli altri, potendo arrivare in casi estremi anche a esplosioni di aggressività o crisi di angoscia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il double bind come mezzo di crescita &lt;br /&gt;Per completezza, parlando di doppio legame, non si può ignorare quello che costituisce forse l'aspetto maggiormente paradossale di questo tipo di comunicazione, ovvero il fatto che possa essere usata anche in funzione positiva. Alcune scuole di psicoterapia utilizzano il double bind per portare al punto di rottura situazioni stagnanti e patogene, forzando realtà difficili e bloccate, fino al livello di insostenibilità per far esplodere una crisi aper- ta che porti a una riorganizzazione dell'interazione secondo principi nuovi. Nella pratica di stampo ericksoniano, poi, i terapeuti usano il double bind come strumento di facilitazione dell’ipnosi. La capacità di double-binding, porta ad assumere il controllo e a rendere la controparte insicura e suggestionabile, spesso fino alla paralisi, Ma, sorprendentemente, situazioni double bind sono state ampiamente utilizzate nel corso della storia e vengono impiegate a tutt'oggi anche con soggetti sani, allo scopo di ottenere forme superiori di conoscenza. Un tipico esempio è quello del maestro zen che minaccia il proprio discepolo con un bastone affermando: «se mi dici che questo bastone è reale, lo userò per colpirti. Se mi dici che questo bastone non è reale, lo userò per colpirti. Se non mi dirai nulla, lo userò per colpirti». &lt;br /&gt;Apparentemente l'allievo non ha scampo, ma, secondo i precetti dello zen, può raggiungere I'illuminazione togliendo il bastone dalle mani del maestro. Ciò che genera la crescita spirituale è la capacità di uscire dalle regole prefissate, decontestualizzare, mettere distanza tra se stessi e le situazioni che si vivono per cambiare la scala di valori. Questa è la meta fina- le di molte scuole religiose e filosofiche e non esiste niente di più potente ed efficace di un paradosso per costringerci a mettere in discussione schemi di riferimento e realtà date per scontate. Anche il famoso "Cogito ergo sum" di Cartesio è un paradosso di questo genere. Ciò che la frase afferma b che io percepisco me stesso, mentre sto oggettivando me stesso attraverso la percezione che ho di me stesso. Ovvero siamo di fronte alla costituzione del soggetto come entità autocostituentesi. In altre parole, tutti gli sviluppi del pensiero filosofico moderno sulla soggettività, la coscienza e la conoscenza derivano da un paradosso double bind.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8357880678866259885?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8357880678866259885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8357880678866259885' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8357880678866259885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8357880678866259885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2009/01/double-bind-doppio-legame-e-i-paradossi.html' title='double bind- doppio legame e i paradossi della comunicazione'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5660801015054779226</id><published>2008-12-27T11:19:00.000-08:00</published><updated>2008-12-27T11:25:23.740-08:00</updated><title type='text'>naming</title><content type='html'>Meno male che non faccio il biologo e non scopro nuove forme di vita. Altrimenti, impulsivo come sono, avremmo oggi la famosa “Vipera del cazzo” (Umbria e Italia centrale), il temibile “Ragno dei miei coglioni” (Alto Lazio) o l'infido “Cane bastardo” (questo sta un po’ dappertutto). Non faccio per dire ma , dare i nomi, è un’arte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5660801015054779226?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5660801015054779226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5660801015054779226' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5660801015054779226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5660801015054779226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/naming.html' title='naming'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4818256762845707624</id><published>2008-12-26T04:35:00.001-08:00</published><updated>2008-12-26T04:35:40.416-08:00</updated><title type='text'>il grande critico</title><content type='html'>Dagoberto Machiavelli, il grande musicologo, cobra velenoso della carta stampata, terrore dei gruppi rock e incubo dell’easy listening, scese in strada infastidito dalle luminarie natalizie. Se lui aveva la luna storta, per dio, allora tutti dovevano essere incazzati. “Come si permettono di ferirmi lo sguardo con delle luci di tale cattivo gusto?”. Si sforzò di pensarlo in francese per metter ancor più distanza tra sé e il ceto medio(cre) italiano che si accingeva alla cotica e allo zampone, alla fiasca e al panettone. “Cafoni loro e la loro trance agonistico alimentare”. Il suo sesto senso gli pruse, no: gli prudette (o gli pruque?), beh…non ha importanza. Il suo sesto (cattivo) senso si allarmò per il fastidio della calca dei compratori compulsivi dell’ultima ora. “Odio il mondo, a natale”. Disse a voce alta. Non era vero. Lui il mondo lo odiava tutto l’anno con particolare acredine nei momenti di festa e con enfasi corsara se c’era la luna piena. Raggiunse la macchina parcheggiata a cazzo di cane sulle strisce pedonali, un po’ spostata dal marciapiede, quel tanto che basta a dar fastidio anche alle auto di passaggio. “Cinquanta centimetri sono pochi”, si disse, “Domani la lascio in mezzo alla strada. Così vediamo se capiscono con chi hanno a che fare , ‘sti burini”. Entrò in auto e si raccolse un attimo in religioso silenzio. Si concentrò, il respiro si chetò, il cuore pulsava tranquillo. Scartò il cd liberandolo dal cellophane come se avesse per le mani un delicato fiore o una preziosa reliquia. Lo infilò nell’autoradio e si lasciò assorbire dal suono. Subito notò l’accento del cantante, gli errori di missaggio e i difetti di pronuncia: una zeta romagnola si sostituiva imperdonabilmente alle sillabe “ce” e “ci”. “Poveraccio. Questo lo stronco a colpi d’ascia. Ahahahahah!”. Già pregustava il facile massacro e l’orrenda carneficina che ne sarebbero derivati. “E mi pagano pure. Ahaha!”. Lasciò la musica fluire. Dopo otto chilometri di traffico il cd arrivò alla traccia 3: una musica dolcissima con un ritmo inusuale: come era possibile, improvvisamente, tanta fantasia? E il testo completamente e naturalmente fuso con l’emozione musicale fino a diventare un unico messaggio che dettava regole di comportamento e raccontava la Verità. Una tromba d’aria di sensazioni armonizzanti e imperative: i dieci comandamenti, dettati con il bel canto, per essere un uomo migliore. E il critico ci si specchiò, il suo cuore si incrinò, la ragione vide una luce nuova e la sua penna promise bontà. Fermò l’auto. Aveva fretta di scrivere. Voleva coprire di lodi il capolavoro di questo cantautore. Accese la luce dell’abitacolo. Era il momento di sapere tutto del cd: chi fosse il cantante, chi avesse scritto cosa. Tutto. l’avrebbe celebrato e osannato. L’avrebbe tanto esaltato da farne un campione, un eroe, un caso nazionale.&lt;br /&gt;Proprio in quel momento, Mimmo Proietti, serial killer dall’avversa fortuna (non era mai riuscito a far fuori nessuno), bussò al finestrino del grande critico musicale.&lt;br /&gt;“Serve aiuto?”. Dagoberto sollevò un altero sopracciglio e spinse il pulsante per abbassare il finestrino. Aveva proprio bisogno di mandare a fare in culo qualcuno, prima di cominciare a scrivere ‘sto capolavoro di recensione. Aprì la bocca per profferire una velenosa offesa ma il Proietti fu più veloce: gli spruzzò una nube di cloroformio in faccia. Nella mente del critico, tutto si fece nero. Al risveglio era legato mani e piedi ad una sedia, in un posto umido e scuro. Sembrava una cantina. Il serial killer era accanto a lui che affilava le armi di medievale e terrificante fattura. Ora, per darsi un tono, il Proietti indossava un cappuccio di cuoio nero stile “Macina” del film “8mm”. Adorava quel film. Impugnò un machete con la lama argentata e l’elsa puntuta e torchiata come un tirapugni assassino. Si avvicinò alla vittima. Accese la videocamera con un telecomando nascosto. Il ronzio dell’aggeggio che iniziava a registrare non sfuggì al Machiavelli legato. Sapeva di stare per morire. Il serial killer guardò verso l’obiettivo della videocamera e disse teatrale:&lt;br /&gt;“Vuoi dire qualcosa? Grida pietà e sarai risparmiato”. Gli tolse il bavaglio.&lt;br /&gt;“Vaffanculo, ignorante bestione”&lt;br /&gt;Proietti sgranò gli occhi, sorpreso. Gli rimise il bavaglio e lo guardò stupito.&lt;br /&gt;“Forse non hai capito bene. Sto per ucciderti: non vuoi vivere? Implora pietà e, forse, te la concederò”. Gli ritolse il bavaglio.&lt;br /&gt;“Tu sei come una zampogna in un’orchestra…”&lt;br /&gt;Proietti gli tappò, fulmineo, la bocca con la mano.&lt;br /&gt;“Che vuoi dire?” Spostò la mano timoroso.&lt;br /&gt;“Che fai schifo e sei fuori luogo”&lt;br /&gt;“Fuori luogo?”&lt;br /&gt;“Ridicolo e privo di gusto, bestia. Sei troppo vintage per meritare rispetto”.&lt;br /&gt;Lo imbavagliò di nuovo. Furibondo ed offeso.&lt;br /&gt;“Allora morirai davvero”. Non voleva arrivare a tanto ma, questo, era proprio uno stronzo. Poi la telecamera era accesa e lui stava facendo una figura da peracottaro. Sistemò una serie di carrucole e leve, corde e cavi. Lavorò più di mezz’ora e, alla fine, era contento: un meccanismo quasi perfetto avrebbe scagliato una spada addosso a mister antipatia. Lui non ci sarebbe stato perché odiava la vista del sangue ma la videocamera avrebbe catturato il suo attimo di trionfo. Immaginò il cadavere trafitto dalla spada e sentì una fitta al ventre. Andò in bagno a vomitare. Non voleva arrivare a tanto ma quest’uomo era insopportabile e avrebbe avuto quello che meritava. Attese il tempo previsto e, al ritorno, il meccanismo aveva fatto il suo dovere. La spada aveva colpito il critico che giaceva in terra, privo di vita. Era riuscito a liberarsi dal bavaglio ma non a fare altro. Era morto. Era morto e basta. Mimmo Proietti era tesissimo. Il suo primo omicidio, cazzo. Raggiunse la videocamera e tornò indietro con le immagini. Rivide la scena in cui Machiavelli si sbavagliava a colpi di lingua e poi guardava in camera e diceva: “Ascoltate la terza traccia e poi andate a fare in culo, ignoranti!”. La spada calò su di lui sciogliendo ogni nodo in un cupo silenzio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4818256762845707624?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4818256762845707624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4818256762845707624' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4818256762845707624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4818256762845707624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/il-grande-critico.html' title='il grande critico'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7995917272826765620</id><published>2008-12-16T09:18:00.000-08:00</published><updated>2008-12-16T09:19:29.524-08:00</updated><title type='text'>sms</title><content type='html'>SMS&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro amore mio, hai preparato il nostro nido d’amore? Hai lavato i piatti? Hai cucinato un pranzetto decente? Hai caricato la lavatrice? Steso i panni? Lavato il tappeto? Lucidato i pavimenti? Pulito i vetri? Hai spolverato? Hai messo in ordine i vestiti che, tanto affettuosamente, io ho lasciato in giro? Mi raccomando, non farti trovare in pigiama. Datti una risistemata che mi spiace tanto quando ti mostri sciatta. Ora sorridi: sto tornando a casa affinché tu possa occuparti di me con devozione a amorevole cura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SMS 2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro amore mio, sei tornata dall’ufficio? Sei andata a prendere la bambina a scuola? Piove forte, amore mio: sei andata a fare la spesa? Ti sei ricordata di portare le mie preziose scarpe a risuolare? Non dimenticare di comprare il mio dopobarba preferito, quello che vendono solo dall’altra parte della città. Attraversa sicura questa metropoli insidiosa, fangosa e sfibrante anche senza pioggia (figurati ora, amore, col temporale, la bambina al seguito, la carrozzina e le buste della spesa). Hahaha! Rido d’amore. Sorridi anche tu: sto tornando per te.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SMS 3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Amore, ho trovato il tuo biglietto d’addio. Mi hai fatto male andando via in quel modo. Ma ciò che più mi ha spezzato il cuore è il messaggio di nostra figlia che ha appena imparato a scrivere. Giusto in tempo per mandarmi a fare in culo.&lt;br /&gt;*mancano parti di testo*&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7995917272826765620?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7995917272826765620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7995917272826765620' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7995917272826765620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7995917272826765620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/sms.html' title='sms'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-2997620007004463736</id><published>2008-12-16T08:06:00.000-08:00</published><updated>2008-12-16T08:08:15.640-08:00</updated><title type='text'>ma x petrolio: discussioni in farmacia con animali abili</title><content type='html'>Il cantautore ha una grande voce, subito riconoscibile per timbro e potenza, quasi senza difetti non fosse per il vibratino che gli parte spesso (e che rivela un deciso esibizionismo) e per una perdonabile difficoltà sulla sillaba “gli”. Potrebbe comunque avere un futuro come interprete vista la piacevolezza delle sue doti vocali. A questo aggiungo che il suo livello di scrittura dei testi è tale che potrebbe aspirare a scrivere per il teatro o a scrivere libri e racconti di successo. Invece Max ha deciso di occupare il tempo con delle canzoni che di musicale hanno ben poco, perché propongono in salse appena diverse tra loro la stessa tristezza pre-suicidio, lo stesso gravame interiore raccontato a segmenti e non con una linearità o semplicità adatti al contesto pop in cui si muove. Per chiarire ulteriormente, aggiungerò che Petrolio è la versione maschile di Carmen Consoli ed io, di poeti ermetici che esprimono il loro male di vivere, ne ho piene le tasche. Per me che la semplicità è una virtù, questo modo di fare canzone è quasi indisponente. Si arriva a non capire nulla anche se si ascolta con attenzione, si percepisce immediatamente solo la tristezza misto rancore misto degrado, violenza e delusione, in un groviglio di parole che potrebbero essere altrove. Mentre io auspico l’avvento di artisti con una musicalità più varia, uno spettro melodico più colorato e una ricerca armonica che sappia guardare in ogni dove e non solo nella sofferenza. Nella musica occorre molta più semplicità e forse meno pretese, qualcosa da dire e,. soprattutto: voglia di farsi capire. L’unica cosa divertente del disco è il titolo. Il resto è un dramma raccontato per frammenti e tasselli di cui non si intuisce il disegno totale. Male. Aspettiamo che abbia un repertorio. Nel frattempo si becca un’insufficienza per eccessive noia e pallosità. Speriamo l’accetti e gli sia da stimolo per i lavori futuri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-2997620007004463736?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/2997620007004463736/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=2997620007004463736' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2997620007004463736'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2997620007004463736'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/ma-x-petrolio-discussioni-in-farmacia.html' title='ma x petrolio: discussioni in farmacia con animali abili'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8633649087019156624</id><published>2008-12-16T07:47:00.001-08:00</published><updated>2008-12-16T07:47:36.302-08:00</updated><title type='text'>vasco rossi sliding doors</title><content type='html'>Siamo alla fine degli anni sessanta.&lt;br /&gt;Per un improvviso bisogno di soldi, Vasco, pur dotato ragazzo della provincia emiliana, accetta di lavorare nella bottega del salumiere del suo paesino. Finalmente potrà comprare quei bei regali alla fidanzata che aspetta da mesi che il nostro si dia una mossa e, magari, potrà mettere via dei risparmi per una macchina usata.&lt;br /&gt;In culo alla passione per la musica, la vita gli scarica addosso, a cascata:&lt;br /&gt;a) Un fidanzamento quinquennale (‘68-‘72) che termina in un matrimonio alla napoletana con centinaia di commensali. La maggior parte di essi pur dichiarandosi parenti, si rivelano imbucati non invitati. Vasco è un signore e fa finta di nulla. Il proprietario del ristorante tira fuori un block notes e dice con occhi da faina: “Ho preso nota io, poi facciamo tutto un conto”. &lt;br /&gt;b) Sessanta cambiali per la 127 nuova che la fidanzata lo ha convinto a comprare.&lt;br /&gt;c) Due cambialone per il pranzo di matrimonio che il mercenario ristoratore gli ha fatto firmare mentre era in sbronza profonda.&lt;br /&gt;Due anni e mezzo dopo, siamo nel 75, Vasco potrebbe cominciare a frequentare amici inseriti nel mondo delle radio libere ma ha messo al mondo una bambina, che chiamerà Gabry, il tempo libero si assottiglia. Ogni tanto la moglie lo lascia andare al circolo “Amici di Zocca”. Ma non deve fare tardi.&lt;br /&gt;1977. Vasco, in segreto, compone “La nostra relazione”. La moglie aspetta un secondo figlio, stavolta maschio, che chiameranno Braido. Un nome azzardato ma Vasco insiste tanto e, alla fine, convince la moglie. Alla stazione di Bologna Vasco incontra Maurizio Solieri, gli si avvicina, gli chiede da accendere e prende il diretto per Modena. Non si incontreranno mai più.&lt;br /&gt;Nel 1980, un tale di nome Alfredo di evidenti origini africane, gli porta via la donna mentre erano in un locale del parmense. Vasco abbozza ma, nel chiuso della sua stanza compone un altro capolavoro.&lt;br /&gt;Anche questo non lo leggerà mai nessuno.&lt;br /&gt;Nel 2011 Vasco muore di tristezza nella casa di Zocca. Una volta confidò alla moglie: “Mi sarebbe piaciuto fare il cantante”. Mentre lui pronunciava quelle parole, lei rideva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8633649087019156624?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8633649087019156624/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8633649087019156624' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8633649087019156624'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8633649087019156624'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/vasco-rossi-sliding-doors.html' title='vasco rossi sliding doors'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1889903102937383739</id><published>2008-12-15T10:36:00.000-08:00</published><updated>2008-12-15T10:37:04.310-08:00</updated><title type='text'>cinico demo zone: compilation</title><content type='html'>Cinico Demo Zone è il nobile tentativo, messo in atto da Fabrizio Brocchieri e Alessandra Tersigni, di farci sentire un arcobaleno di sapori musicali, un ventaglio di nuove proposte musicali fra cui scegliere la più adatta a noi. L’esperimento è riuscito solo in parte ma, dove ha funzionato, ha lasciato un grande segno. Tra gli undici artisti presentati spicca Marco Benedetti che, con “Faccio fatica”, propone una bella strofa dai ritmi melodici cari a Giovanni Lindo Ferretti. Magari lo spessore non è lo stesso ma il talento è indubitabile. I Mama.in.inca con “Martini” si lanciano sui sentieri aperti dagli Afterhours ma con una loro personalità indiscutibile e con una capacità di scrittura che li porterà molto lontano. La Goccia con “Io” evoca Tiromancino e Sinigallia ma lo fa con una voce spettacolare e con armonie che richiamano intensamente il migliore rock inglese. Tiziano Toniutti fa eccezione perché non ha un padre artistico che spicchi sugli altri. Con “Il Megaleader” offre un chiaro esempio del proprio grande talento; siamo nell’orbita del Toniutti di “Cani e pescecani” (2007) ma con una strofa un pelino sotto il suo standard. Nel ritornello, la sua voce acutissima e la sua facilità di scrittura fanno capire che lo smalto e la polpa sono ancora fortissimi. Grande voce anche quella dei Belzer. “Un attimo” ha una struttura perfetta come hit “Pop” ma il testo lascia un po’ a desiderare. Con quella voce, e musiche dello stesso livello, in futuro potranno fare quello che vogliono. Aspettiamo che maturino ancora un pochino. Unica donna presente nella compilation è Sara Loreni. La canzone “Apro gli occhi e mi guardo intorno” è un insieme di richiami che spaziano da Mina ai Matia Bazar. La peculiarità sta nella voce sensualissima. Mentre canta, la ragazza sembra stia facendo l’amore e questo vuol dire che, quantomeno, si diverte parecchio (e noi altrettanto, ascoltando il suo talento vocale). &lt;br /&gt;Ovviamente, ho preferito scrivere solo di chi mi ha ben impressionato: Cinico Demo Zone è ben più ampio per generi e categorie offerte . Speriamo che il coraggioso mix di artisti porti fortuna a quelli tra loro che lo meritano davvero e che il pubblico e gli addetti ai lavori si accorgano, finalmente, del loro prezioso talento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1889903102937383739?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1889903102937383739/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1889903102937383739' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1889903102937383739'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1889903102937383739'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/cinico-demo-zone-compilation.html' title='cinico demo zone: compilation'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-283670339844060198</id><published>2008-12-15T10:33:00.001-08:00</published><updated>2008-12-15T10:33:30.124-08:00</updated><title type='text'>salvatore schisano: in treno</title><content type='html'>Salvatore Schisano ha una voce bellissima ed una tecnica chitarristica elevata, professionale, con sapori manuche che ben si evidenziano nell’album in esame, anche se i ritmi a lui più congeniali sono quelli sudamericani della bossa nova. Purtroppo questo progetto è un groviglio di stimoli altrui, un insieme di contaminazioni che non danno vita a qualcosa di unico, di personale. Manca un’identità propria. “In treno” è un album che non inventa nulla di nuovo. Dal punto di vista della musica, siamo nell’orbita di Irio De Paula e Mario Fasciano, degli esperimenti già ascoltati con album come “’A musica ‘e Napule”. Tutt’al più, le atmosfere si fermano dalle parti di Sergio Cammariere. Tutto gradevole quindi ma, ahimè, già sentito. I testi, discreti, soffrono la mancanza di un appoggio musicale d’ eccezione e non lasciano segno sulla pelle anche perché, se la presenza di una certa poetica è incontestabile, è un dato di fatto che non se ne può più della luna, del sole, degli angeli e dell’amore. Quando questi sono gli argomenti trattati, occorrere una grandissima originalità per suscitare interesse e, qui, l’audacia creativa scarseggia.. Certe figure retoriche hanno delle rughe profondissime e non acchiappano più. Se fossi in lui, insisterei più sulla voce che è dolcissima e profonda, capace di trasmettere tanta sensualità quanto più la si ascolta. L’humus creativo c’è, Schisano è un raffinato interprete e potrebbe essere un grande cantautore se solo avesse più fortuna con le melodie. Speriamo che non si fermi e che continui a cercare la vena giusta. Intanto, inevitabilmente, non posso dargli più della sufficienza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-283670339844060198?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/283670339844060198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=283670339844060198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/283670339844060198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/283670339844060198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/salvatore-schisano-in-treno.html' title='salvatore schisano: in treno'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8077149697406425998</id><published>2008-12-15T10:32:00.003-08:00</published><updated>2008-12-15T10:32:56.042-08:00</updated><title type='text'>alessandro hellmann: summer time blu</title><content type='html'>Alessandro Hellmann approfitta della bravura della Nestor Band per registrare, nell’estate del 2006, un album in un giorno, senza l’ausilio di software e computer, in completa “tenuta analogica”, per approfittare di ogni sfumatura e colore possibile, anche a costo di piccoli errori e piccole stonature vocali che, di quest’esperimento, diventano&lt;br /&gt;parte inscindibile. Una sorta di pittura improvvisata, un quadro musicale che fotografa e cristallizza un momento preciso della vita degli artisti coinvolti.&lt;br /&gt;Hellmann non è dotato di una voce potente, non ha una grande estensione e stona in più di un passaggio. Le musiche di tutto l’album sono poco più di un arrangiamento, vista la scarsezza di intuizioni e linee melodiche memorabili. Ma tutto ciò passa in secondo piano perché la parte del leone spetta alle liriche, vere e proprie poesie, di finissima fattura, che renderebbero ancora più emozione se fossero solo lette (e non cantate) con un sottofondo musicale. Hellmann descrive la vita mirandola da prospettive personalissime, inquadrature storte, diagonali improvvise che dimostrano una sensibilità eccezionale, quasi femminile. Le sue storie arrivano sussurrando, come i pensieri sfuggiti, ad alta voce, all’autocontrollo e parlano di amori che ritornano, di affetti da chiarire , di tempo e di speranza. E rivelano un rapporto col mondo, se non felice, quanto meno dolcissimo. Un grande scrittore con una voce piena di sogno e ironia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8077149697406425998?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8077149697406425998/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8077149697406425998' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8077149697406425998'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8077149697406425998'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/alessandro-hellmann-summer-time-blu.html' title='alessandro hellmann: summer time blu'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6984633282935581627</id><published>2008-12-15T10:32:00.001-08:00</published><updated>2008-12-15T10:32:17.033-08:00</updated><title type='text'>biorn: venere</title><content type='html'>Suonano bene i Biorn. Nell’album “Venere” non si sentono virtuosismi infuocati ma l’impatto è più che decente. Arrangiamenti e missaggi sono professionali, elaborati e meditati. Il risultato è un rock aggressivo, colorato con alcuni “noise” elettronici che tornano in diverse canzoni come a volerne fare un comune denominatore o un comune “contaminatore”. Pregevoli cambi di ritmo, testi scritti con passione e minuzia (apprezzabilissime “Venere” e “Quasi tutta Londra dorme”). Armonie che variano parecchio, come piace a me, tra emozioni molto diverse tra loro: allegria, rabbia, meditazione e tristezza. Non sembra mancare nulla. Un problema invece c’è ed è, fondamentalmente, la voce. Non che in sé essa sia brutta, anzi: è piena di sensibilità, piacevole e delicata. Ma il gruppo vuole trasmettere una durezza e un’asprezza che vanno al di là dello spettro naturale delle voci di Blaze e di Eddie. I vocalist si dannano a fare i duri, forzando la propria timbrica e arrivando a mostrare una raucedine di maniera, stile “smoke and drugs” e “c’ho avuto una vita spericolata”. La goccia finale arriva con l’uso della “t”, innocente consonante pronunciata, ambiziosamente, all’americana. Ovviamente il giudizio finale ne risente. Il disco potrebbe andare oltre la sufficienza ma così non è. Credo che la loro natura sia più dolce e romantica di quanto mostrato, il vestito che indossano è fuori luogo. La loro voce è molto fresca, quasi adolescenziale ed è difficile dargli il peso che, a torto, chiede. Non siamo tutti Ligabue, insomma. Se ne prenderanno atto, la cura dimostrata in questo lavoro sarà la base per una più fortunata serie di brani, in futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6984633282935581627?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6984633282935581627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6984633282935581627' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6984633282935581627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6984633282935581627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/biorn-venere.html' title='biorn: venere'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6850652060859038242</id><published>2008-12-15T10:30:00.001-08:00</published><updated>2008-12-15T10:30:33.853-08:00</updated><title type='text'>mama.in.inca: lenzuola in disordine</title><content type='html'>Ultimamente mi trovo a recensire gruppi che raccontano tristezza, emanano tristezza, la sprigionano e la spargono per il mondo. Ovviamente, in un contesto di maniera, il dolore è solo una scorciatoia per avere qualcosa da dire, un ingrediente che spesso si accompagna a suoni cupi, a un linguaggio oscuro e fumoso, ad armonie in pena e a melodie claustrofobiche. Fanno eccezione, e ne sono felice, i Mama.in.inca. La loro è una tristezza limpida, di immediata lettura, basata su concetti chiari, scanditi con un linguaggio forte e sincero. Impossibile non identificarsi nel loro rimpianto, nei loro discorsi di occasioni mancate, treni da perdere e amori finiti male. L’autore dei testi lancia delle frecce che spaccano il cuore di ascolta. Il disagio prodotto dal quotidiano, dall’illusorio, da ciò che la routine e la televisione impongono, trabocca in frasi che sono geniali nella loro semplicità e mostrano una capacità di sintesi davvero illuminante. Il linguaggio che ne risulta investe inevitabilmente chiunque presti un minimo ascolto. Anche le musiche sono all’altezza: giostrando su semplici armonie, inventano, dicono qualcosa di nuovo e completano ogni singolo brano. Siamo di fronte ad un album personale, intimo, di grande sensibilità e fortuna i cui unici, amnistiabili, difetti sono l’unicità del timbro umorale, (la felicità esiste, fidatevi) e l’uso eccessivo di parole ad effetto che rivelano una narcisistica tendenza all’autocompiacimento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6850652060859038242?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6850652060859038242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6850652060859038242' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6850652060859038242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6850652060859038242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/mamaininca-lenzuola-in-disordine.html' title='mama.in.inca: lenzuola in disordine'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8472089223181962375</id><published>2008-12-15T10:28:00.000-08:00</published><updated>2008-12-15T10:29:03.719-08:00</updated><title type='text'>davide mancini: madame gerbelle</title><content type='html'>Davide Mancini è un poeta. Ha la sensibilità di chi sente i fiocchi di neve cadere, di chi si ferma ad ascoltare ancora un profumo, un suono o un ricordo. Ha un grande amore per la musica latino americana e, infatti, di suoni e ritmi caraibici è permeato tutto il suo cd: “Madame Gerbelle”. Mancini non ha pretesa alcuna, canta la semplicità e cerca di trasmettere quello che ha capito della vita in poche stupefacenti frasi. Se teniamo presente che musicalmente è un po’ naїf e le sue melodie richiamano il buon vecchio Lolli per la maniera scanzonata in cui si prende gioco della metrica e per l’atipicità dell’interpretazione, oltre che per una innata modestia, capiamo che il pregio di questo album sta tutto nelle frasi che ha scritto: vere e proprie parole magiche, formule rituali per la felicità, perle d’oro nell’immensità… direbbe Renato Zero. “Tutto il problema del mondo è la vanità” è il titolo della canzone meraviglia, del capolavoro di intuizione e schiettezza che, come un Satori improvviso, ci risveglia dal nostro sonno emotivo e ci spiega in parole semplici che la nostra identità nasce tra gioie e dolori, tra le scelte e il fato, tra quello che facciamo e i nostri valori di fondo. E la nostra opera artistica non è proprio niente: è solo una piccola voce che si perde. Siamo in piena poesia, in profonda preghiera, siamo completamente calati nella descrizione del sentire comune, della vita quotidiana di ogni artista. Sta parlando di tutti coloro che fanno arte, non solo di se stesso. Sta parlando anche di voi e di me. Signori: ecco un poeta vero. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo e, da oggi, sono un suo grande fan.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8472089223181962375?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8472089223181962375/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8472089223181962375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8472089223181962375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8472089223181962375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/davide-mancini-madame-gerbelle.html' title='davide mancini: madame gerbelle'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7437741174997405194</id><published>2008-12-15T10:27:00.002-08:00</published><updated>2008-12-16T08:02:51.911-08:00</updated><title type='text'>ibex: sparo</title><content type='html'>Gli Ibex hanno un coraggio da leoni. Con la stessa faccia tosta di un imbonitore di paese, arrivano in questa pubblica piazza per proporre: “Sparo”, un demo di ben dieci brani in cui spiccano le doti funamboliche del chitarrista e le doti acrobatiche del batterista. In pochi minuti imitano una marea di artisti rock pop punk trash metal post grunge after qualche cosa (e qui, vi parte la dentiera). Su tutto si erge incontenibile e turgida una vis comica del tutto involontaria che strappa più di un sorriso. L’apice si raggiunge in “Immobile ossessione”, in cui i Nostri cantano una strofa stile Frengo, il personaggio matto per il blues, inventato dal comico Albanese. Non che gli Ibex ne siano assolutamente incoscienti: sanno benissimo che tutto è un gioco, tutto è temporaneo, vacuo e figlio della vanità. Tutto è imitazione e l’Arte originale è solo un concetto perduto. Il rutto finale su “Fuoco a Torre Mileto” chiude perentoriamente la porta in faccia ad ogni pretesa artistica sia di chi suona che di chi ascolta. E hanno ragione. In fondo, loro non sono più manieristi di altre migliaia di artisti che popolano radio e Tv del bel paese. Che dire di più? Sono moderni, sono attuali come i prodotti che imitano, sanno fare le cose per bene. Sanno anche suonare ma non hanno anima. Niente paura: gli verrà col tempo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7437741174997405194?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7437741174997405194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7437741174997405194' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7437741174997405194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7437741174997405194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/ibex-sparo.html' title='ibex: sparo'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3020615458355706906</id><published>2008-12-15T10:27:00.001-08:00</published><updated>2008-12-15T10:27:33.187-08:00</updated><title type='text'>sergio favo: relativamente libero</title><content type='html'>È inutile girare intorno al problema: o sono io che non capisco la sua arte o Sergio Favo propone, qui, un’opera di scarso interesse. “(Relativamente) libero” è un disco di poco spessore, scritto senza una vena particolarmente ispirata se si escludono “Aspett’ aspe’” una poesia in dialetto napoletano, ben musicata, piacevole da ascoltare e da cantare, “Vivere” cover di Bixio rivista in chiave slow-jazz e la strofa (solo quella) di “Un uomo”, canzone in cui il testo è qualcosa di importante che rimane impresso nella testa anche senza musica. Ma il resto dell’opera dimostra tutta la leggerezza del mondo, fino ad una sfortunata mancanza di idee. E questo nonostante il progetto sia frutto della collaborazione di ben cinque persone, non una. Siamo di fronte ad un dipinto senza luce, un lavoro professionale ma con poca anima, che poggia tutta la sua caratura sulla voce potente (non priva di indecisioni) di Sergio Favo bravo a interpretare ma non ad inventare brani indimenticabili per le orecchie di chi ascolta Tutto sommato un lavoro deludente perché da uno con il suo curriculum, ci si aspetta molto di più.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3020615458355706906?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3020615458355706906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3020615458355706906' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3020615458355706906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3020615458355706906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/sergio-favo-relativamente-libero.html' title='sergio favo: relativamente libero'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6656055228632684255</id><published>2008-12-15T10:25:00.001-08:00</published><updated>2008-12-16T07:53:46.357-08:00</updated><title type='text'>3x0: silver</title><content type='html'>Finalmente i Silver, il gusto del basso con sonorità fretless, il piacere dell’armonia macerata, elaborata, fatta parte di sé prima di venire proposta agli ascoltatori. Con il solo intento di fare musica, senza la pretesa – ormai sputtanata – del concept album. Solo un cd con dentro le canzoni composte in tre anni di lavoro e di vita. E dentro ci trovi la maturità di David Sylvian, l’invenzione dei Tears for Fears, le chitarre disturbate di Giorgio Canali e dei Cure di “Kiss me Kiss me Kiss me”. Appena trovano tre note in croce cui vale la pena di aggrapparsi, le chitarre ci si abbarbicano manco i disperati al cancello della chiesa. Poderosi, poi riflessivi, poi di nuovo caldissimi, ottimi per un viaggio in macchina sotto la pioggia o con il cielo grigio. Un gruppo che rimescola tutto quello che ascolta (italiano e straniero) senza paura di proporre poi una canzone come “Parsifal” in cui il coro beatlesiano trova conforto e dileggio in una mandolinata mediterranea e pinodaneliana. Alla faccia della domanda: “Scusa, che musica fai?”. Non vi fate fregare: i Silver fanno solo buona musica. Magari hanno ancora da cercare qualche melodia più esplosiva, qualche armonia più solare ma, a tutt’oggi, sono un ottimo gruppo con un ottimo repertorio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6656055228632684255?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6656055228632684255/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6656055228632684255' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6656055228632684255'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6656055228632684255'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/silver-3x0.html' title='3x0: silver'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3650784521975176362</id><published>2008-12-15T10:24:00.001-08:00</published><updated>2008-12-15T10:24:52.174-08:00</updated><title type='text'>rosso rubino: tecniche di approccio</title><content type='html'>Rosso Rubino vuole dire jazz. Bravissimi a suonare e a scegliere i collaboratori esterni al gruppo (pescando sempre tra veri campioni di virtuosismo), compongono armonie molto intime, poco sperimentali o innovative ma tanto elaborate e sempre lanciate sul difficile raccordo jazz/canzone. Il risultato è qualcosa di impegnativo e gradevole. Non hanno la facilità di Rodgers &amp; Hart, per capirci, ma hanno la schiena robusta come il pianoforte onnipresente, hanno i toni cupi di Cammariere e l’ironia, stile sbronza leggera, del grande Sergio Caputo. Non c’è un solo testo che sia lineare: le immagini e i pensieri sono tutti rovesciati e contorti come se l’autore (Lorenzo Catillo) amasse specchiarsi solo su superfici e prismi che ne deformano il sentire. Se concedessero un po’ più di allegria e semplicità sarebbero già sulla bocca di tutti. Per ora sono sicuramente un gruppo di musicisti raffinati e sensibili che obbligano almeno ad un secondo ascolto per poter esprimere un sincero e meritato apprezzamento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3650784521975176362?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3650784521975176362/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3650784521975176362' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3650784521975176362'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3650784521975176362'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/rosso-rubino-tecniche-di-approccio.html' title='rosso rubino: tecniche di approccio'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3245534938385593767</id><published>2008-12-15T10:23:00.000-08:00</published><updated>2008-12-15T10:24:11.682-08:00</updated><title type='text'>massimo bubola: dall'altra parte del vento</title><content type='html'>Solo l’ironia può salvarci dalle grandi delusioni. O forse il Buddismo. Comunque sia, occorre una grande forza d’animo per superare il senso di smarrimento e impotenza che si sviluppa all’ascolto di questo lavoro di Bubola. Sicuramente Massimo aveva l’animo pieno di buoni propositi: ha cambiato gli arrangiamenti, ha modificato qualche ritmo, ha scavato dentro di sé alla ricerca di emozioni nascoste ma il risultato è addirittura impressionante per debolezza e divagazione. Bubola ha sconfinato nel fraintendimento. Dove voleva essere divertente diventa banale, dove voleva essere personale è diventato modesto. Finisce che dobbiamo ringraziare il buon Massimo se ancora una volta abbiamo modo di apprezzare l’immensa statura di Fabrizio De Andrè: la sua profonda vocalità, le sue principesche doti interpretative, il suo illuminante modo di raccontare. La teoria secondo cui un buon interprete vale almeno un terzo dell’opera trova qui il definitivo riscontro mentre, mestamente, tutto il lavoro in esame assume un aspetto imbarazzante circondato da uno denso alone di mediocrità. Sicuramente la colpa di questa cocente delusione è dovuta alle mie aspettative illusorie ma, se siete legati affettivamente alle versioni originali, vi prometto che sarete delusi anche voi. Prestare orecchio a “Dall’altra parte del Vento” vi farà sentire come il pubblico di uno svogliato piano bar che, dall’insegna, sembrava chissà cosa. Siete entrati per una solenne celebrazione e, invece, oplà: il karaoke è servito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3245534938385593767?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3245534938385593767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3245534938385593767' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3245534938385593767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3245534938385593767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/massimo-bubola-dallaltra-parte-del.html' title='massimo bubola: dall&apos;altra parte del vento'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5724593966830736331</id><published>2008-12-15T10:22:00.000-08:00</published><updated>2008-12-15T10:23:10.928-08:00</updated><title type='text'>in virtute lunae: naturae</title><content type='html'>Completamente votati all’uso della parola a scapito della musica, gli “In virtute lunae” propongono il terzo album della loro lunga carriera artistica. Lunga in quanto sono insieme dal gennaio ‘96 e sappiamo bene che tantissimi gruppi hanno avuto durata assai più breve. Lode alla loro caparbietà, alla loro insistenza, alla loro progettualità e voglia di stare insieme. Musicalmente, in questo lavoro titolato “Naturae”, sono quasi inconsistenti, sicuramente noiosi, capaci sì di arrangiare e suonare con esperienza ma non di inventare qualcosa di nuovo o interessante. Sembra che facciano di tutto per essere poco accattivanti. Anche la voce ha qualche problema di pronuncia (si sente troppo l’accento di Forlì o zone limitrofe) e il missaggio mette troppo in risalto le corde vocali in confronto agli altri strumenti. &lt;br /&gt;I testi, invece, sono estremamente elaborati, personali, se ne fregano della rima e, in linea con le scelte musicali, se ne fregano del pubblico. Sarebbe a dire che non sono di facilissima lettura e interpretazione. Più facile leggerli dal libretto che accompagna il cd che ascoltarli (capendoli) mentre la musica và. Si parla di viaggi, di luoghi mitologici e luoghi della mente, si loda la natura e si ringrazia De Andrè per il suo amore e per il suo genio ma tutto avviene, spesso, con un linguaggio criptico e vagamente fiabesco. Il talento è palese ma, la voglia di nasconderlo, anche. Un testo come “Natura” (terza traccia), è sicuramente scritto con invidiabile ispirazione e, in esso, la frase: “arriva per tutti il momento di piangere” vale da sola tutto il cd. Mi sento come il maestro delle elementari che dice ai genitori dello scolaro: “Cari signori, questi lunatici artisti potrebbero fare molto ma molto di più. L’intelligenza non gli manca ma è l’impegno che non è sufficiente”. In genere, poi, i ragazzi crescono oltre le aspettative e diventano dottori alla faccia mia. Sto metaforizzando troppo? Concludo con una polemica. Assolutamente scorretto (e geniale) da parte loro inviare una lettera di presentazione in cui chiedono, a chi li ascolta, di non andar giù pesante con la critica, visto che non sono professionisti. Cari “In virtute lunae”: qui non si fanno differenze tra professionisti, dilettanti e amatori. Chi si espone con un’opera viene ascoltato (e giudicato) con eguale interesse, aspettativa, rispetto e crudeltà. Il mio sadismo, come la vostra poetica, non accetta deroghe.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5724593966830736331?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5724593966830736331/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5724593966830736331' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5724593966830736331'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5724593966830736331'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/in-virtute-lunae-naturae.html' title='in virtute lunae: naturae'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5705663972672322670</id><published>2008-12-06T10:59:00.000-08:00</published><updated>2008-12-06T11:00:30.409-08:00</updated><title type='text'>l'albero</title><content type='html'>Misi il muso della macchina sulle strisce pedonali, i pedoni mi scansarono con odio. Le auto provenienti da sinistra mi fanalavano la loro fretta, la loro impazienza, la loro lampante censura: da qui non si passa. Quelle provenienti da destra scorrevano via veloci e indifferenti. Aspettai il mio turno quattro minuti. Dietro di me, un’orchestra di clacson protestava per la mia vigliaccheria. Si era formata una coda indecente. Dai finestrini mi arrivavano i “vaffa” più cupi e minacciosi, sempre più alti, tenorili, sinistri. Portai la macchina al centro della carreggiata e bloccai tutto il flusso. Volevo passare, dovevo passare: c’ero anch’io! La pioggia rendeva il traffico un arrembaggio doloroso con la bestemmia tra i denti, un duello costante col vicino di corsia, una lotta cruenta fatta di finti scatti, di vetri appannati, di clacson rabbiosi e ululanti. Qui, o si va per strada o si muore. E se si va per strada si muore. Il telefonino cominciò a trillare, il capoufficio voleva sapere dove fossi, lo chiedeva senza offendere ma il tono non lasciava spazio a dubbio alcuno: “Dove cazzo sei?” era quello che voleva dirmi. Si tratteneva parecchio ma il messaggio arrivava forte e chiaro. E dove cazzo sono? gli dissi che stavo arrivando ma sei miliardi di persone cercavano di impedirmelo. Mi chiuse il telefono in faccia ed io: neanche una piega. Ero abituato. Lottando metro su metro, arrivai fino al grande incrocio semaforizzato, mi misi in colonna e pensai: “Sono salvo”. Una BMW mi toccò leggermente il paraurti sbriciolando il medesimo (ma con che li fanno, col vetro?) e il mio senso di sicurezza. Superai l’incrocio e accostai a destra. Constatammo amichevolmente che lui non si era fatto niente. Ero io che avevo una macchina di merda. Firmò il modulo quasi ridendo, il suo cocchio reale aveva solo sfiorato la mia carriola made in Skoda e il risultato era quello più ovvio. Ricchi 1, pezzenti 0. Aveva la penna dorata, la cravatta intonata alla camicia e un sorrisetto da reddito osceno o da evasore totale. Mentre andava via, volevo chiamare la finanza. Invece chiamai mia moglie e mi sfogai con lei. Povera Roby: lei notava il cambiamento. Sentiva che il lavoro mi uccideva, che la fatica era troppa per il mio fragile cuore e cercava di convincermi a smettere. Ma io non mollavo, l’orgoglio mi portava avanti e mi sorreggeva come una stampella, come un doping dell’anima. Il lavoro di giardiniere è fenomenale per certi aspetti: non sei costretto a confrontarti con gli altri, le persone, il male del mondo. Parli con le piante e non ti serve risposta, lo scambio avviene con un fiore, una foglia rigata, un minuscolo dono, spesso di primavera. Ma ci sono anche alberi, siepi e fatica, terra sotto le unghie, freddo pioggia e neve. Occorre abituarsi. Ed io non mi abituavo. Il vecchio sacco di ossa e grasso cedeva un pochino ogni giorno, ormai ero quasi allo stremo. Continuamente raffreddato, stanco e dolorante, lento nei movimenti e mancante di lucidità, pregavo quotidianamente il cielo affinché succedesse qualcosa. Tengo a precisare che pregavo il cielo, non un dio. Pregavo la volta azzurra sulla mia testa, le nuvole o le stelle, tutt’al più il sole (che sempre stella è). Poi, un giorno più freddo degli altri, verso le quattro di pomeriggio arrivò uno stormo di storni. Volavano in formazione senza avere un vero capo, il “davanti” del gruppo era un fronte ampio, in continua evoluzione e in continuo mutamento. Volavano bassi, quasi radenti al suolo, poi si alzavano con un colpo d’ala, raggiungevano la collina su cui lavoravo io e le passavano accanto carezzandola sui fianchi, lasciandosi cadere nel vuoto tutti assieme, migliaia di uccelli. Usavano il pendio come uno scivolo. Giocavano. Ripetevano il disegno della collina stando in cielo. Si aggiunsero altri stormi e la luce scomparve come se fosse già notte. Erano loro che coloravano il cielo, lo oscuravano passandomi sopra e facendomi sentire il privilegiato spettatore di un videogame quadrimensionale.&lt;br /&gt;Solo quando se ne andarono ebbi la percezione della vastità dello stormo, della profondità del cielo, dell’immensità dello spazio e della mia minima, misera importanza.&lt;br /&gt;I colleghi se ne andarono tutti senza dire nulla. Li vedevo sconvolti. Nessuno si girò verso di me a salutare, nessuno mi cercò con lo sguardo, nemmeno per un “ciao”.&lt;br /&gt;Arrivò il tramonto ed io ero ancora lì. Immobile come un fermo immagine, come una pietra miliare, come un albero. Ci arrivai per gradi. Il giorno dopo il capo ed un collega accompagnarono mia moglie fin sotto le mie fronde ed insieme guardarono dappertutto, parlarono fitto fitto, si scambiarono frasi pazzesche. Roby era tesissima, diceva che on ero tornato a casa e chiedeva chi fosse stato a vedermi per ultimo, il capo faceva il terzo grado al collega e quel poveraccio continuava a dire: “Era lì poi non l’ho visto più”.&lt;br /&gt;Dopo dieci minuti di discorsi (per me) assurdi, mia moglie si voltò verso di me e chiese: “Quello che albero è?”. Il capo ripeté la domanda al collega e quello non sapeva cosa dire. Il collega era un esperto botanico, per questo taceva. Io ero l’albero di cui parlavano ma non avevo aspetto. Ero un mutaforma, un cangiante, un ibrido verde armonico. Ero tutti gli alberi e le piante del mondo, ero gli odori famosi e le essenze sconosciute, le foglie striate da quattro stagioni. Portavo l’autunno da un lato all’altro del tronco, solo volendolo sentire, poi mi spogliavo per l’inverno dal lato opposto e infine rifiorivo in verticale.&lt;br /&gt;Il giorno dopo, il capo fece chiudere il giardino, licenziò il collega dopo avergli intimato il silenzio assoluto riguardo alla “cosa” nel parco e disse a Roby che le avrebbe permesso di visitarmi solo se avesse giurato di non dirlo a nessuno. E così fu. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni anni dopo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Roby attraversò il giardino e si affacciò sul boschetto. Non mi vide chiaramente ma sapeva che ero lì, tra le edere riccamente intrecciate e piangenti come fronde di salici su di me, attorno a me. Spense la sigaretta dopo aver tirato un’ultima, oscena, boccata di fumo. Era sempre oscena l’avidità dell’ultima boccata. Io pensai che ormai lei non sentisse più gli odori, dopo tutti gli anni passati a fumare. Lo pensai al sapore di salvia. Il vento le portò i miei odori, ci aggiunsi il rosmarino che tonifica le mucose. Ero quasi allegro. Lei non mi distingueva affatto ma cominciò a parlarmi:&lt;br /&gt;“India sta crescendo in fretta, non la riconosceresti”. Si zittì, poi: “Le manchi tanto”, aggiunse. Le respirai addosso una folata carica di pino mediterraneo ed essenza di rosa tea. Si rilassò un attimo. Cominciò a cercare il pacchetto di sigarette perduto nella borsa. Tra un minuto ne avrebbe accesa una ed io avrei provato ancora dolore.&lt;br /&gt;“Sta per venire la nonna a trovarci. Ho pensato di portarla qui a farle vedere esattamente dove sei scomparso. Magari ti fa piacere”.&lt;br /&gt;Non mi faceva piacere. Due rospi mi rotolarono fuori dalle radici e le zampettarono, irriverenti, sui piedi. Lei, un po’ schifata, si ritrasse. I rospi allora saltellarono verso il bosco profondo. Lì, la luce non riusciva ad entrare e la terra era sempre umida o addirittura bagnata. Roby accese la sigaretta. Notai che adesso anche il suo primo tiro mi dava fastidio quanto l’ultimo. Forse la mia condizione di albero non tollerava più il fatto in sé dell’accensione, il dar fuoco, la ritualità dell’ardere. Mi dava quasi rabbia. Feci tremare tutte le fronde vicine, con un fragore di mare: onde increspate e bianchi spruzzi nell’aria salmastra. Come a Porto Cesareo. Lei riconobbe la sensazione acustico olfattiva e gli occhi lesi riempirono di lacrime. Rivolgendosi ad un albero poco distante (non ero io quell’olmo), disse: “Torna, ti prego! Perché fai così? Non ce la faccio senza di te, non ce la facciamo. Dove andiamo senza di te?”. Un pezzo di corteccia mi si incrinò addosso, ne uscì un fiotto di resina calda, densa e copiosa. Ambrata come il miele ma odorava di fresco. Lei lo vide, si avvicinò a me. Io bloccai il vento ma ci misi un secondo di troppo. Una nevicata di foglie di ogni foggia e colore ci avvolse e ricadde, lentamente, sulle mie radici e ai suoi piedi, coprendola fino al petto. Con un misto menta e rosa canina pensai: “Adesso scapperà via, spaventata”. Ma lei rimase lì, ferma come un albero. Come me. Ci guardammo, immobili. Mi lasciavo respirare mentre ondeggiavo al ritmo dell’autunno. Aspettavo una reazione, aspettavo che cedesse. Aspettavo. Il tempo non manca mai ad un albero magico e secolare. Avevo quasi vinto ancora, come tutte le volte precedenti, quando improvvisamente arrivò India, correndo e ansando, una minuscola donna vestita come una bambolina. Avrà avuto quasi dieci anni e due occhi bellissimi. Vide sua madre quasi sommersa dalle foglie e si spaventò. La vidi trattenere il fiato e poi guardare verso di me. Guardava me oppure l’olmo alla mia destra, non ne ero certo. Gridò: “Papà…”. Immaginai un: “lasciala stare” come resto della frase. Invece no. India mi si avvicinò e gridò ancora: “Papà!”. Ora sfidava i rampicanti ed aveva quasi raggiunto il tronco. In piedi sulle mi radici, il viso contratto, le guance arrossate dal freddo, mi sfiorò domandando: “Torni, adesso?”. Fu quasi un sussurro o un sospiro ma io lo sentii rimbombare come un tuono che esplode nel salotto di casa. I rami mi si drizzarono subito mentre perdevo statura. Le radici tornavano ad essere dita dei piedi ed il tronco si tramutò nelle mie gambe di un tempo. Mi scrollai le ultime foglie dal viso mentre Roby e India si lanciavano, piangendo, in uno smisurato abbraccio simultaneo. E le lacrime cadute per terra si coprirono di un verdissimo muschio odoroso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5705663972672322670?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5705663972672322670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5705663972672322670' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5705663972672322670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5705663972672322670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/12/lalbero.html' title='l&apos;albero'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6207904770962878324</id><published>2008-11-26T13:41:00.000-08:00</published><updated>2008-11-26T13:42:16.768-08:00</updated><title type='text'>CINICO DEMO ZONE – Compilation (Cinicodisincanto, 2008)</title><content type='html'>Cinico Demo Zone è il nobile tentativo, messo in atto da Fabrizio Brocchieri e Alessandra Tersigni, di farci sentire un arcobaleno di sapori musicali, un ventaglio di nuove proposte musicali fra cui scegliere la più adatta a noi. L’esperimento è riuscito solo in parte ma, dove ha funzionato, ha lasciato un grande segno. Tra gli undici artisti presentati spicca Marco Benedetti che, con “Faccio fatica”, propone una bella strofa dai ritmi melodici cari a Giovanni Lindo Ferretti. Magari lo spessore non è lo stesso ma il talento è indubitabile. I Mama.in.inca con “Martini” si lanciano sui sentieri aperti dagli Afterhours ma con una loro personalità indiscutibile e con una capacità di scrittura che li porterà molto lontano. La Goccia con “Io” evoca Tiromancino e Sinigallia ma lo fa con una voce spettacolare e con armonie che richiamano intensamente il migliore rock inglese. Tiziano Toniutti fa eccezione perché non ha un padre artistico che spicchi sugli altri. Con “Il Megaleader” offre un chiaro esempio del proprio grande talento; siamo nell’orbita del Toniutti di “Cani e pescecani” (2007) ma con una strofa un pelino sotto il suo standard. Nel ritornello, la sua voce acutissima e la sua facilità di scrittura fanno capire che lo smalto e la polpa sono ancora fortissimi. Grande voce anche quella dei Belzer. “Un attimo” ha una struttura perfetta come hit “Pop” ma il testo lascia un po’ a desiderare. Con quella voce, e musiche dello stesso livello, in futuro potranno fare quello che vogliono. Aspettiamo che maturino ancora un pochino. Unica donna presente nella compilation è Sara Loreni. La canzone “Apro gli occhi e mi guardo intorno” è un insieme di richiami che spaziano da Mina ai Matia Bazar. La peculiarità sta nella voce sensualissima. Mentre canta, la ragazza sembra stia facendo l’amore e questo vuol dire che, quantomeno, si diverte parecchio (e noi altrettanto, ascoltando il suo talento vocale). &lt;br /&gt;Ovviamente, ho preferito scrivere solo di chi mi ha ben impressionato: Cinico Demo Zone è ben più ampio per generi e categorie offerte . Speriamo che il coraggioso mix di artisti porti fortuna a quelli tra loro che lo meritano davvero e che il pubblico e gli addetti ai lavori si accorgano, finalmente, del loro prezioso talento.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6207904770962878324?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6207904770962878324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6207904770962878324' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6207904770962878324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6207904770962878324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/cinico-demo-zone-compilation.html' title='CINICO DEMO ZONE – Compilation (Cinicodisincanto, 2008)'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-5212893379819965712</id><published>2008-11-25T07:16:00.001-08:00</published><updated>2008-11-25T07:16:35.806-08:00</updated><title type='text'>fuorigioco</title><content type='html'>In un futuro improbabile accadde una cosa meravigliosa. Il calcio, l’oppio dei popoli del terzo millennio, lo sport più visto e praticato del mondo, subì uno scossone tellurico. Alcuni tedeschi senza cuore, inventarono una macchina della verità che non poteva sbagliare, traduceva i pensieri bugiardi e contorti in limpidi ruscelli di pura verità e, cosa più importante, era piccola come un pacchetto di sigarette da dieci. Approfittarono di una circostanza unica e favorevole: tutti i dirigenti sportivi nazionali, Matarrese incluso, ormai ridotto a cyborg immortale pur di non perdere il suo dominio sul mondo del pallone, stavano facendo il tagliando. Le auto non si vendevano più ma reni, fegato e polmoni andavano via come il pane. Le marche erano le stesso di oggi. Matarrese aveva un cuore Fiat e il fegato Skoda. Siccome era tirchio, gli era rimasta la voce alla Lino Banfi.&lt;br /&gt;Gli scienziati tedeschi portarono la macchina in Italia, il paese in cui un calcio di rigore può cambiare la storia, e cercarono di fare la rivoluzione. Cominciarono da una specie di conferenza stampa, un dopo partita infuocato che vedeva lo scontro tra un altezzoso allenatore, detto “Bourinho”, e una ventina di articolisti agguerriti. Puntarono lo strumento verso il coach e la scatoletta fece il suo lavoro.&lt;br /&gt;Giornalista: “Avete perso tre a due. Perché ha fatto uscire il suo attaccante migliore proprio sul due a zero in vostro vantaggio? Non si è accorto che così avrebbe favorito la rimonta dei suoi avversari?”&lt;br /&gt;Allenatore: “Sul due a zero ho creduto giusto cercare di difendere il risultato”&lt;br /&gt;Macchina della verità: “Chi comanda sono io e adesso quello stronzetto lo sa”&lt;br /&gt;Giornalista: “Ha sentito cosa ha detto la macchina? Non vorrà prenderci in giro?”&lt;br /&gt;Allenatore: “Ho sempre detto la verità, quella macchina non funziona!”&lt;br /&gt;Macchina della verità: “Ehi, lasciatemi lavorare, ho famiglia anche io per quanto il mio stipendio sia esageratamente elevato e, in gran parte, ingiustificato”&lt;br /&gt;Allenatore: (guardando verso la macchina) “Spegnetela o vi denuncio”&lt;br /&gt;Macchina della verità: “Aiuto! Questa volta sono fregato. Adesso scopriranno anche di Sergio e della volta che mi l’abbiamo fatto sadomaso e lui mi ha legato nudo in cantina…”.&lt;br /&gt;Gli addetti alla macchina della verità spensero l’ordigno impertinente, consci del disastro cagionato e timorosi che la macchina facesse loro lo stesso servizio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un secondo tentativo fu eseguito direttamente in campo nel giorno successivo.&lt;br /&gt;Durante una partita importantissima ci fu un’azione controversa: Fighetti, attaccante di razza della Moggiese, falco dell’area di rigore (e delle passere della tifoseria), ricevette un passaggio in evidente fuorigioco e l’arbitro fischiò. Fighetti corse incontro all’arbitro, il viso gonfio di rabbia e furore agonistico e disse: “Non ero in fuorigioco! Mi tenevo in linea con quello là”. La macchina della verità, nascosta tra i cartellini rossi e gialli dell’arbitro, gracchiò: “Come hai osato fischiare, stronzo? Io sono Fighetti, pezzente!”. L’arbitro dovette espellerlo pur tifando per quella squadra da ben sei anni, tanti quanti gli anni di bonifico mensile puntuale, ininterrotto, rigorosamente in nero, ricevuti dal presidente della Moggiese. Agli avversari non andò meglio e così, dopo mezz’ora, la partita fu interrotta per insufficienza di calciatori in campo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la goccia finale: il vaso traboccò. La macchina della verità fu distrutta in diretta durante il processo di Biscardi, l’highlander anchorman ormai ridotto anche lui a cigolante cyborg, senza organi interni ma con un cuore grosso così, a forma di orologio da polso, riccamente rifinito, dono di una tenebrosa personalità del mondo del calcio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-5212893379819965712?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/5212893379819965712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=5212893379819965712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5212893379819965712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/5212893379819965712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/fuorigioco.html' title='fuorigioco'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-2487920451967396128</id><published>2008-11-14T03:31:00.000-08:00</published><updated>2008-11-14T03:32:09.878-08:00</updated><title type='text'>di viola minimale: lo stato delle cose</title><content type='html'>Maledetti software di facile apprendimento che permettono a chicchessia di tramutare in cd ogni pur mediocre pensiero musicale. Maledetti gli studi di registrazione artigianali, che spuntano come funghi nelle case degli Italiani, con spiccata prevalenza per le camere da letto degli (eterni) adolescenti. Maledetto il Grunge che ha fatto più danni della crisi dell’auto a Seattle e ancora rompe le scatole in tutto il resto del mondo. Maledetto il malessere che trasuda da tutto il nostro quotidiano e, inevitabilmente, finisce col permeare ogni indifesa realtà, incluse le molecole dell’arte. Maledetta l’illusione di essere tutti artisti e maledetto il sogno di diventare famosi, per il quale finiamo col renderci ridicoli, alla ricerca di un applauso che stenta a venire.&lt;br /&gt;Detto questo, la recensione dei Di Viola Minimale è in realtà un’accorata supplica, una vibrante preghiera, un’urgente richiesta d’aiuto. Basta con questi cd che sanno di tristezza ereditata, di sofferenza compiaciuta, di vuoto dell’anima perché mi fa più figo e di coma artistico perché “non c’ho la moto”. Basta con questi cd che sanno di candidamente scopiazzato, di abilmente rimescolato e di sfacciatamente (ri)proposto per la sola necessità di soddisfare il proprio ego.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-2487920451967396128?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/2487920451967396128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=2487920451967396128' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2487920451967396128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2487920451967396128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/di-viola-minimale-lo-stato-delle-cose.html' title='di viola minimale: lo stato delle cose'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-876791053662154527</id><published>2008-11-11T07:46:00.000-08:00</published><updated>2008-11-26T13:57:40.905-08:00</updated><title type='text'>saltinaria.it</title><content type='html'>Sto scrivendo un sacco di recensioni. Ci siamo incontrati coi simpatici ragazzi della redazione di Saltinaria.it e abbiamo deciso alcune linee di condotta. La più importante è che siamo liberi di scrivere quello che sentiamo purché non si entri nel turpiloquio. Ho accettato, anche se il mio sogno sarebbe quello di scrivere anche le parolacce più oscene e volgari ma LIBERATORIE. Tipo che ti mandano un cd in cui il talento musicale è andato in aceto senza mai essere stato vino e tu apri la recensione con il nome dell’artista e il titolo dell’opera e chiudi – immediatamente - la recensione con un lapidario: “Fa cagare”.&lt;br /&gt;E bisogna anche imparare a non spiegare perché. Perché se spieghi i motivi di una bocciatura, quasi quasi tendi a salvare, in certa misura, il condannato. Noi vogliamo mandare sul patibolo chi se lo merita, per liberare il palcoscenico in favore di chi è più illuminato. Ho proposto la creazione di una rubrica dal titolo sarcastico, una lista in cui infilare i geni incompresi che stracciano le palle con opere di infimo livello. Perché uno vorrebbe sempre mangiare cioccolata ma qua è la merda che, troppo spesso, riempe il sospirato piatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;titoli/ rubrica proposti: (si accettano suggerimenti)&lt;br /&gt;1) la colonna infame&lt;br /&gt;2) te possino&lt;br /&gt;3) senza vergogna&lt;br /&gt;4) oltre ogni limite&lt;br /&gt;5) facce toste&lt;br /&gt;5) musica suina&lt;br /&gt;6) speriamo che sia l'ultimo&lt;br /&gt;7) cercasi magazziniere&lt;br /&gt;8) braccianti offresi&lt;br /&gt;9) con la crisi che c'è tu hai il coraggio di...&lt;br /&gt;10) perdi il tuo tempo (non il mio, please)&lt;br /&gt;11) hanno un cazzo da fare&lt;br /&gt;12) figli di 'ngrocchia&lt;br /&gt;13) se tu morissi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-876791053662154527?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/876791053662154527/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=876791053662154527' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/876791053662154527'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/876791053662154527'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/saltinariait.html' title='saltinaria.it'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8465889361710191196</id><published>2008-11-11T07:45:00.000-08:00</published><updated>2008-11-11T07:46:22.462-08:00</updated><title type='text'>energia</title><content type='html'>Oggi ho più energia. Ho dormito un’oretta dopo pranzo e poi, al risveglio, ho bevuto un ottimo caffé. È bello avere energia, cambia la percezione della realtà. Il lavoro di guardiano non fa così schifo: il posto è tranquillo e i ladri non vengono mai. Il monolocale in cui vivo (il vecchio secchio di sabbia, come lo chiamo io) non è poi così angusto anzi, ha un calore e un’atmosfera prima d’ora sconosciuti. Mia suocera è una simpatica vecchietta (ahahaha), come cucina bene! E mi moglie mi ama tanto che sfiora l’adorazione. Esagerata.&lt;br /&gt;Niente cocaina, eh? Solo caffé, un sano riposino et voilà: il mondo è dipinto di rosa. È un mix di farmaci naturali che servirebbe al 98 per cento degli italiani: caffeina e riposo, in ordine inverso. Accumulo e dissipazione di energia. Il segreto della buona vita e della felicità. Sto proprio bene. Se vi incontro vi sorrido.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8465889361710191196?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8465889361710191196/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8465889361710191196' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8465889361710191196'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8465889361710191196'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/energia.html' title='energia'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7545587513619710053</id><published>2008-11-10T08:40:00.000-08:00</published><updated>2008-11-10T08:41:19.471-08:00</updated><title type='text'>cristian grassili: io promo</title><content type='html'>Cristian Grasselli ha una voce che somiglia a quelle di Simone Tomassini in certe sfumature ma poi, continuando l’ascolto, si rivela piena di caratteristiche proprie . La più evidente è che più tira verso l’alto e più sembra acquistare spessore. Un paradosso affascinante che apre e chiude l’elenco degli aspetti positivi, delle qualità dell’album in esame. Per il resto, ogni tanto gli parte un vibrato insopportabile e gli scontati ritmi bossanoviani / easy jazz e la semplicità della musica fanno pensare ad un artista alle prime armi che sta ancora cercando la propria identità. La scrittura mostra figure retoriche e pensieri associativi che vorrebbero essere ironici e divertenti mentre si rivelano di un’intelligenza noiosa e prevedibile che strappa a stento qualche sorriso. Dispiace che le rime a tutti i costi e certe insufficienze creative danneggino anche i due brani più importanti: “Arriva il grano” (intro da paura) e “Quelli di settembre” (ritornello festoso, riuscito). Occorre partire da queste canzoni per apprezzare le potenzialità di Grasselli e immaginare quel che potrebbe fare se scrivesse con rime meno scolastiche e su musiche degne di nota. A parte i due casi citati, l’album è quasi sfacciato. Non che si possa chiedere a tutti di essere i nuovi Bugo ma la banalità va troncata sul nascere e la professionalità, da sola, non basta a scatenare l’applauso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7545587513619710053?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7545587513619710053/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7545587513619710053' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7545587513619710053'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7545587513619710053'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/cristian-grassili-io-promo.html' title='cristian grassili: io promo'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1615428416286876170</id><published>2008-11-06T04:14:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T04:15:08.491-08:00</updated><title type='text'>sintomi di gioia: segnalibro</title><content type='html'>Sintomi di gioia. Il problema irrisolto dello “spaghetti grunge”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ispirazione o imitazione? Non capiremo mai dove finisce la metabolizzazione dell’arte altrui (cui segue, naturalmente, la propria produzione) e dove inizia la semplice imitazione. Il manierismo dei “Sintomi di gioia” è lampante, fanno musica “alla maniera di” e non con un’anima propria. Mi auguro di essere io a non capire la loro statura artistica ma, sinceramente, “Segnalibro” non sembra offrire molti spunti rilevanti. È un album musicalmente monocorde e modesto, noioso, a dirla tutta. I testi ermetici e criptici non aiutano a comprendere i pensieri dell’autore, se non a tratti. Affiorano il malessere personale e sociale, ognuno riflesso nell’altro, ma l’uso di frasi contorte che si dipanano improvvisamente in piccoli slogan e motti indovinati, sa di furbizia stilistica, non di poesia, e lascia alquanto delusi. Prendendo spunto da una loro canzone potremmo concludere che: l’egoismo è un diritto ma la chiarezza è un dovere. Un cappotto di piombo. Grigio e forzato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1615428416286876170?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1615428416286876170/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1615428416286876170' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1615428416286876170'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1615428416286876170'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/sintomi-di-gioia-segnalibro.html' title='sintomi di gioia: segnalibro'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6007347496367222065</id><published>2008-11-06T00:11:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T00:15:12.138-08:00</updated><title type='text'>Blessed Child Opera: soldiers and faith</title><content type='html'>Approfittando della bellissima voce del cantante e di una grande facilità di scrittura musicale, i Blessed Child Opera ci introducono, morbidi e sinuosi, nel mesto mondo della canna del gas. Piuttosto inclini alla malinconia e alla depressione, hanno posto in essere un album che ha nei colori dell’autunno la sua vera radice, non disdegnando rapide sortite in ambito di sogno e malinconia. In questo viaggio tra cattivi umori e pensieri foscoliani, il gruppo si rivela capace di scrivere strofe bellissime, intime e raffinate, sempre nuove e toccanti. Purtroppo manca un’eguale abilità nello scrivere ritornelli, nel liberare quell’ansia e quel dolore di cui tutto il clima è saturo, con un sacrosanto urlo che squarci le nubi e riesca a toccare il cielo. Si aspetta un grido, una bestemmia o un picco melodico che punti spontaneamente verso sole o nel fondo del baratro. Purtroppo si attende invano, mentre la disperazione raggiunge stadi di angoscia sofferti ma tanto sofferti che si sfiora il taglio longitudinale delle vene dei polsi.&lt;br /&gt;L’album ha il sigillo del talento ed esprime un rock leggero, di facile presa che richiama gli Smiths in quasi tutte le tracce. Ma le polveri si bagnano e il talento non brilla soffocato dal buio dell’anima e dal senso di attesa (e gravame e sconfitta) che scaturisce impetuoso e inarrestabile. Piacerebbe a Claudio Lolli. Depressivo e micidiale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6007347496367222065?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6007347496367222065/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6007347496367222065' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6007347496367222065'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6007347496367222065'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/blessed-child-opera-soldiers-and-faith.html' title='Blessed Child Opera: soldiers and faith'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1215684476543865227</id><published>2008-11-06T00:10:00.001-08:00</published><updated>2008-11-06T00:10:24.283-08:00</updated><title type='text'>NHEAP – Realight</title><content type='html'>Viene subito da dire che “Realight” è un album che non sconvolge le menti, né in negativo né in positivo. Il quadro sonoro è sì organico ed ingegnoso ma, in esso, una caratteristica fondamentale è spesso trascurata. La melodia non è mai luminosa o incisiva, come se il progetto armonico fosse stato concepito quasi esclusivamente per non dare fastidio, per non catturare troppo l’attenzione, per mangiare un boccone, chiacchierando con gli amici, mentre la musica và. Come lavoro, sarebbe ottimo per fare da commento ad immagini altrui ma sempre, comunque, con la timidezza che attutisce l’urto. Sembra che Nheap voglia tenerci nascosto il suo lato più forte per renderci, invece, partecipi delle sue carezze, del suo mondo più intimo, riflessivo, romantico e garbato. Alla fine rimane attutito anche l’interesse; e la timidezza rovina l’impatto. Comunque un incrocio di ambient e IDM che vale la pena di ascoltare con attenzione. Se non altro perché, oggi, la calma, la saggezza e la quiete qui abbondantemente espresse, sono fuori moda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1215684476543865227?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1215684476543865227/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1215684476543865227' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1215684476543865227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1215684476543865227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/nheap-realight.html' title='NHEAP – Realight'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-4955649357398003852</id><published>2008-11-06T00:08:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T00:09:31.612-08:00</updated><title type='text'>WHITE PULP – Ashamed of yourself</title><content type='html'>I White Pulp sono tanto musicalmente “dotati” che potrebbero essere considerati i Rocco Siffredi del rock italiano. La loro musica emana una fiammata di energia che alza un muro di note sulle nostre orecchie, una cascata di chitarre distorte, suoni che sanno di grunge e metallo pesante con spiccati riferimenti al miglior Marilyn Manson. Ma c’è molto di più, si va molto oltre perché, quando si hanno idee e buon gusto, si finisce soprattutto con l’assomigliare a se stessi. Dodici tracce, sempre ispirate, spesso geniali, sicuramente generose per vitalità e dinamismo. Ottime registrazioni in cui i rapporti tra i volumi sono gestiti con grande talento e grande cura. I White Pulp prima ti meravigliano poi ti balzano alla gola e ti trascinano nel loro salto tra le note, tra fraseggi che fanno schizzare la spina dorsale e sezioni ritmiche che sembrano un ansamble di tamburi indiavolati. Non mancano i minimalismi che, come cavalli di troia, si insinuano nelle nostre (ex) vergini menti e graffiano sotto la pelle. Impossibile trattenere la voglia di ballare quando si è nel furioso cono di luce di questi signori, dominatori del rock. Da stare male se, come me, siete abituati a Guccini. Grande Rock (qui ci vuole la “R” maiuscola). Tribali, divertenti, lirici e pericolosi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-4955649357398003852?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/4955649357398003852/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=4955649357398003852' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4955649357398003852'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/4955649357398003852'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/white-pulp-ashamed-of-yourself.html' title='WHITE PULP – Ashamed of yourself'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3460540707440421202</id><published>2008-11-06T00:05:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T00:06:24.946-08:00</updated><title type='text'>lilie on mars (album omonimo)</title><content type='html'>Inquietanti ma non troppo. La sperimentazione un po’ prevedibile delle Lilies on Mars.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella cucina dei Lilies on Mars si fa della buona ricerca musicale e le armonie proposte sono spesso interessanti. In più di un caso il gruppo raggiunge livelli di discreta ispirazione, anche se siamo spesso sul genere “cuore in inverno” o, tutt’al più, novembrino. Gli impasti sono a base di chitarre acustiche e pad elettronici morbidi ed onirici cui si aggiunge, in crescendo, il resto degli arrangiamenti e la tenue voce delle cantanti (cantano entrambe: Lisa Masia e Marina Cristofalo), moderate interpreti in tutti i brani. Il momento più riuscito è “Et voilà”, dove l’arpeggio delicato e profondo di chitarra acustica regala una perla di intuizione che non va assolutamente perduta. Ma non mancano i lati negativi. Alcune linee melodiche risultano un po’ noiose se non prevedibili e, quando osano di più, storcendosi per generare meraviglia, non vengono aiutate dalla eccessiva grazia di chi interpreta con voce perfetta nei momenti soavi ma, in casi più bruschi, risulta poco utile alla causa. Forse occorreva proporre qualche digressione umorale in più, per evitare un lavoro sì cupo ed esplorativo ma meno inquietante di quanto avrebbe voluto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3460540707440421202?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3460540707440421202/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3460540707440421202' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3460540707440421202'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3460540707440421202'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/lilie-on-mars-album-omonimo.html' title='lilie on mars (album omonimo)'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-9127295837907374259</id><published>2008-11-06T00:03:00.000-08:00</published><updated>2008-11-06T00:04:09.675-08:00</updated><title type='text'>fluydo: 7 fool moons</title><content type='html'>Ascoltando i Fluydo si ha la netta sensazione di fare un viaggio attraverso il middle west americano, probabilmente in una macchia senza capote mentre lo sguardo spazia mollemente tra deserti polverosi e orizzonti irraggiungibili. Un album costruito con grandi intenzioni ma che risulta un po’ fiacco nella tensione, un po’ troppo cerebrale per essere meglio considerato. Eppure il lavoro “dietro” è tanto, la qualità indiscutibile e il piacere d’ascolto discreto. Sarà per la grande sensualità della cantante, voce erotica come quella della più nota Meg ma fortunatamente priva dello stessa pesante inflessione campana. Sarà perché lo spirito artistico di grossi nomi, come quello di Nick Cave, aleggia su tutto il progetto o forse sarà perché il duo in esame ha molto talento e noi lo stiamo lentamente scoprendo. Sicuramente, però, manca il lato divertito della musica e la sensazione di “troppa serietà” rovina un po’ l’ascolto. “7 fool moons” esprime un rock perfetto per certe colone sonore di film anni ’90. A volte ipnotici, a volte funky, i nostri rivelano anche un’intima tendenza al ballabile. Se facessero una piccola inversione (o un passo avanti), potrebbero tranquillamente essere nomi di grido nel mondo delle discoteche. Basterebbe lo stesso impegno ed un pizzico di commercialità o leggerezza in più. Intanto possiamo fare un applauso al duo romano per questo vellutato groviglio di idee che lascia un graffio e un ghiotto pensiero in più nel nostro affamato bagaglio d’ascolto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-9127295837907374259?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/9127295837907374259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=9127295837907374259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/9127295837907374259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/9127295837907374259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/fluydo-7-fool-moons.html' title='fluydo: 7 fool moons'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8299097478302917883</id><published>2008-11-06T00:02:00.001-08:00</published><updated>2008-11-06T00:02:40.067-08:00</updated><title type='text'>cockoo: senza far rumore</title><content type='html'>L’ep in oggetto dimostra che i Cockoo hanno grosse carte da giocare a livello tecnico e interpretativo. Il cantante è dotato di una voce portentosa, piacevole da ascoltare nonostante a tratti vada in alto, in cerca di gloria, come una specie di Nek con la timbrica più da macho, quindi più apprezzabile nello slancio acuto. Niente insicurezze, tutta pura energia, le corde vocali sembrano esplodere davanti al microfono. La band, d’altro canto, sa veramente suonare; ha le doti tecniche e l’amalgama per affrontare ogni situazione, lo dimostra il brano “Voodootech” la cui coda maestosa giunge rombante e impetuosa a rimestare nelle nostre avide orecchie. Eppure qualcosa non va e questo “qualcosa” è l’elemento più semplice in esame: il repertorio. I brani offerti sanno di artificio e accorgimento o di metodo e disciplina, se vogliamo essere neutrali. Scolastici, dunque, non recano i sacri segni d’intuito e magia, di rivelazione e incanto che dovrebbero accompagnare tutti i grandi brani, di tutti i grandi gruppi.&lt;br /&gt;L’evidente disparità, tra forza applicata e sostanza prodotta, porta a credere che i Cockoo siano un gruppo la cui musica è ancora in divenire. Sono certo che, con queste doti e con canzoni più semplici (meno alla ricerca dello stupore di chi ascolta, per capirci…), arriveranno molto ma molto lontano&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8299097478302917883?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8299097478302917883/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8299097478302917883' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8299097478302917883'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8299097478302917883'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/11/cockoo-senza-far-rumore.html' title='cockoo: senza far rumore'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-112416559163251499</id><published>2008-10-30T03:00:00.000-07:00</published><updated>2008-10-30T03:01:19.030-07:00</updated><title type='text'>notturno bus</title><content type='html'>Ho preso un autobus a Calcutta e sono sceso a Dacca. A bordo eravamo tutti uomini forse perché era notte e, in quei posto esotici, le donne di notte non si sentono troppo sicure ad andare in giro. Comunque, sull’autobus ero l’unico bianco se si esclude un sudamericano coi riccioli neri, il cappello da tanguero e il naso aquilino da indio. Il sudamerica stava a un metro da me, mi guardava con occhi sbarrati ed esterrefatti. Si leggeva il terrore nei suoi occhi. Evidentemente non ero io il solo ad essere colpito da quella puzza, quel tanfo di sudore carico di sottintesi quali miseria, fatica, sfruttamento e, ciliegina sulla torta, etilismo e disperazione. Comunque ero in mezzo ai sette nani versione “cacao” e filavo via liscio nel cuore del Bangladesh. Tre metri più in là, dei neri altissimi, sicuramente africani, ridevano e aspettavano di scendere di lì a poco ma, arrivati alla loro fermata, l’autobus aprì solo le porte centrali. I neri, dietro, cominciarono a gridare per farsi sentire dall’autista fantasma. Certo che era un fantasma. Chi lo vedeva attraverso quella calca ignobile e disperata? Anche alla fermata successiva ci furono problemi. Finché un bangla umpa lumpa, l’uomo più piccolo e proporzionato che avessi mai visto, ha urlato in perfetto italiano: “Porca puttana, porca troia, autista! A cosa cazzo stai pensando? Apri dietro porco …e porca…”.&lt;br /&gt;E giù commenti in altri idiomi che non comprendevo minimamente. Noi attorno a ridere per la sorpresa. Figuratevi: un bangla, in un autobus ai confini del mondo, che parla la lingua di Dante imbevuta di birra e bestemmie. Un alone di Peroni e allegria invase l’autobus. Io scesi a Torpignattara e pensai, come al solito: “Lo straniero sono io”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-112416559163251499?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/112416559163251499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=112416559163251499' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/112416559163251499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/112416559163251499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/notturno-bus.html' title='notturno bus'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-7537252384393320738</id><published>2008-10-28T04:25:00.001-07:00</published><updated>2008-10-28T04:25:48.708-07:00</updated><title type='text'>ANDIAMO?</title><content type='html'>Ieri sera sono stato adescato da una mignotta. Portavo il mio contributo ad una riunione di attori ambiziosi e mezzo svitati che sembrano una congrega di carbonari, me compreso. Avevo la testa appesantita dai pensieri cupi di lavoro, quello vero che ci opprime, imbavaglia e ci dà da mangiare, ma ero quasi arrivato e pensavo a qualcosa di divertente per cominciare le prove. All’angolo sotto casa degli amici il mio occhio lungo scorge due ragazze apparentemente innocenti, una di loro seduta su una barriera metallica e l’altra in piedi. Entrambe dall’aspetto curato, non sortivano in me alcun effetto se non la semplice, fugace curiosità di un uomo di passaggio. Quand’ecco che una delle due, la più carina – aggiungo - con un certo auto compiacimento, mi si pone accanto e mi sussurra: “Andiamo?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Andiamo?” chiese, nella notte scura&lt;br /&gt;Mi sorrideva, timida creatura.&lt;br /&gt;E dove andiamo, amore mio? Pensavo&lt;br /&gt;mentre il cervello calcolava il grano&lt;br /&gt;che in portafogli riposava piano.&lt;br /&gt;Spiegati meglio, svelati in parole&lt;br /&gt;che non sian piene d’illusione e inganno.&lt;br /&gt;Convincimi che il viaggio sarà lungo&lt;br /&gt;colmo di voglia e di noia digiuno&lt;br /&gt;e allora sì che ci diremo andiamo&lt;br /&gt;ed io verrò tendendoti per mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andiamo? È una poesia o una proposta oscena?&lt;br /&gt;Hai fatto caso al mio ventre adiposo?&lt;br /&gt;Al cranio liscio come un pavimento&lt;br /&gt;e al comico, gioviale doppio mento?&lt;br /&gt;Leggi negli occhi miei quanto lavoro&lt;br /&gt;quanta fatica porta via lontano&lt;br /&gt;tutti i mie sogni ed il mio quotidiano?&lt;br /&gt;Ahimé, ahi speme, ahi! Triste sventura!&lt;br /&gt;Aver ben altro officio da onorare&lt;br /&gt;e nella tasca poco da scialare.&lt;br /&gt;Così è la vita, timida creatura&lt;br /&gt;che dici “andiamo” e mi sorridi tanto.&lt;br /&gt;Viver dovremmo per seguir natura&lt;br /&gt;ma ti scordasti di chiarire: “quanto”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-7537252384393320738?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/7537252384393320738/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=7537252384393320738' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7537252384393320738'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/7537252384393320738'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/andiamo.html' title='ANDIAMO?'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-1478169652512951719</id><published>2008-10-27T10:28:00.000-07:00</published><updated>2008-10-27T10:29:24.898-07:00</updated><title type='text'>STIV: BLU SENAPE</title><content type='html'>È pieno di pregi e difetti l’ultimo lavoro di Stiv, artista toscano che si presenta a noi con “Blu senape”, il nuovo cd con nove tracce in parte funeste, in parte decisamente tanto riuscite da meritare, speriamo, moltissimi passaggi radiofonici.&lt;br /&gt;Partiamo dai difetti. Nelle prime due tracce il suo amore e rispetto per Jovanotti finisce col farlo somigliare a DJ Francesco o, tutt’al più, ad un Lorenzo Cherubini ancora imberbe. Una voce poco armoniosa, qualche difetto di pronuncia, la ricerca della frase musicale facile e del tormentone a tutti i costi, fanno storcere il naso e lasciano pensare ad un lavoro mal riuscito. Ma il Nostro sembra accorgersi di tutto ed arriva a giocare coi sui difetti vocali con tale ironia da farne, infine, solo un semplice colore tra i tanti che si possono trovare nei suoi brani. Perché l’elemento identificativo dell’intera opera è la fantasia che trabocca, straripa, letteralmente esonda spinta oltre argine dalla voglia di esplorare, conoscere e inventare del sorprendente Stefano Tirella. Più si va avanti nell’ascolto, più ci si innamora delle sue musiche simpatiche, ritmate e vivacissime. La musica di Stiv non ha mai una sola ed unica impronta: è varia, libera, slegata da limiti oppressivi o culturali e quindi difficilmente etichettabile. Le sue canzoni sono esempi di continua ricerca e fortunata scoperta. Solo viaggiare attraverso i generi permette di assaporarla appieno. Trasversale, nuovo, brillante. Stiv è un vero talento musicale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-1478169652512951719?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/1478169652512951719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=1478169652512951719' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1478169652512951719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/1478169652512951719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/stiv-blu-senape.html' title='STIV: BLU SENAPE'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-8656164562402736268</id><published>2008-10-27T05:04:00.000-07:00</published><updated>2008-10-27T05:05:04.248-07:00</updated><title type='text'>arbe garbe: bek</title><content type='html'>Gli Arbe Garbe nascono nel 1994 col preciso intento di infrangere la barriera folkloristica che circonda la musica popolare e non ci riescono.&lt;br /&gt;La forma dialettale non consente al messaggio, quale che sia, di arrivare a tutte le orecchie tese all’ascolto e la tecnica posseduta, per quanto discreta, non basta a togliere la polvere di campagna ad un gruppo che, più di un repertorio “carino”, non riesce ad offrire. Francamente è insopportabile la rappresentazione della musica popolare tramite lo stereotipo dell’allegria da cortile legata ad ululati e fischietti stile clown da circo e suonata con fisarmonica di Stradella e sezione fiati proto balcanica.&lt;br /&gt;La voce roca ad ogni costo, simpatica e suadente come quella di un ubriaco, finisce coll’aggiungere grezzume dove già basta la musica, e il fragore di trombe e sassofoni riduce il quasi ska della band ad uno “zumpa zumpa” già sentito e insopportabile.&lt;br /&gt;Caparezza direbbe: io voglio passare ad un livello successivo. Prendiamo atto dell’esito mediocre di questo lavoro e aspettiamo gli Arbe Garbe con un nuovo e più ispirato progetto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-8656164562402736268?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/8656164562402736268/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=8656164562402736268' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8656164562402736268'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/8656164562402736268'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/arbe-garbe-bek.html' title='arbe garbe: bek'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-6889412553980475601</id><published>2008-10-27T05:02:00.001-07:00</published><updated>2008-10-27T05:02:36.536-07:00</updated><title type='text'>Vivianne Viveur</title><content type='html'>Un lavoro estremamente professionale, ben curato e piacevole ma, ahimé, estremamente ripetitivo e noioso. Il grande progetto dei Vivianne Viveur: “The art of arranging flowers” contiene undici tracce arrangiate con passione e tormento, è preda di uno degli errori più comuni che gli artisti possano fare: la ricerca di un’identità assoluta. La riconoscibilità è un fatto naturale che si crea spontaneamente tra chi ascolta e chi inventa (e propone). Voler essere identificabili al primo ascolto porta i gruppi ad un esasperato tatticismo che rovina la magia. Dopo alcune tracce ben ispirate portatrici di miele e dolore, confidenza e rimpianto, si sente che le altre vanno tutte a traino delle prime e la noia si impossessa dell’ascoltatore. In sintesi: o sono loro che hanno poca fantasia o chi ascolta che ha bisogno di una gamma di colori più ampia. Indubbiamente la caratura è importante. Questo gruppo sa come lasciarsi andare alla scoperta del mondo malinconico e, con l’aggiunta esasperata della nona su ogni accordo minore, riesce a disegnare la tristezza in modo veramente drammatico. Ma il complesso dell’opera è noioso, pesante e soporifero. Qualcuno dovrebbe spiegargli che il sorriso si nasconde anche dietro il dramma più profondo e la musica, queste cose, deve riuscire a raccontarle senza rimanere accartocciata su se stessa incurante del mondo che gira.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-6889412553980475601?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/6889412553980475601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=6889412553980475601' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6889412553980475601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/6889412553980475601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/vivianne-viveur.html' title='Vivianne Viveur'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-3496446056540641071</id><published>2008-10-27T05:00:00.000-07:00</published><updated>2008-10-27T05:01:53.718-07:00</updated><title type='text'>grenouille</title><content type='html'>(brianza che non ti aspetti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i Grenouille, il rock torna in pieni anni ’70 (o ’90 se pensiamo al grunge). Chitarre distorte, riff molto semplici, testi che raccontano storie di psichedelia e amore, amicizia, disagio e disillusione. L’arrangiamento sempre costante: chitarra, basso e batteria, non aiuta troppo i nostri amici perché permette poche volte di percepire i veri, bei cambi di struttura e composizione. Così, il disco necessita di più di un ascolto per poter essere apprezzato appieno. Ma con un po’ di attenzione si riconosce l’indubbia qualità artistica del gruppo che riesce ad esprimere raffinatezza e fragore, tenerezza e rude energia restando sempre fedele al primo comandamento: colpire le orecchie e il cuore di chi ascolta. Il loro è un rock arrabbiato, appassionato e intelligente, pieno di ironia e tensione, in grado di rallentare per carezzare gli spiriti malinconici e accelerare improvvisamente per farsi ballabile e assordante. La chiarezza dei racconti si riflette anche nelle musiche che sono sempre ben delineate e godibili, quadri che non lasciano ombre nel disegno che espongono. I testi, cantautoriali e divertenti, possiedono innegabili segmenti di genialità e scelte ritmiche personali e mature. Indiscutibilmente siamo di fronte a d una compagine di geni. Un lampo di luce nel grigiore milanese&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-3496446056540641071?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/3496446056540641071/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=3496446056540641071' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3496446056540641071'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/3496446056540641071'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/grenouille.html' title='grenouille'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4616595800892674819.post-2050695485612802274</id><published>2008-10-23T09:47:00.000-07:00</published><updated>2008-10-23T09:48:40.099-07:00</updated><title type='text'>senza far rumore - Cockoo</title><content type='html'>L’ep in oggetto dimostra che i Cockoo hanno grosse carte da giocare a livello tecnico e interpretativo. Il cantante è dotato di una voce portentosa, piacevole da ascoltare nonostante a tratti vada in alto, in cerca di gloria, come una specie di Nek con la timbrica più da macho, quindi più apprezzabile nello slancio acuto. Niente insicurezze, tutta pura energia, le corde vocali sembrano esplodere davanti al microfono. La band, d’altro canto, sa veramente suonare; ha le doti tecniche e l’amalgama per affrontare ogni situazione, lo dimostra il brano “Voodootech” la cui coda maestosa giunge rombante e impetuosa a rimestare nelle nostre avide orecchie. Eppure qualcosa non va e questo “qualcosa” è l’elemento più semplice in esame: il repertorio. I brani offerti sanno di artificio e accorgimento o di metodo e disciplina, se vogliamo essere neutrali. Scolastici, dunque, non recano i sacri segni d’intuito e magia, di rivelazione e incanto che dovrebbero accompagnare tutti i grandi brani, di tutti i grandi gruppi.&lt;br /&gt;L’evidente disparità, tra forza applicata e sostanza prodotta, porta a credere che i Cockoo siano un gruppo la cui musica è ancora in divenire. Sono certo che, con queste doti e con canzoni più semplici (meno alla ricerca dello stupore di chi ascolta, per capirci…), arriveranno molto ma molto lontano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4616595800892674819-2050695485612802274?l=joseleaci.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://joseleaci.blogspot.com/feeds/2050695485612802274/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=4616595800892674819&amp;postID=2050695485612802274' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2050695485612802274'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4616595800892674819/posts/default/2050695485612802274'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://joseleaci.blogspot.com/2008/10/senza-far-rumore-cockoo.html' title='senza far rumore - Cockoo'/><author><name>josè leaci</name><uri>http://www.blogger.com/profile/14623240286195869626</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='http://i268.photobucket.com/albums/jj33/joseleaci/jos-leaci.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
